martedì, 22 maggio 2018

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Wearable is the new security?

08/02/2018

della Redazione

Occhiali, orologi, anelli: tutto sta diventando smart. E interagisce con chi li indossa e con l’ambiente circostante, scambiando ed elaborando dati in continuazione. Si chiamano indossabili e stanno vivendo un vero boom soprattutto in Italia, quinto più grande mercato europeo dell’elettronica indossabile e destinato a diventare, secondo Euromonitor, terzo mercato al mondo entro il 2022. Se questo tema apre infinite possibilità soprattutto in ambito retail, ma anche per il comparto sicurezza, pone però al contempo diverse questioni. Parliamo di uno scenario imprevedibile e potenzialmente immenso.

Già oggi le forze di polizia indossano delle telecamere per minimizzare la possibilità di scontri verbali e fisici e documentare gli eventi in maniera inoppugnabile. La presenza di una videocamera in genere riduce infatti la violenza e tende a contenere l’aggressività, inoltre può servire come prova in caso di controversie o pratiche che finiscono poi in tribunale. Il wearable sarà dunque il nuovo e più promettente sviluppo del settore sicurezza? E’ una possibilità, ma occorrono diverse cautele.

APPLICAZIONI NELLA SICUREZZA

Innanzitutto – sta già succedendo, invero - le telecamere indossabili finiranno con l’integrarsi in sistemi di gestione video e sicurezza, complicando ulteriormente la questione. Ma già adesso le tecnologie indossabili possono essere utilizzate per assistere i lavoratori isolati, aggiungendo quindi un livello di sicurezza alle protezioni esistenti. Inoltre possono aiutare a raccogliere prove ed informazioni, utilissime per agevolare gli operatori sul campo a fornire direttive consapevoli e coerenti con lo scenario che realmente si presenta. Un’altra applicazione degli indossabili potrebbe essere a scopo di identificazione. Esiste già l’anello con chip NFC incorporato capace di identificare le persone: potrebbe essere utilizzato per controllare gli accessi e autenticare smartphone, computer, chiusure elettroniche. Man mano che i dispositivi indossabili diventeranno più avanzati, sarà poi sempre più facile incorporare dei dati biometrici al loro interno, dall’andatura al suono della voce. Con applicazioni infinite: dai pagamenti alla sicurezza fisica. E qui viene il brutto. Perchè gli indossabili sono una miniera di dati, spesso peraltro sensibili e il tema privacy è una preoccupazione costante.

I RISCHI

Nel business, si sa, vince chi è più veloce. Ma velocità raramente fa rima con sicurezza, che invece dovrebbe partire “by design”, assieme al tema privacy, dalle stesse aziende che producono wearable security. Gli indossabili pongono in effetti le stesse sfide dei dispositivi IoT, potendo fornire un’immane quantità di dati sull’individuo, dalla geolocalizzazione alle condizioni sanitarie. Ma immaginiamo dei dispositivi indossabili su un luogo di lavoro: come salvaguardare la sicurezza delle informazioni aziendali se una moltitudine di strumenti viene connessa alla stessa rete? E come salvaguardare gli stessi dipendenti da un monitoraggio, oltre che indiscreto, contrario alla legge? Già, la legge. Come sempre, mille anni indietro rispetto agli orologi digitali e ai vestiti che dicono che fa troppo caldo per correre. I rischi sono enormi, almeno quanto il potenziale di crescita. Occorrono dunque profonde valutazioni da parte di tutti – produttori, divulgatori e utilizzatori - sulla tecnologia che si sta rendendo disponibile e sull’uso più responsabile e proficuo della stessa.



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