lunedì, 24 settembre 2018

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Videosorveglianza urbana integrata anche con l’ausilio privato

11/07/2018

di Stefano Manzelli - Consulente enti locali e forze dell’ordine www.sicurezzaurbanaintegrata.it

Ora anche i privati possono mettere in sicurezza centri commerciali, interi quartieri o aree produttive mettendo a disposizione delle forze di polizia telecamere e server specificamente preposti al controllo del territorio. Ma per la gestione di questi processi, dei relativi incentivi fiscali e per regolare la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, serviranno protocolli e regolamenti dettagliati da realizzare in stretto coordinamento con la Prefettura. Lo hanno ribadito le linee generali per la sicurezza integrata, approvate il 24 gennaio 2018 ai sensi dell’art. 2 del DL 14/2017.

Con il via libera della Conferenza unificata, il pacchetto sicurezza dello scorso anno ha subito una brusca accelerazione, dopo un prolungato periodo di stasi. Era infatti necessario definire la cornice organica degli strumenti attraverso i quali i diversi livelli di governo - ma anche i soggetti privati - sono chiamati a cooperare per realizzare l’integrazione delle politiche che hanno come obiettivo l’innalzamento dei livelli di sicurezza. Oltre allo scambio informativo tra le forze di polizia locale e dello stato, l’interconnessione delle sale operative e l’aggiornamento professionale integrato, uno dei filoni individuati dalle linee generali risulta essere quello della regolamentazione per l’utilizzo in comune tra vigili, polizia e carabinieri, con l’eventuale ausilio dei privati, dei sistemi di sicurezza tecnologica finalizzati al controllo delle aree e delle attività a rischio. L’utilizzo in comune tra tutte le forze di polizia locale e dello stato delle tecnologie presenti sul territorio, apparentemente, rappresenta un obiettivo indiscutibile. Eppure ancora molto lontano dalla realtà, a causa delle diverse amministrazioni coinvolte.

LA REALTÀ

La maggior parte degli impianti di videosorveglianza urbana, infatti, è stata realizzata in questi anni dalle amministrazioni comunali utilizzando tecnologie diverse e spesso già superate. Questo nonostante le numerose direttive ministeriali, ed in particolare quella del 2 Marzo 2012, confermata il 30 Aprile 2015, finalizzata ad una standardizzazione dei progetti di videosorveglianza. Nella realtà, però, questa esigenza è in evidente contraddizione con le regole generale sugli appalti e sugli acquisti pubblici. Perché, se da una parte la piattaforma per la videosorveglianza integrata è auspicabile, dall’altra l’evoluzione tecnologica è continua e progressiva, per cui aderire ad uno standard risulta complesso. Oltre che difficilmente negoziabile con le necessarie esigenze di trasparenza e legittimità delle pubbliche forniture. Le linee generali specificano che in ogni caso saranno i Prefetti a dover coordinare gli interventi di potenziamento e miglioramento degli impianti, in un’ottica di sicurezza integrata, avvalendosi del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il passaggio a sistemi standardizzati - prosegue il documento approvato il 24 gennaio - “crea le indispensabili condizioni di interoperabilità che sono il presupposto ineludibile per l’utilizzo in comune degli apparati”. I comuni che avranno presentato progetti vantaggiosi in termini strategici potranno anche accedere ai previsti finanziamenti ministeriali per il potenziamento degli impianti di videosorveglianza urbana integrata. Anche le regioni potranno fornire supporto economico, finanziando progetti locali, sempre e comunque nel rispetto dei limiti previsti dal codice della privacy in materia di trattamento dei dati personali e delle linee guida del Garante. Condivisione dunque, ma nel rispetto delle diverse competenze delle forze di polizia locale e dello stato. Da una parte la polizia municipale potrà gestire gli impianti per prevalenti esigenze di sicurezza urbana, mentre carabinieri e polizia di stato li utilizzeranno per esigenze di sicurezza e ordine pubblico.

EQUILIBRI

Il delicato punto di equilibrio dovrà essere necessariamente trovato nell’accordo da sottoscrivere in Prefettura tra tutti i soggetti interessati. Lo prevede il pacchetto sicurezza, all’art. 7. Per potenziare la sicurezza urbana, i patti per la sicurezza e gli accordi che potranno finalmente attivarsi nei prossimi mesi a seguito dell’avvenuta approvazione delle linee generali e delle imminenti linee guida, potranno riguardare “progetti proposti da enti gestori di edilizia residenziale ovvero da amministratori di condomini, da imprese, anche individuali, dotate di almeno dieci impianti, da associazioni di categoria ovvero da consorzi e comitati comunque denominati all’uopo costituiti fra imprese, professionisti o residenti per la messa in opera a carico di privati di sistemi di videosorveglianza tecnologicamente avanzati”. Gli impianti di videosorveglianza però, riprendendo aree ad uso pubblico, dovranno essere messi nell’esclusiva disponibilità delle forze di polizia. E in questo caso i comuni potranno deliberare adeguati incentivi fiscali per sostenere lo sforzo dei soggetti che intendono investire in sicurezza e potenziamento dei sistemi di controllo tecnologico del territorio. Spetterà alle linee guida, di prossima emanazione - specifica la nota del 24 gennaio 2018 - definire meglio i rapporti di partenariato anche con i soggetti privati sul complesso tema della sicurezza tecnologica. 

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