giovedì, 16 agosto 2018

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Protezione perimetrale: integrazione barriere e video

07/07/2017

di Giovanni Villarosa, Laureato in Scienze dell’Intelligence e della Sicurezza, esperto di Sicurezza Fisica per Infrastrutture, Chief Security Officer e Data Protection Officer, Giovanni Villarosa è anche Vice Presidente di SECURTEC (Associazione culturale, composta da security manager certificati, che si occupa di tematiche legate al mondo - logica e fisica - per la protezione di infrastrutture complesse e critiche).

Dopo il positivo riconoscimento del mondo professionale rivolto ai sei articoli (tecnico-normativi) del 2016 interamente dedicati al settore della sicurezza video TVCC, dai primi numeri di quest’anno approfondiamo un nuovo argomento, ancora più stimolante per i professionisti della security: i sistemi di sicurezza antintrusione, partendo dal livello più esterno della security perimetrale, in fatto di analisi del rischio; una motivazione rafforzata in questi ultimi periodi, quando analizzando le tendenze di mercato (offerta di nuove tecnologie e specifica sensoristica perimetrale), si notò subito che il nuovo viatico si centralizzava su una tipologia di sicurezza esterna ben specifica, e non più come l’esclusiva priorità di sicurezza del perimetro interno, ma privilegiando, piuttosto, la sicurezza esterna dei siti da proteggere.

Un classico esempio di protezione perimetrale passiva è quello tipico delle recinzioni metalliche, che rappresentano il primo sbarramento rispetto agli eventi criminogeni, anche se la più comune barriera fisica può essere forzata senza grossi impedimenti (semplicemente tagliandola o, banalmente, scavalcandola!) Dando ciò per assunto, quando si progetta un sistema di sicurezza attiva in un sito che includa una recinzione, si parta sempre con questa semplice considerazione progettuale: prevedendo un’efficace quanto efficiente integrazione con altri sistemi perimetrali ed utilizzando le più moderne tecniche di rilevazione squisitamente elettroniche che l’industria della sicurezza offre sul mercato, la protezione dei perimetri privati - industriali o infrastrutturali che siano - è sempre il primo e fondamentale anello di sicurezza perché, se mal progettato, diventa irrimediabilmente quello più debole! Peraltro, le differenti soluzioni che si possono adottare tecnicamente le abbiamo già analizzate nei due articoli di inizio 2017: rilevatori, sensori, barriere (IR o MW), sistemi di controllo degli accessi, sia di tipo passivo che a tecnologia attiva, analizzandone, nel contempo, l’integrazione dei diversi sistemi con la moderna sensoristica dedicata.

INTEGRAZIONE CON IL VIDEO

I professionisti (installatori, progettisti, vendor), fondamentali nei processi di progetto, sviluppo e installazione degli impianti di sicurezza, sanno benissimo che un “funzionale” sistema perimetrale non può prescindere dall’integrazione operativa con un performante sistema di sicurezza video, quale chiusura del cd. anello della sicurezza. Infatti tra i sistemi perimetrali esiste un altro ambito, un cd. “terzo settore” riconosciuto nei sistemi di videosorveglianza che, nel loro complesso, rappresentano uno strumento assolutamente indispensabile! E’ altrettanto vero, quanto il fatto che la tecnologia video garantisce un controllo H24, puntuale e sistemico, dell’ambiente esterno. Le videocamere rilevano tutto ciò che accade in real time, inviando i relativi flussi video ai sistemi di memorizzazione (DVR/NVR o sistemi integrati), i quali, registrando i dati video su supporti informatici dedicati, saranno poi analizzati da specifici software contenenti algoritmi sviluppati appositamente per l’analisi video. In ambito professionale un sistema TVCC produce un triplice effetto: passivo (deterrenza), attivo (visione e registrazione), reattivo (in tempo reale I.V.P., o differito PG/AG). E’ una soluzione ottimale per proteggere diverse tipologie di perimetri, dal più esterno a quelli interni, è un prezioso deterrente per i furti, quanto per l’antitaccheggio, o quale “monitor” nel movimento di denaro alle casse nella GDO, o durante un particolare processo produttivo industriale; ma la sua funzione più importante è di essere valido supporto per il riconoscimento dei responsabili e la ricostruzione postuma di azioni dei reati. Proprio questo “terzo settore” è stato, nella crescita della security, quello che più rapidamente di ogni altro si è evoluto dal punto strettamente tecnologico, trasformandosi grazie all’avvento dell’alta risoluzione video e della tecnologia video IP, e modificando i comuni impianti di videosorveglianza, fortemente caratterizzati dalla tecnologa analogica, per renderli più completi ma anche più complessi. Di contro questo positivo sviluppo ha richiesto, rispetto al passato, competenze professionali più “specifiche e compliance”, nuove e aggiornate competenze tecnico-giuridiche, soprattutto nella sfera della privacy. Le tecnologie utilizzate rappresentano l’altro aspetto decisamente importante da valutare prima di affrontare una scelta progettuale finale, perché il mondo video oggi permette lo sviluppo di soluzioni (IP, HD-CVI, AHD, etc) innovative e impensabili fino a qualche anno fa; così come la visione e registrazione a 3-5-8 Mpx, o le nuove tecnologie che permettono il full-HD utilizzando le stesse infrastrutture analogiche esistenti, che di fatto rendono possibile un upgrade di sistema con investimenti decisamente interessanti. Innovazioni supportate poi da interessanti tecnologie relative all’analisi video, che non rappresentano più la semplice raccolta e registrazione di immagini video, no, ma complesse tecniche di azioni specifiche, quali il riconoscimento di un oggetto ad una velocità ed il relativo senso di marcia, l’attraversamento, il passaggio, la sosta in aree ristrette, il parcheggio non autorizzato, come i movimenti casuali, o il riconoscimento di alterazioni su uno specifico percorso o area.

NELLA PROTEZIONE PERIMETRALE

Nella protezione perimetrale più puntuale si può monitorare e riconoscere il tentativo di intrusione (scavalcamento, sfondamento), oltre al senso di marcia lungo una linea o in un’area, si possono monitorare gli oggetti abbandonati in una determinata zona (prevenzione degli attentati); il monitoraggio del cd oggetto mancante ovvero la rimozione di un oggetto (sabotaggio e furto), la sottrazione o il relativo spostamento lungo il perimetro, ma anche la graffiti detection (come viene definito in gergo anglosassone), il riconoscimento delle attività vandaliche sulle cose o gli edifici. Quanto detto ci porta, inevitabilmente, a creare attività caratterizzanti, delicate e dal forte impatto privacy, prodotte dai sistemi: analisi e profilazione nella conta delle persone in coda, il riconoscimento dei volti, la rilevazione e il riconoscimento delle targhe sono gli esempi tipici. Oggi tutto questo è possibile grazie al supporto dato dalla tecnologia, ma di pari passo, richiede ai professionisti un approccio mentale nuovo: una conoscenza decisamente più profonda delle apparecchiature e dei sistemi video. Perché sottolineo questi aspetti? Perché come abbiamo analizzato fin qui, è indubbio un fatto: i sistemi TVCC, al pari di quelli del controllo degli accessi, trattano dati personali, tipici delle immagini video e della biometria. Gli impianti di videosorveglianza, analogici o IP che siano, trattano immagini, e per il Codice della Privacy acquisire un volto o un’impronta è un’operazione di trattamento di dati personali, per mezzo di sistemi elettronici e/o informatici. La crescente richiesta di maggiori dettagli e l’aumento del numero di telecamere, specialmente in rete, ha generato delle conseguenze inaspettate, tanto a livello tecnico quanto sulla sfera della privacy: crescendo la quantità di dati, crescono infatti a dismisura i sistemi di memorizzazione (costosi e di complessa gestione). Le telecamere IP, rispetto a quelle analogiche, sono facilmente hackerabili, dunque necessitano di maggior attenzione e protezione. Statisticamente si considera che venga utilizzato realmente circa 1% dei dati video raccolti per fini prettamente investigativi: ecco allora che l’analisi video, supportata da telecamere performanti, potrebbe agire come motore ottimizzante di sistema, utilizzando solo i dati di scene e immagini pertinenti, evitando così la memorizzazione di inutili dati.

OCCHIO ALLA PRIVACY

Nel nuovo Regolamento europeo della Privacy, il GDPR 2016/679, sono stati introdotti due parametri fondamentali che i professionisti della sicurezza devono scrupolosamente osservare: il requisito del “privacy impact assessment” quale valutazione dell’impatto privacy, oltre al principio generale detto “privacy by design”, cioè la previsione di misure a protezione dei dati già al momento della progettazione di un prodotto/impianto o di un software. In ultima analisi: alte risoluzioni ed elevati frame rate rappresentano un binomio importante quando si tratta di catturare immagini che consentono di individuare, inequivocabilmente, le persone; ma quando proporzionalmente cresce il numero delle telecamere, esponenzialmente cresce il volume di dati! La domanda è: di pari passo crescono e si arricchiscono di sapere anche i professionisti?



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