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Videosorveglianza e istituti di vigilanza: quale futuro?

02/02/2017

di Giovanni Villarosa, Laureato in Scienze dell’Intelligence e della Sicurezza, esperto di Sicurezza Fisica per Infrastrutture, Chief Security Officer e Data Protection Officer, Giovanni Villarosa è anche Vice Presidente di SECURTEC (Associazione culturale, composta da security manager certificati, che si occupa di tematiche legate al mondo - logica e fisica - per la protezione di infrastrutture complesse e critiche).

Il mondo della “sicurezza privata” sta vivendo in questo ultimo anno una profonda trasformazione, tanto operativa quanto culturale. Numerose sono le istanze di “chiamata alla collaborazione” che emergono, ormai quotidianamente, direttamente dal comparto della “pubblica sicurezza”, che - ricordiamolo - è di esclusiva competenza dello Stato. Guardie giurate e videosorveglianza, per cominciare: a bordo dei mezzi di trasporto pubblico, fuori dalle discoteche, negli stadi, financo a presidio del territorio in supporto alle forze dell’ordine e da ultimo a contrasto della pirateria marittima. Potenziali scenari di partecipazione, del tutto nuovi per l’ambito privato, si affiancano dunque alle più tradizionali competenze operative tipiche della vigilanza privata: tutto ciò va dunque inquadrato nel giusto perimetro, in quell’ottica di rilancio e rinnovamento del settore, con la giusta risposta alle emergenti domande di security.

La Vigilanza Privata, secondo quanto stabilito nel D.M. 269/2010, si articola in diverse tipologie di servizi: vigilanza ispettiva, fissa, antirapina, antitaccheggio, telesorveglianza, televigilanza, intervento sugli allarmi, scorta e trasporto valori, deposito e custodia valori. Un comparto che da solo annovera circa 900 imprese, oltre 50.000 dipendenti; ma stime più decise ci dicono che si potrebbe arrivare a sfiorare quota 60.000 dipendenti (di fatto quasi una terza forza di polizia, se pensiamo che la GdF arriva a 55.000 unità), e un fatturato che sfiorerebbe 3 mld di secondo i dati associativi. La videosorveglianza è supporto tecnologico sempre più diffuso nel nostro Paese, peraltro già più volte sottolineato nei passati articoli: ovunque ci sono telecamere che ci sorvegliano per la nostra sicurezza. Occorre però sapere che l’uso di telecamere può ledere diritti altrui, quali il diritto alla riservatezza, alla dignità ed alla libertà degli individui e dei lavoratori (nel caso la videosorveglianza sia effettuata nell’ambito di un contesto lavorativo), diritti tutelati dalla Costituzione, dalle leggi dello Stato, sia civili che penali. Bisogna quindi sempre saper usare la tecnologia, applicandola con il massimo della professionalità.

LA NORMATIVA

La normativa vigente sulla videosorveglianza si fonda, oltre che sul d.lgs N° 196/2003 (il cd Codice Privacy con l’Allegato B sulle misure di sicurezza dei dati), sul Provvedimento generale sulla Videosorveglianza del 08 aprile 2010, emanato dall’Autorità Garante per la tutela dei dati personali allo scopo di salvaguardare la sicurezza dei cittadini ed il loro diritto alla riservatezza. Con un limite: contiene delle prescrizioni lontane dalla realtà delle aziende e troppo generiche, ma che devono essere osservate da parte di tutti i soggetti, pubblici e privati, chiamati a gestire un sistema di videosorveglianza, anche per conto terzi (istituti di vigilanza privata), pena il rischio di incorrere in responsabilità giuridiche, di natura anche penale. Tutto ciò comporta sempre un trattamento di dati personali, come tale rilevante per la normativa sopracitata, ogniqualvolta le telecamere effettuano delle riprese riferibili, anche indirettamente, ad una persona fisica, giuridica, ente o associazione. Ne consegue che si è fuori dal campo di applicazione della normativa in esame quando le riprese riguardano esclusivamente dati anonimi o consentono di rilevare immagini di così scarsa definizione da non consentire il riconoscimento degli individui (es. web cam) oppure, ancora, quando i dati sono trattati per scopi esclusivamente personali (sfera strettamente privata).

TELESORVEGLIANZA

Nell’ambito degli istituti di vigilanza la videosorveglianza può essere svolta sia nell’interesse e per conto dell’istituto di vigilanza, allo scopo di presidiarne gli accessi alla sede tramite impianti video perimetrali, o per sorvegliare l’accesso a determinati locali interni in cui sono custoditi beni, valori rilevanti, come le sale conta, con telecamere monitor per la verifica del contante trattato; nei caveau, nelle autorimesse dei blindati, e nei locali ad essi antistanti o adiacenti. Ma gli istituti possono usare tale tecnologia a supporto della security per conto di terzi, come servizio finale e/o integrativo ai clienti. In un caso o nell’altro gli istituti sono tenuti a rispettare, anzitutto, i principi fondamentali di riferimento dettati dalle normative sulla privacy, ma soprattutto i quattro principi fondanti della sfera propria della videosorveglianza: liceità, necessità, proporzionalità, finalità. Ebbene, è proprio in questo contesto che entrano prepotentemente sulla scena le centrali di telesorveglianza interne agli istituti di vigilanza: rappresentano l’elemento delicato di giunzione tra la tecnologia video ed i servizi di security, sia essi privati che dati in sussidiarietà. Le sale operative di televigilanza, proprio per quanto detto, dovrebbero essere il luogo dove i benefici dei sempre più sofisticati ed innovativi strumenti elettronici di sicurezza e controllo, vengono resi disponibili per servizi di security e safety sempre più efficaci ed affidabili. L’importantissimo ruolo svolto dalle centrali di istituto deve essere giustamente valorizzato, per far sì che in futuro anche la telesorveglianza possa essere vista come una virtuosa collaborazione tra i settori pubblico e privato, e non percepita come un elemento estraneo al comparto della security. E’ bene ripetere ancora una volta, infatti, che gli istituti di vigilanza si stanno trasformando in un concreto strumento a supporto della sicurezza pubblica.

UOMINI E MEZZI

E’ ormai definitivamente consolidata la tendenza di vedere i servizi di sicurezza privata basarsi sempre di più su tecniche e strumenti tecnologici: sebbene la componente umana nei servizi di security rimanga essenziale, gli agenti esercitano quotidianamente le proprie funzioni con ausili tecnologici. Il progresso in questo settore porta ad una maggiore sofisticazione ed aumenta le potenzialità di questi strumenti: e proprio questi, però, potrebbero aprire la strada a più facili e meno controllati “abusi” nell’utilizzo dei dati personali. L’esperienza insegna che gli incidenti sulla sicurezza (quali la fuga di dati o la perdita di riservatezza) sono provocati più spesso da errori umani che dal guasto di un sistema hardware piuttosto che software. Ecco allora diventare di fondamentale importanza la formazione “tecnologica” delle guardie giurate che operano all’interno delle centrali operative di televigilanza, o che maneggiano device, dato che l’essenza della sicurezza non risiede tanto nelle soluzioni tecniche, quanto piuttosto nella coscienza, nella cultura e nella consapevolezza dell’essere umano!

LA FORMAZIONE AL CENTRO

Formazione significa anzitutto conoscenza della normativa privacy - una condizione imprescindibile per l’acquisizione di un comportamento consapevole dal punto di vista della sicurezza dei dati quando si processano giornalmente milioni di byte in dati video: e questo vale ad iniziare dal legale rappresentante della società, che riveste un ruolo centrale nelle strategie di protezione aziendale. Ne consegue che, anche per gli istituti di vigilanza, è importante avere sempre la consapevolezza di cosa occorre fare per proteggere al meglio i dati, le informazioni, e di come e quando farlo, dal momento che tanto la legge sulla privacy, quanto i provvedimenti del Garante, prevedono alcuni adempimenti periodici e un costante aggiornamento delle misure di sicurezza adottate. Il tutto senza mai dimenticare che, al di là di ogni tecnicismo o formalismo, l’applicazione del buon senso resta sempre la più solida base della consapevolezza. E’ ormai giunto il momento di una successiva trasformazione culturale per la GPG 3.0 messa in cantiere con il DM 269/10: oggi il mercato richiede un aggiornamento professionale migliorato, una GPG 3.1 high-teck, che sappia trattare e analizzare i moderni strumenti della videosorveglianza, rendendo disponibile un prezioso pre-prodotto finale di investigazione, da consegnare alle forze di polizia e utili alle indagini della autorità giudiziaria.



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