lunedì, 10 dicembre 2018

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Assosicurezza: due Presidenti a confronto

06/04/2017

Ne parliamo con Franco Dischi e Raffaele de Astis

Un Past President che ha fatto la storia del comparto sicurezza ed un nuovo Presidente cui spetta raccogliere complesse sfide evolutive sul fronte sia tecnologico, sia economico. Due visioni e due generazioni a confronto per un’intervista doppia in esclusiva.

“Gli interessi particolari possono convergere” intervista a FRANCO DISCHI, Presidente di Assosicurezza dal 2001 al 2016 e futuro Segretario Generale.

Com’è nata Assosicurezza e con quali obiettivi? Quali sono stati, a suo avviso, i principali traguardi raggiunti dall’Associazione e cosa resta da fare?

Circa 15 anni fa, al mio debutto alla Presidenza di Assosicurezza, il comparto era in pieno sviluppo e il mercato in estremo fermento: molte imprese guidate dai fondatori desideravano imporsi anche a livello europeo, incontrando peraltro le medesime difficoltà di oggi. Era quindi fondamentale fare massa critica, ma le Associazioni di categoria erano frammentate e non riuscivano a coagularsi sotto un’egida comune. Si è riusciti sì ad unire installatori e integratori, ma gli interessi di costruttori e distributori erano distinti e contrapposti, quindi nel 1995 si decise di dar vita ad una nuova realtà: Assosicurezza. L’accoglienza d’impatto non fu delle migliori: le istituzioni e la politica non ci prendevano in seria considerazione. Non potendo contare su nessun appoggio, l’Associazione è quindi stata impostata come un’azienda: l’attività era totalmente basata sul volontariato, doveva generare dei ricavi per autosostenersi e non erano previsti rimborsi: questo generò una forte motivazione interna. Gli obiettivi dell’Associazione erano dare un segnale al mercato in termini di qualità dei prodotti, coerenza nella conduzione degli affari e integrità assoluta nei confronti dei clienti, oltre ad uno sviluppo dell’attività associativa con un orizzonte almeno europeo. Il periodo pionieristico partorì comunque varie novità positive, come l’istituzione dei vigili di quartiere su impulso dell’allora assessore alla sicurezza di Milano Paolo Del Debbio (ora anchorman televisivo), l’istituzione ben 14 anni fa di un corso di laurea breve (in seguito diventata anche magistrale) presso l’università di Bologna dedicato, tra l’altro, alle tecnologie di sicurezza e che annoverava professori a contratto e tecnici tra le fila dei soci di Assosicurezza. Le lezioni si svolgevano in un laboratorio che rappresentava le migliori tecnologie, donato dall’Associazione grazie una convenzione che continua tuttora a generare opportunità di occupazione. Assosicurezza ha peraltro dotato di laboratori anche alcune scuole professionali i cui docenti, da noi formati, erano ufficiali dei Vigili del Fuoco. Un’altra importante collaborazione si è stretta con i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, che hanno prestato aiuto alle Diocesi nella catalogazione delle opere d’arte ecclesiastiche. Alcune diocesi hanno addirittura stipulato convenzioni con Assosicurezza per garantire ai Sacerdoti la possibilità di installare sistemi di sicurezza certificati dagli enti normativi a prezzi vantaggiosi. Particolarmente sensibile al problema dei vandalismi nelle Chiese, Assosicurezza ha peraltro più volte protetto i luoghi di culto a titolo gratuito: da S. Cristoforo sul Naviglio alla basilica di S. Ambrogio, con la consegna delle chiavi del sistema di sicurezza nelle mani dell’Arcivescovo di Milano a Natale. Pro futuro...ritengo che la prima sfida sia quella di collaborare con le altre Associazioni in principio su iniziative comuni, per poi giungere a comprendere e far comprendere che gli interessi particolari si possono regolamentare pur convergendo magari sotto un’unica federazione.

Dal suo osservatorio, come si è modificato il mercato in questi anni ed a quali sfide è chiamato a rispondere?

Come tutti, anche il nostro settore ha vissuto sconvolgimenti e trasformazioni epocali. Il primo problema, ancora attuale, è la gestione della successione tra i fondatori originari delle imprese, che non possono eternamente stare al passo con le innovazioni, e le nuove leve – che possono essere parenti o manager (e qui può sorgere il problema). Il panorama degli addetti ai lavori è infatti completamente cambiato: il security manager è passato in pochissimi anni dall’essere un esperto di tecnologie e procedure mutuate da un’esperienza sotto le forze armate ad essere un fine conoscitore di sicurezza informatica, finanza e bilanci. Se prima al security manager veniva infatti assegnato un capitolo di spesa per assicurare l’azienda, oggi ad un budget da spendere per la sicurezza corrisponde un obbligo di “saving” pari o addirittura superiore da realizzare. Sul versante delle aziende manifatturiere, la crisi ha dimostrato quali erano in grado di reggere il mercato e quali no. Spesso le nostre aziende sono state sottocapitalizzate: in caso di congiuntura sfavorevole diventavano sempre più marginali, fino a scomparire. L’azienda italiana che vuole prosperare deve necessariamente spostare il focus dal prodotto al cliente e puntare sulla qualità ritagliandosi qualche prodotto/sistema che possa essere considerato un’eccellenza. Ovviamente per puntare al cliente occorre attrezzarsi con lo stock coinvolgendo in modo stretto i fornitori e garantendo un eccellente supporto al cliente.

Se dovesse sintetizzare in uno slogan i suoi anni da Presidente, quali parole userebbe?

Entusiasmo e gratificazione. Entusiasmanti e gratificanti sono infatti stati i miei anni da Presidente perché ho sempre inseguito, com’è mia natura, una crescita che passa attraverso lo sviluppo delle attività dei soci e quindi dell’Associazione, tenendo però presente che il lavoro doveva generare indipendenza economica per perseguire gli scopi sociali.

”Impariamo dal passato guardando avanti” intervista a RAFFAELE DE ASTIS, nuovo Presidente di Assosicurezza.

Quali sono gli obiettivi del suo mandato per il prossimo triennio? La sua politica associativa si muoverà sul solco della continuità o ci sono novità in cantiere?

L’obiettivo principale come Associazione è quello di rinnovarci pur tenendo fermi i nostri valori. Cambiare sì, ma senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Dobbiamo inoltre continuare a coinvolgere sempre più aziende del settore e cercare di essere sempre più vicini alle imprese e al mercato. Dobbiamo infine continuare a fornire servizi e rappresentanza a tutti gli associati e ricercare sinergie ed alleanze con altre Associazioni del settore, come pure di altri mercati verticali. In questi anni il mondo è cambiato radicalmente: le aziende hanno dovuto mettersi in discussione e adattarsi con tempismo e grande capacità di decisione. Molte hanno saputo cogliere le opportunità derivanti dai forti cambiamenti sia esterni che interni al nostro piccolo e ancora giovane settore. Come Associazione dobbiamo essere altrettanto dinamici. Le alleanze che in questi ultimi anni sono state strette tra aziende anche in parte concorrenti sono state il risultato di un necessario sforzo adattivo. Queste dinamiche hanno fatto cambiare punto di vista a diversi operatori, che anche dopo gli “scossoni” hanno continuato a credere che sia utile “fare” insieme ad altri. L’Associazione è al servizio delle aziende, ma è anche fatta dalle aziende, che con la loro partecipazione e le loro idee possono fare ingranare quella marcia in più che oggi è più che mai fondamentale. Con una storia realmente pionieristica alle spalle come quella che può vantare Assosicurezza, sarebbe folle non muoversi nel solco della continuità, ma sarebbe altrettanto folle non guardare avanti e cercare nuove idee.

Quali sono, a suo avviso, i traguardi più complessi da raggiungere, sia sul fronte normativo, sia sul fronte del mercato? E come intende muoversi in queste direzioni?

L’armonizzazione delle norme europee è in alcuni ambiti quasi una chimera, più che un traguardo complesso. Dobbiamo continuare ad inviare i nostri esperti ai tavoli di lavoro dove si decidono le norme e la loro applicabilità. Come Associazione dobbiamo continuare ad informare i nostri associati e a proporre formazione a tutti i livelli, in particolare riguardo le norme di settore e quelle generali. Un esempio su tutti è il nuovo regolamento Europeo sulla Privacy, ancora poco conosciuto e sul quale è importante approfondire. Sul fronte del mercato, l’internazionalizzazione è ancora per molte aziende un traguardo da raggiungere. Possiamo e dobbiamo invece diventare protagonisti, sia con aziende produttrici che esportano all’estero, sia con aziende di distribuzione che importano soluzioni e tecnologie. In un mondo globalizzato è però importante conoscere i mercati internazionali e attrezzarsi per tempo: informazioni, knowhow e preparazione possono davvero fare la differenza. Per l’internazionalizzazione Assosicurezza deve quindi continuare a cercare soluzioni creative come quelle che negli scorsi anni ci hanno contraddistinto - una su tutte il progetto Italian Security in USA. Dobbiamo inoltre agevolare con gli strumenti associativi a nostra disposizione tutte quelle aziende produttrici e di distribuzione che intendono attrezzarsi per affrontare o cominciare ad esplorare tutto ciò che succede oltre confine. Anche chi già opera all’estero può trovare utile quanto può essere messo a disposizione dall’Associazione per efficientare la propria attività o ampliare gli orizzonti.

Dal suo osservatorio, come si è modificato il mercato in questi anni ed a quali sfide è chiamato a rispondere?

Il mercato in questi anni è diventato sempre più competitivo: un’arena affollata, un mare con tanti pesci e tanti predatori. Il nostro è un settore che, rispetto ad altri, presenta però delle potenzialità specifiche e può ancora riservare spazi di crescita sia per le aziende già presenti sul mercato, sia per i nuovi attori che stanno entrando. Del resto il comparto sicurezza è sempre più compenetrato al mondo IT: le sfida tecnologiche, trasversali a tutti gli attori del mercato, non possono prescindere da questo fattore. Le minacce esterne sono sempre più sofisticate e le soluzioni tecnologiche da adottare devono essere dunque al passo con la velocità di chi ci “attacca”. Più in generale, le aziende sono chiamate a rispondere alla sfida del “tempo”, della “qualità” e del giusto posizionamento.

Se dovesse sintetizzare in uno slogan il suo triennio da Presidente, quali parole userebbe?

Impariamo dal passato guardando avanti.



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