lunedì, 19 novembre 2018

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Censis: gli Italiani usano più sistemi di sicurezza

07/09/2018

di Ilaria Garaffoni

Il costante allarme sociale degli ultimi anni (ancorché non coerente con i numeri dei reati commessi, che risulta in calo) ha favorito la diffusione di dispositivi di protezione soprattutto nelle abitazioni, complice forse anche l’importante investimento del precedente governo in sgravi e finanziamenti. Secondo il primo rapporto Censis-Federsicurezza sulla filiera della sicurezza in Italia, il 92,5% degli italiani adotta infatti almeno un dispositivo per difendersi la ladri e malviventi, con un aumento significativo delle tecnologie impiegate rispetto ad un’analoga indagine realizzata una ventina d’anni fa.

Lo strumento di autoprotezione più diffuso resta la porta blindata (presente in oltre 33 milioni di case, pari al 66,3% della popolazione adulta); seguono – con 21 milioni di cittadini, pari al 42% dei maggiorenni – l’adozione di un sistema di allarme, l’installazione di inferriate a porte e finestre (17 milioni gli italiani, pari al 33,5% del campione) e di vetri e finestre blindate (circa 16 milioni, pari al 31,3%). Inoltre – un dato interessante per il nostro comparto e che meriterebbe uno scorporo dei dati dei rispondenti per capire quali categorie di cittadini scelgano il TVCC per proteggere la propria abitazione - oltre 15 milioni di italiani dichiarano di aver installato una telecamera (il 30,7%) e quasi 10 milioni (il 19,4%) hanno una cassaforte in casa. Non manca, poi, chi tutela i propri averi stipulando una polizza assicurativa contro i furti domestici: circa 3,3 milioni di famiglie, pari al 12,9% del totale, hanno sottoscritto un’assicurazione, con una diffusione che è cresciuta dell’1,5% negli anni della crisi. La quota di chi sottoscrive polizze contro i furti in casa, seppure in crescita ovunque, è molto differenziata tra le diverse aree geografiche e raggiunge il 23,3% tra i nuclei familiari che vivono nel Nord-Ovest, per ridursi al 3,2% tra quelli del Sud.

CHI COMPRA COSA

Interessante anche lo spaccato del Censis sulla tipologia di sistema di difesa in rapporto alla condizione economica dell’acquirente: il 22,6% di chi versa in una condizione finanziaria medio-bassa dichiara infatti di non aver installato nessuno dei dispositivi suggeriti dalla ricerca (il doppio esatto di quanti, vivendo una situazione economica alta e medio-alta, hanno dato la stessa risposta). E, sebbene anche per i meno abbienti le soluzioni di autodifesa più adottate si confermino essere la porta blindata, il sistema di allarme e i vetri o gli infissi blindati, le percentuali di installazione paiono essere inversamente proporzionali al costo e alla sofisticazione tecnologica della soluzione da adottare (ad esempio l’adozione di telecamere scende di ben 10 punti per i target con minore disponibilità economica). Se si esaminano le risposte sui dispositivi di difesa adottati in base alla condizione economica, emergono dunque significative differenze, che solo in parte possono essere giustificate con il diverso valore dei beni da difendere. Avere la porta blindata o le inferriate a porte e finestre è garanzia di sonni tranquilli anche per chi ha poco in casa, e il 22,6% di chi si trova in una condizione economica bassa o medio-bassa non adotta nessuno strumento “a pagamento” a difesa della propria abitazione, contro una media che è del 18,1% e un valore dell’11,1% tra chi ha una condizione economica alta o medio-alta. La minore propensione a dotarsi di sistemi di sicurezza vale per tutti i dispositivi segnalati, con l’unica eccezione delle inferriate a porte e finestre (non caso i sistemi più cheap).

LA VIGILANZA PRIVATA

Secondo il Rapporto Censis-FederSicurezza, nel 2017 il settore della vigilanza privata in senso stretto contava su 1594 imprese (+2,4% sul 2016 e +11,3% rispetto al 2011), per un totale di 64,443 dipendenti (+3,2 sul 2016 e +16,7% sul 2011) e una media di 40 operatori per azienda. La crescita del comparto, nonostante il quadro recessivo generale dal quale il settore non è stato certamente esente, si deve all’aumento del personale disarmato, in risposta ad una crescente domanda di servizi di piantonamento e di portierato senza pistola. I dati delle imprese che offrono servizi fiduciari non armati sono difficilmente isolabili, ma – per quanto parziali – le indicazioni fornite dal Censis fotografano un trend in crescita: 1424 sarebbero le imprese attive (erano 215 solo sei anni fa: + 562,3% sul 2011 e + 22,1% sul 2016). Nello stesso lasso di tempo, i dipendenti sono passati dai 3478 del 2011 ai 21.761 del 2017 (+525,7% sul 2011 e + 22,5% sul 2016). Si tratta in genere di aziende di piccole dimensioni, che contano una media di 15,3 addetti per ciascuna realtà. Il 49,2% delle imprese di vigilanza in senso stretto (784 in valore assoluto) si trova nelle regioni del Sud, dove prevale un modello aziendale di dimensioni piccole e o piccolissime che impiegano un totale di 17.762 addetti (27,6% del totale), con una media di 22,7 addetti per impresa. Nel Centro Nord le dimensioni aziendali crescono notevolmente: nel Nord Ovest, ad esempio, 310 imprese (il 19,4% del totale) vantano una media di 73,4 operatori per ciascuna realtà, impiegando un totale di 22.760 addetti (35,3%). Nel Nord Est, invece, le imprese sono 170, gli operatori 6965 con una media di 41 addetti per azienda. Infine il Centro Italia conta 330 imprese e 16.956 dipendenti (26,3%), con una media di 51,4% addetti. Poche grandi imprese detengono le quote più significative del mercato: 44 imprese (il 2,8% del totale) contano oltre 250 dipendenti e danno lavoro a 34.302 addetti, il 53,2% del totale, mentre il 56,8% delle aziende (906) conta meno di 10 addetti e il 46,2% meno di 5. Il comparto si conferma dunque polverizzato, anche se recenti operazioni di fusioni e acquisizioni di rilevante entità stanno polarizzando le quote di mercato in maniera sempre più accentuata.

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