sabato, 17 novembre 2018

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Tra conferme e new entry: dentro al mercato italiano della sicurezza - Seconda parte

26/02/2018

della Redazione

Dopo la breve anteprima del numero di Dicembre 2017, completiamo la pubblicazione della sesta edizione di Italian Security Leaders Top 25, attesa indagine finanziaria sviluppata annualmente dalla rivista a&s Italy assieme agli analisti di KF Economics (Gruppo K Finance). Il quadro è di sostanziale stabilità, a testimonianza di un mercato ormai maturo e pronto a conquistare sempre nuovi traguardi.

La classifica per crescita (come anche quella per margine EBITDA) comprende esclusivamente aziende con un fatturato 2016 superiore ai €5M, ovvero le PMI e le Corporate. Questo perché, valutando la crescita in percentuale, una piccola crescita in valore assoluto riportata su una azienda di fatturato limitato presenta un significato ben diverso da quello di una pari crescita percentuale riportata da aziende della fascia PMI e Corporate. Nell’edizione 2017 di questo report emerge che le aziende PMI e Corporate del campione crescono mediamente del 4%, mentre nella scorsa classifica presentavano una crescita media più che doppia, pari al 9% rispetto ai fatturati 2014. Questa, per sua natura, è la classifica più “dinamica” della nostra ricerca. Solo 7 soggetti erano infatti presenti nella Top 25 dello scorso anno, solo quattro dei quali erano presenti anche nella classifica dell’anno precedente: VIDEOTREND, AIKOM TECHNOLOGY, HIKVISION ITALY, TELEVISTA.

MENO CRESCITA, PIÙ REDDITIVITÀ

Le Top 25 per crescita presentano nel 2016 una crescita media meno marcata (22% contro il 31% dei bilanci 2015) ma, al contrario degli scorsi anni, presentano una redditività (11% di EBITDA/V), sopra la media delle aziende PMI e Corporate del campione (8%) e superiore a quella complessiva delle aziende del campione (3%). Questo, unito al fatto che ben quattro dei leader di questa classifica sono presenti da alcuni anni, dimostra come alcuni soggetti del campione abbiano costruito un modello di business e delle competenze in grado di promuovere una forte crescita (sia per acquisizioni sia per crescita interna) preservando al contempo la redditività.

CLASSIFICA PER REDDITIVITÀ ESPRESSA DAL MARGINE EBITDA

Un terzo e ultimo criterio di classificazione usato (sempre per le PMI e le Corporate) è quello dell’EBITDA espresso in percentuale sulle vendite (il cosiddetto margine EBITDA: EBITDA/V o EBITDA%). Ricordiamo che l’EBITDA – che rappresenta l’utile al lordo di interessi passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali – è un fondamentale indicatore di redditività. La rilevanza di questo indicatore risiede nel fatto che esso rappresenta la capacità di un’impresa di produrre valore per la proprietà a partire dal suo core business. Infatti, a differenza di altri indicatori quali l’utile netto sulle vendite, non risente degli aspetti legati alla gestione finanziaria e straordinaria dell’impresa. Anche per questo motivo, l’EBITDA moltiplicato per un multiplo (che dipende principalmente dal settore merceologico e dall’attività svolta) e al netto del debito finanziario rappresenta il punto di partenza per stimare il valore economico di un’azienda.

STABILITÀ NEL TEMPO

Anche questo insieme risulta essere sostanzialmente “stabile” nel tempo: molti dei leader erano ai vertici anche nelle scorse edizioni della ricerca. Ciò riflette il fatto che la creazione di un’elevata marginalità è un processo lento che passa da una costante attenzione alla riduzione dei costi, alla focalizzazione su prodotti e servizi a maggior valore, fino alla creazione di un marchio che permetta di strappare alte marginalità ad un mercato fortemente competitivo (vedi Tabella 3). Va comunque sottolineato come l’EBITDA/V “a parità di prestazioni” debba essere, per sua natura, più elevato per le società produttrici (caratterizzate da elevati ammortamenti da ripagare tramite parte dell’EBITDA prima di ottenere gli utili prima di tasse e interessi) rispetto alle società attive nella distribuzione (per le quali gli ammortamenti sono meno rilevanti e quindi l’EBITDA risulta molto prossimo agli utili prima delle imposte e degli interessi).

CONFERME

Mentre la classifica della crescita è la più “dinamica” della nostra analisi annuale, quella per EBITDA/V è “storicamente” la più stabile. 20 soggetti su 25 presenti nella classifica dei bilanci 2016 erano già presenti nella Top 25 dello scorso anno. I primi sei “top” delle ultime due edizioni del report sono ancora presenti nelle prime sette posizioni di quest’anno! Per il terzo anno si conferma al primo posto la CONSIAG SPA che, come abbiamo visto, quest’anno è anche il leader per crescita. Questa è una situazione molto inconsueta ma, forse, trova una ragione nel fatto che, mentre la marginalità è costantemente al vertice da tre anni, l’eccellente crescita del 2016 su 2015 deriva anche da un significativo calo di fatturato del 2015 su 2014. Come sempre va considerato che, strutturalmente, i produttori vantano un EBITDA/V superiore ai distributori; generalmente un’impresa manifatturiera dotata di un vantaggio competitivo unico e sostenibile può arrivare oltre il 25%, mentre un distributore altrettanto eccellente non raggiungerà il 10%. Questa osservazione conferma il fatto che, ancora una volta, i valori di redditività che troviamo in questa classifica sono di assoluta eccellenza, testimoni di un settore ad elevata redditività.

CHI VINCE E CHI PERDE

Sebbene in sensibile calo rispetto alle scorse classifiche, il settore dei produttori di sistemi antintrusione si conferma il leader nella marginalità con il 13,4% (contro il precedente 17,8%), ma conferma il trend di rallentamento della crescita (da +3,9% di crescita media della scorsa classifica, ora presenta il +0,5%); i campioni della crescita della classifica scorsa, i produttori di sistemi TVCC che erano cresciuti del +17,2%, nel 2016 hanno mostrato un forte rallentamento (-7,1%). Ai vertici della crescita troviamo invece i produttori/distributori (+6,6%) e i produttori di sistemi di difesa fisica (+6,2%), che presentano anche una delle migliori redditività medie (12,3%). La figura 1 bis mostra come i posizionamenti per redditività e crescita siano abbastanza stabili, se si esclude il balzo dei system integrator tra 2013 e 2014, che era però dovuto all’introduzione nel campione di un operatore “rilevante” non presente nelle precedenti classifiche. In generale notiamo una forte stabilità di redditività, mentre si registrano alcuni movimenti sulla crescita media dei settori.  

RATING D’ECCELLENZA

Finora abbiamo analizzato i ricavi e la redditività (EBITDA/V). In questo paragrafo ci focalizziamo sull’altra dimensione su cui si misurano le prestazioni di una azienda e di un settore: il rating. Il rating rappresenta un indicatore di quanto un soggetto (o un settore) sia resistente alle sollecitazioni negative derivanti da avverse condizioni in cui si può trovare. Di conseguenza, sebbene non tutte le aziende con basso rating arrivino necessariamente all’insolvenza, sono quelle più esposte all’insolvenza in caso di rallentamento del ciclo economico, crisi di settore e crisi interne. Il rating del settore della sicurezza si conferma ancora una volta eccellente, attestandosi mediamente intorno al valore KR5, un paio di scalini superiore alla media della manifattura italiana (KR3). Nella scala di KF Economics che va da KR1 (massimo rischio) a KR7, il KR5 corrisponde mediamente ad un rischio di fallimento pari allo 0,2%: ovvero mediamente due aziende su 1.000 in questa fascia falliscono entro i 12 mesi seguenti alla valutazione.  Il gruppo più solido quest’anno risulta quello dei produttori “vari”, ovvero non focalizzati su una sola tecnologia; al secondo posto troviamo i produttori di sistemi antintrusione. Va comunque sottolineato che tutti i gruppi si collocano in zone di buona solidità.

RATING E CAPACITÀ DI CREARE VALORE

Nella nostra esperienza abbiamo visto come, per valutare la “bontà” di un operatore, non sia corretto guardare - come spesso si tende a fare - solo il volume di fatturato e la redditività (EBITDA/V), perché questi ultimi non considerano l’indebitamento e l’esposizione al rischio finanziario. Allo stesso modo, però, limitarsi a guardare indebitamento e la solidità finanziaria può essere ragionevole nel caso in cui si consideri la solvibilità di un proprio cliente (o fornitore), anche se non fornisce informazioni sul suo posizionamento strategico. Il lettore attento delle ultime edizioni di questa classifica ricorderà che abbiamo introdotto un indice che tiene insieme redditività e indebitamento, l’Indice di Valore Finanziario (IFV%), che si ottiene da una combinazione di redditività (EBITDA/V), fatturato (V) e debito finanziario netto (PFN).

INDEBITAMENTO FINANZIARIO MEDIO DEL SETTORE SICUREZZA

Analizzando valore (sintetizzato da IVF) e Rating, troviamo che il gruppo leader è ancora una volta quello dei produttori ed in particolare dei produttori di sistemi antintrusione. Dall’osservazione dell’evoluzione del posizionamento valore/rating, si nota come il gruppo dei produttori/distributori, dopo alcuni anni di difficoltà che li aveva portati nella zona di basso rating e valore negativo, abbia avuto nel 2016 un salto in avanti, sia in termini di rischio che di valore finanziario, mentre al contrario i distributori abbiano avuto un peggioramento di rating e un leggero arretramento di valore finanziario. Produttori e system integrator sono, invece, stabili.

PRODUTTORI... OSSERVAZIONI

Come si può osservare, se si esclude l’ingresso del primo classificato, gli operatori nella Top 25 dei produttori sono già presenti nelle precedenti edizioni: solo tre soggetti non erano già nella passata Top 25. La Top 25 dei produttori rispetto allo scorso anno presenta una crescita limitata (5% contro il 14% della precedente classifica), mentre l’EBITDA/V è stabile (12% vs 11% della scorsa classifica).

VINCE LA DIVERSIFICAZIONE?

Dalla ripartizione della Top 25 dei produttori per settore, si nota come ancora una volta non vi sia un settore dominante: il primo della classifica non è specializzato su una particolare tecnologia; inoltre i primi cinque della classifica rappresentano cinque settori differenti. La classifica per ricavi dei produttori vede al primo posto ancora COMELIT GROUP (€75M). Al secondo posto la NOTIFIER ITALIA (€50M), che si trovava al primo posto nelle precedenti edizioni. Al terzo posto troviamo CIMA SPA, che era al secondo posto nella scorsa classifica e che conferma i valori dello scorso anno (€36M). PRODUTTORI DI CAVI Come nelle scorse edizioni, le aziende che producono cavi sono state tenute separate dal resto dei produttori, dal momento che servono normalmente differenti comparti (dalla telefonia al settore elettrico e al broadcasting) e non trovano nella sicurezza il mercato principale di riferimento. Anche quest’anno, come in tutte le precedenti edizioni, Ramcro si conferma al primo posto per fatturato dei produttori di cavi. Tra l’altro ha avuto un crescita di ricavi notevole: +29%. Al secondo posto troviamo CAVICEL, che ha superato la CEAM CAVI SPECIALI grazie ad una crescita del 48%.

DISTRIBUTORI: NUOVI SOGGETTI

Quest’anno abbiamo identificato parecchi soggetti che, sebbene anche in passato distribuissero anche tecnologia per il comparto sicurezza, solo oggi sembrano essersi focalizzati sul settore in maniera così pervasiva da rientrare nel perimetro della nostra classifica di specializzazione. Per questo motivo per la prima volta troviamo in questa classifica ben sette nuovi soggetti. Si può comunque notare che i restanti attori erano già presenti all’interno della Top 25 e il loro ordine non è sostanzialmente cambiato: questo comparto è quindi  costituito da soggetti che si sono creati un loro mercato, molto stabile e fidelizzato. L’unica variazione si deve infatti all’allargamento a nuovi mercati, indirizzati da nuovi soggetti provenienti dalla distribuzione di tecnologie “vicine” a quelle del comparto sicurezza. ALLNET ITALIA è un soggetto entrato quest’anno nella nostra classifica per una riconosciuta focalizzazione sul nostro comparto, ma che mostra comunque un posizionamento ancora molto forte nelle tecnologie non-sicurezza. Alle posizioni successive si trovano i cinque attori che si collocavano già ai primi cinque posti nello scorso anno: HESA, AIKOM TECHNOLOGY, DIAS e ELECTRONIC’S TIME e SICURTEC.

PRODUTTORI/DISTRIBUTORI

I produttori/distributori sono soggetti che producono alcune componenti e integrano la loro offerta svolgendo il ruolo di distributori di altri produttori. La classifica 2017 si compone essenzialmente degli stessi soggetti della scorsa edizione, peraltro in posizioni quasi identiche. Il primo classificato è GUNNEBO ITALIA (€18M), che ha mostrato una ulteriore crescita del 11%. Al secondo posto troviamo VIDEOTREND (€20M), che ha superato la HONEYWELL SECURITY ITALIA (€16M), grazie ad una crescita del 40%.

SYSTEM INTEGRATOR: LEGGERA CRESCITA

La prima osservazione che salta all’occhio è che le prime tre aziende classificate si collocavano nelle prime quattro posizioni già nella scorsa edizione. Invero manca un soggetto che si collocava al terzo posto ma il cui bilancio non era ancora disponibile nelle principali banche dati alla data del 30 novembre 2017 e che quindi è stato escluso dal perimetro di questa indagine. Si conferma al primo posto PROJECT AUTOMATION (€35M), sebbene in sensibile riduzione di fatturato. Stabili come ricavi al secondo posto, come nella scorsa edizione, DAB SISTEMI INTEGRATI (€16M) e CONSORZIO NAZIONALE SICUREZZA (€11M). Complessivamente i system integrator mostrano una leggera crescita (+1% di crescita media degli operatori rispetto ai bilanci 2015). Il campione rimane fortemente concentrato, sia come numerosità sia come fatturato, sul nord ovest, che ne rappresenta il 48%, sebbene presenti una crescita inferiore a Centro e Nord Est. Il Sud ha fortemente ridotto il tasso di crescita ottenuto negli scorsi anni (dall’11% dello scorso rapporto all’attuale 2%).  La tabella indica le multinazionali che, nel vasto ombrello delle proprie business unit, si occupano in Italia anche di sicurezza (Videosorveglianza, Antincendio, Software di gestione, Building Automation, Antitaccheggio, RFID, etc). Poiché nella maggioranza dei casi non è stato possibile (per stessa dichiarazione dei gruppi interpellati) scorporare il dato di security da quello generato dalle altre attività, oppure disaggregare i volumi prodotti in Italia rispetto ai dati europei o internazionali, abbiamo scelto di tenere separato il campione, ordinandolo in mera progressione alfabetica. L’elenco considera solo le multinazionali presenti in Italia con un avamposto diretto e una Partita IVA italiana.

METODOLOGIA

In qualsiasi lavoro d’indagine, è necessario darsi un metodo, anche assumendo posizioni scomode. In primo luogo, per evidenti ragioni di reperibilità, abbiamo potuto analizzare esclusivamente i bilanci depositati in Italia da aziende, anche estere, ma dotate di partita IVA italiana. È da rilevare che, alla data del 30 novembre 2017, di alcune aziende non risultava ancora reperibile il bilancio presso le principali banche dati, pertanto i relativi dati ad oggi non rientrano nell’analisi.

CATEGORIE OPERATIVE

Un problema comune a tutte le indagini di mercato è la scelta dei criteri di determinazione del volume di fatturato complessivo di un comparto. Nelle filiere professionali a duplice (o triplice, come nel nostro caso) anello distributivo, il rischio è di raddoppiare o addirittura di triplicare il valore spalmandolo dalla produzione alla distribuzione, e infine all’installazione/integrazione – con rispettivi margini e ricarichi. Abbiamo quindi deciso, sin dalla prima edizione, di suddividere le nostre “Top 25” nelle tre principali categorie operative: produzione, distribuzione, integrazione. Questa scelta di campo ha generato un ulteriore e delicato problema di valutazione: come classificare le realtà che producono, ma al contempo integrano o distribuiscono? Considerata la frequente commistione tra produzione, integrazione e distribuzione di prodotti, il problema non era secondario. Incrociando le valutazioni di maggior volume con quelle di maggiore ricorrenza della commistione produzione/distribuzione rispetto all’altra tipologia “mista” (che sarebbe stata la categoria produzione/system integration), abbiamo scelto di inserire una quarta categoria, che si aggiunge alle tre originariamente individuate: produzione/distribuzione. Le categorie sulle quali sono state stilate le Top 25 sono quindi: produzione, distribuzione, integrazione, produzione/distribuzione. Questa classificazione è ormai stabile da alcune edizioni del rapporto e crediamo che ancora oggi sia la migliore per rappresentare il mercato, presentando un buon equilibrio tra capacità di rappresentare e necessità di non eccedere in frammentazione.

ATTIVITÀ PREVALENTE

Le aziende del comparto sicurezza sono state classificate nella rispettiva categoria sulla base del criterio dell’attività prevalente, o core business dalle stesse indicato ad esempio: sicurezza fisica, antintrusione, antincendio, TVCC. Avendo l’obiettivo di rappresentare un campione di soggetti focalizzati sul comparto sicurezza, abbiamo escluso le realtà – pur in costante crescita - che offrono sia tecnologie, sia servizi per la sicurezza (es. vigilanza privata), oppure che offrono sicurezza solo all’interno di un contesto merceologico molto ampio (in prevalenza elettrico, edile, informatico, di automazioni, di serramenti, di componentistica, di telefonia, di networking, di time & attendance). Una scelta analoga è stata intrapresa per le realtà dove la security rappresenta un valore marginale o comunque minoritario all’interno del fatturato aziendale complessivo. Seguendo questa linea, abbiamo sempre tenuto separato dalla generica categoria dei produttori le aziende che producono cavi che servono diversi comparti, oltre alla sicurezza (telefonia, broadcasting, settore elettrico, etc): a questi operatori abbiamo dedicato una classifica a parte.

MULTINAZIONALI

Un’altra difficile scelta sulla definizione del campione riguarda la presenza o meno delle multinazionali, per le quali la security non rappresenta che una business unit dal valore marginale rispetto ai volumi prodotti dai dipartimenti consumer. Posto che indubbiamente il mercato italiano della security, in particolare sul segmento TVCC, è dominato dalle multinazionali, la difficoltà è però scorporare il dato prodotto dalla “sicurezza” rispetto ai volumi di altre business unit, e disaggregare il dato italiano rispetto a dati di matrice europea o addirittura globale. Questo scorporo per segmento di mercato e geografia si è rivelato in molti casi non praticabile per stessa ammissione delle multinazionali interpellate. Per evitare quindi di falsare il dato della Top 25 paragonando dati ufficiali con stime di ripartizione di ricavi e costi, a&s Italy e KF Economics hanno scelto fin dalla prima edizione di escludere dall’indagine le multinazionali che non hanno una società in Italia dedicata alla sicurezza.

IL CAMPIONE

Di conseguenza, per individuare il campione sono state primariamente selezionate le società di capitale rubricate con codici ATECO compatibili con il settore sicurezza. Da quel primo campione, le aziende sono state ulteriormente scremate sulla base dei criteri di: insistenza sul territorio italiano (partita IVA italiana); reperibilità del bilancio nelle banche dati al 30 novembre 2017; focus sul mercato italiano della sicurezza; core business nel settore sicurezza; attività prevalente (categoria operativa all’interno della filiera). A questo primo campione sono state aggiunti soggetti noti ai redattori dello studio per essere focalizzati sul settore sicurezza ma che, per motivi generalmente storici, non sono iscritti in Camera di Commercio con un ATECO “corretto”. Fanno parte di questo gruppo società che, nate per operare su settori diversi, si sono progressivamente focalizzate sulla sicurezza.

CONCLUSIONE

Questa analisi presenta una matrice giornalistica: affonda le radici in una conoscenza profonda e continuativa del mercato, dai suoi esordi negli anni 70 fino alle evoluzioni più recenti. Più che un dato “di valore”, intende fornire un dato “di settore”, ossia una classificazione di un’industria che si fa sempre più dinamica e integrata. Valutazione ancor più interessante in un momento di transizione tecnologica, che vede la security fisica convergere verso la sicurezza logica, il networking, la telefonia, il broadcast, l’edilizia, quindi competere con nuovi e robusti concorrenti, abituati a climi ad altissima competitività, investimenti giganteschi e marginalità assai più ridotte delle nostre. Ecco perché è importante individuare, classificare ed indicizzare i player della security ed analizzare le loro risposte alle nuove e pressanti sfide del mercato, tanto più è fondamentale fornire degli strumenti di analisi aziendale, e quindi – crediamo – di crescita. Siamo consapevoli di aver operato delle scelte al limite del radicale: questa indagine è del resto ampiamente perfettibile. Contiamo sui commenti e le opinioni degli operatori del settore, che già nel passato ci hanno aiutato a focalizzare meglio il campione e che sono per noi la chiave di lettura più preziosa per interpretare correttamente il mercato.  

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.   



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