domenica, 19 agosto 2018

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Sicurezza urbana e telecamere lettura targhe

21/05/2018

di Stefano Manzelli - Consulente enti locali e forze dell’ordine www.sicurezzaurbanaintegrata.it

La proliferazione dei sistemi comunali di lettura targhe ha innestato un meccanismo automatico di inedito potenziamento dell’attività investigativa di tutti i corpi di polizia locale e dello stato. I software gestionali forniti alle amministrazioni locali, unitamente agli impianti per il rilevamento dei transiti, sono stati infatti immediatamente collegati alla banca dati del ministero dell’interno dei veicoli rubati, disponibile sul web per qualsiasi utente. In pratica i sistemi di videosorveglianza comunale muniti di telecamere di lettura targhe, fino al mese di marzo 2017, potevano confrontare in tempo reale tutte le targhe in transito con quelle contenute nel data base ministeriale dei veicoli oggetto di furto. Al passaggio del veicolo segnalato, veniva diramato un allarme alle forze dell’ordine, che puntualmente erano in condizione di intercettare potenziali autori di reati. Pochi giorni dopo l’avvenuta approvazione del pacchetto sicurezza, il dl 14/2017, che ha definitivamente sancito l’utilità di un uso condiviso interforze degli impianti tecnologici e informativi delle diverse forze di polizia locale e dello stato, il Viminale ha inaspettatamente interrotto questo tipo di consultazione massiva e agevole della banca dati dei veicoli rubati.

Dal mese di marzo 2017 è infatti possibile effettuare solo singole visure sul sito web del ministero dell’interno, previa introduzione di un codice di sicurezza per ogni accesso. Questa brusca interruzione del servizio, giustificata per motivi tecnici e di privacy, ha avuto un’immediata ripercussione – negativa - sull’attività operativa. I moderni sistemi di lettura targhe, infatti, oltre a permettere di verificare in tempo reale la copertura assicurativa e la revisione dei veicoli e ad intercettare eventuali veicoli sospetti inseriti in black list, hanno la prerogativa di essere consultabili da remoto da qualunque operatore abilitato, su smartphone o tablet. Per questo i comandi di polizia locale più attenti alle esigenze del territorio hanno iniziato da tempo a condividere l’utilizzo di questi gestionali con le forze di polizia dello stato. In genere su semplice richiesta formale del comando carabinieri, commissariato o questura. Ma questa condivisione sperimentale, bruscamente depotenziata, ha evidenziato un’altra criticità molto rilevante circa il tempo di conservazione dei transiti.

CONSERVAZIONE IMMAGINI

E’ stato infatti ampiamente dimostrato, nella pratica operativa, che il rispetto dei canonici sette giorni di conservazione previsti dal codice privacy per l’attività di sicurezza urbana comunale è inadeguato rispetto alle esigenze investigative degli organi di polizia e dell’autorità giudiziaria. Siccome l’unico modo per interfacciare in maniera massiva i sistemi di lettura targhe dei comuni con la banca dati ufficiale dei veicoli rubati, dopo lo stop forzato all’accesso libero sul web, risulta solo quello di avviare un collegamento formale interforze con il sistema centrale nazionale targhe e transiti (Snctt), è evidente che anche il tema della conservazione allungata dei transiti per esigenze investigative andrà adeguatamente valutato durante la strutturazione dell’architettura del sistema di videosorveglianza urbana integrata. In buona sostanza: alla luce del dl 14/2017 e dopo lo stop forzato all’accesso massivo alla banca dati dei veicoli rubati disponibile sul web, l’unico modo per ripristinare una fattiva ed efficace collaborazione interforze tra polizia locale e forze di polizia dello stato, nel rispetto delle diverse prerogative, con uso condiviso dei sistemi evoluti di videosorveglianza urbana, risulta quello di costruire un percorso formale ben articolato e strutturato, anche in riferimento al codice privacy (e all’imminente regolamento Ue 2017/679 e direttiva Ue 2016/680), finalizzato a permettere un adeguato bilanciamento delle esigenze operative di tutti gli attori coinvolti (come peraltro evidenziato anche dalla prefettura di Roma con la circolare n. 51065 dell’8 febbraio 2018). Da una parte la polizia locale, con imprescindibili esigenze di sicurezza urbana, stradale e di protezione passiva del personale operante (in caso di rintraccio di veicoli rubati o utilizzati da malviventi), dall’altra le forze di polizia dello stato e l’autorità giudiziaria, con evidenti interessi investigativi di sicurezza e di ordine pubblico. Con la circolare del 12 gennaio 2018 il dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’interno ha ben evidenziato questa necessità progettuale.

LA CIRCOLARE DEL VIMINALE

Secondo le precedenti direttive impartite dal Viminale con la circolare n. 558/sicpart/421.2/70 del 2 marzo 2012, specifica la nota, i progetti di realizzazione dei sistemi di lettura targhe “gestiti dalle amministrazioni comunali devono essere oggetto di valutazioni in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, volte all’approvazione delle caratteristiche infrastrutturali (ubicazione del sistema centrale e dei dispositivi di lettura targhe sul territorio) e dell’eventuale interconnessione primaria verso i sistemi di acquisizione dislocati presso gli uffici territoriali della polizia di stato. A valle di tali valutazioni, qualora si intenda procedere all’ulteriore riversamento dei dati acquisiti con i suddetti sistemi di lettura targhe nella banca dati del sistema Scntt, ospitato presso il centro elettronico nazionale della polizia di stato a Napoli, dovrà essere inoltrata esplicita richiesta a questa direzione centrale, corredata dalla documentazione tecnica che descrive le modalità di interconnessione. Gli interventi tecnici per realizzare l’effettiva interconnessione all’Scntt dovranno essere eseguiti secondo le specifiche tecniche allegate, con il supporto e l’approvazione delle zone telecomunicazioni territorialmente competenti, di concerto con il centro elettronico nazionale ed il 5° settore dell’ufficio per i servizi tecnico gestionali della segreteria del dipartimento della pubblica sicurezza. Ciò premesso, si rappresenta che il sistema Scntt è stato regolamentato normativamente dallo schema di decreto, che individua il trattamento dei dati effettuati dalle forze di polizia in attuazione dell’art.. 53 del codice per la protezione dei dati personali: il sistema Scntt prevde, infatti, un trattamento dei dati - relativo al transito degli autoveicoli acquisiti attraverso telecamere dedicate, (..) trasmessi a server allocati presso gli uffici periferici della polizia di stato ed a loro volta, inviati presso la banca dati del Cen, finalizzato ad attività di sicurezza pubblica, nonché all’accertamento o alla repressione dei reati a supporto delle indagini di iniziativa o delegate dall’autorità giudiziaria. L’architettura dello stesso, realizzata in modalità distribuita, prevede che i server periferici di gestione dei transiti (licenze plate recognition – lpr) siano ubicati presso gli uffici di polizia (questure, zone tlc, ecc) ed interconnessi in termini di flussi dati e funzionalità con la banca dati ubicata presso il Cen.

A tale proposito, considerata la sensibilità dei dati trattati, è opportuno che in fase di valutazione dell’architettura dei sistemi, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presti particolare attenzione ai seguenti punti:

• il sistema deve consentire di distinguere i profili autorizzativi delle diverse utenze, al fine di controllare l’insieme di informazioni visibili in base alla competenza istituzionale dell’utilizzatore (forze di polizia a competenza generale, polizie locali ecc);

• prima dell’avvio in esercizio del sistema, è necessario definire formalmente i ruoli e le responsabilità di tutti i soggetti a diverso titolo coinvolti, dove siano descritte le finalità che si intende perseguire e la loro gestione operativa, coerentemente con la normativa in tema di protezione dei dati personali”.

Per agevolare questi complessi rapporti interforze, il ministero mette a disposizione degli interessati un fac-simile di protocollo di intesa, da utilizzare come modello.


maggiori informazioni su:
www.sicurezzaurbanaintegrata.it



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