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Dall’IA all’AI passando per il Business of Truth

Dall’IA all’AI passando per il Business of Truth
20/03/2026

di Ilaria Garaffoni

Tra l’Intelligenza Artificiale e l’Ignoranza Assoluta c’è di mezzo qualcosa che si chiama Automazione Intelligente. Tutte e tre cominciano per I e A, ma differiscono per un dettaglio: la verità. Un tema che è anche business - quel Business of Truth che mi è parso l’impalpabile fil rouge dell’International Press Summit di Genetec. Parliamo di quella corrente del management e del marketing che sottolinea l’onestà, la trasparenza e l’integrità come pilastri strategici. Ma più che un claim a favor di marketing, Genetec sembra fare del Business of Truth un framework operativo articolato in più dimensioni: accuratezza tecnica, integrità dei dati, responsabilità etica, risposta all’’hype. Affrontiamo tutti questi aspetti con una premessa: Genetec somiglia molto al suo fondatore Pierre Racz. Personalità eclettica e provocatoria, dalla mente tanto aperta quanto fermamente aderente alle proprie prese di posizione. Soprattutto quelle scomode.

Semantica

Il primo passo per cercare la verità è sapere quanto meno cosa si sta cercando. Questione tutt’altro che banale, se il tema è l’AI, su cui si dice e si è detto di tutto e di più. Certo, il MarCom di Genetec avrebbe avuto vita più facile inseguendo l’hype che pompa su tutti i motori di ricerca, tra iperboli condite da buzzwords, blabla tech e leinonsachisonoio. Non l’ha fatto. Al punto che qualcuno aveva persino capito che Genetec l’AI nemmeno la trattasse. Invece, scremando la fuffa che le ruota intorno, Genetec ha semplicemente ricordato che l’”intelligenza artificiale” la usa (e si usa) da un sacco di tempo. Cambia forma, cambia nome, si affina e si raffina, ma il concetto è sempre lo stesso: creare automazioni che semplifichino e velocizzino il lavoro umano. Missione che tutt’ora è, invero, l’unica richiesta dai decision makers del settore, come emerge dall’ultimo State of Physical Security. In questo senso, Genetec sviluppa “IA” (o meglio AI) dai tempi dell’OCR per la lettura targhe (2007) e oggi rilascia uno strumento che permette all’approssimazione umana di selezionare ed estrarre dati a una velocità mai vista. “Security Center SaaS, cercami un tizio con un cappello rosso, forse della Nike, che girava ieri nel magazzino X intorno al primo pomeriggio”. Qualche minuto e il nostro amico è tracciato e seguito nel suo percorso e nelle sue interazioni con oggetti e ambienti. E non serve nemmeno che l’AI abbia un database di loghi per riconoscere la Nike: le basta averne una percezione “concettuale”. Siamo nel pieno della prima dimensione del Business of Truth: l’accuratezza tecnica. Non banale ricerca di corrispondenze, ma comprensione contestuale dei dati per interpretare correttamente la realtà. Se la cosa vi intriga come ha intrigato me, vi suggerisco di fare due chiacchiere con Helen Kimber - Senior Data Scientist della famiglia Genetec, geek girl per autodefinizione.

Tecnologia

Passando dalla semantica allo sviluppo tecnologico, la mission di Genetec è guidata dallo stesso principio: fornire soluzioni a problemi reali tenendo la verità come faro - senza farsi tentare dall’hype mediatico, senza sviluppare ciò che il cliente crede di volere perché l’ha visto su TikTok, ma avendo il coraggio di proporre quello che gli serve davvero. E qui entra in gioco la quarta dimensione del Business of Truth: la verità come scelta strategica (anche) controtendenza. Non seguire il mercato, ma intercettarne ed anticiparne i bisogni. Ecco perché Genetec non sposa aprioristicamente né un approccio cloud, né on-premise: perché ogni realtà ha bisogno di ciò che più è adatto in base alle rispettive necessità, dimensioni e priorità. Una scelta ibrida permette tra l’altro al cliente di passare da soluzioni locali verso ambienti gestiti o misti. Lo shortage dei chipset potrebbe però a breve accelerare la transizione verso la nuvola, ha detto Michel Chalouhi - VP Global Sales di Genetec. Del resto, in un mondo in cui i semiconduttori arrivano con il contagocce, comprare server può diventare più lento e più costoso che spostare carichi in cloud. E quando l’hardware rallenta, la nuvola accelera. 

Strategia

Sul piano strategico, Genetec persegue il Business of Truth attraverso i dati — filtrati e combinati in un’architettura unificata che assicura governance e tracciabilità strutturale di ciascun evento. Non nasce come “certificatore”, ma la sua piattaforma crea le condizioni per rendere il dato verificabile e contestualizzare gli eventi, trasformandoli in informazioni fruibili. Ogni azione è registrata, creando una catena di custodia digitale e, nel momento dell’esportazione, il dato si mantiene integro per assicurare compliance e forensica. Siamo nella seconda dimensione del Business of Truth: verità come integrità dei dati. Non la verità assoluta dei fatti, ma la garanzia che il dato non sia stato alterato, che sia tracciabile, che possa essere usato come prova. La resistenza cyber ovviamente completa il quadro. Tutti elementi che si chiudono sul tema etico, che non a caso è ad oggi tra le principali preoccupazioni dei decision makers del settore. Per evitare allucinazioni e derive comportamentali generate da dataset contaminati o non governati (chissà se Claude, l’AI che ha minacciato il SUO CEO, è stato allenato su quel ricettacolo di violenze che sono oggi i social...), Genetec presta estrema attenzione alla selezione dei dati, ma anche all’addestramento dell’AI. Anonimizzazione e trasparenza d’uso sono altrettanto cruciali per presentare un’AI responsabile. E siamo alla terza dimensione del Business of Truth: la verità come responsabilità etica. Non solo fare le cose bene, ma fare le cose giuste, sapendo che la tecnologia amplifica le scelte umane - giuste e sbagliate. E se i metadati sono la chiave per abilitare la nuova era della security - intesa come funzione enterprise e leva abilitante del business - la libertà di scelta tecnologica per il cliente è un cavallo di battaglia di Genetec da ben 25 anni, quando il mercato era ancora dominato da sistemi proprietari. Il principio di realtà cui è ancorata questa visione sono i numeri duri e puri: il Dilemma del prigioniero nella Teoria dei giochi ne certifica, calcolatrice alla mano, l’impatto win-win. John Nash lo spiegherebbe assai meglio di me, ma prendete per buono questo: la sua teoria insegna che, nel lungo periodo, cooperare conviene più che chiudersi a riccio. E l’architettura open applica lo stesso principio alle scelte tecnologiche.

Partnership

Sul piano delle partnership Genetec persegue un’innovazione guidata dal risultato che si vuole ottenere. Attenzione: non sul piano strettamente economico, ma sul valore degli insights che permettono a Genetec di sviluppare nuove soluzioni di successo. È un punto chiave della stessa strategia di Genetec, che non a caso in tutti questi anni ha scelto di restare la stessa azienda privata canadese degli esordi. Il motivo? “Si va in borsa per fare M&A, ma la crescita inorganica può comprimere l’innovazione”, spiega Pierre Racz citando varie ricerche accademiche che evidenziano come fusioni e acquisizioni guidate prevalentemente da logiche finanziarie possano ridurre la produttività innovativa e la qualità dell’output tecnologico. “Stare fuori dalle logiche finanziarie della borsa ci permette di avere mani libere e non essere costretti ad una crescita di volumi che non ci farebbe fare innovazione come la intendiamo noi”. Ossia come?

Innovazione

Le linee guida dell’innovazione in Genetec sono architettura aperta, verità, struttura ibrida.

Ma la logica open non contrasta con quella strategia dell’unificazione tecnologica, che Genetec ha sposato appieno, rispetto all’integrazione tradizionale? Al contrario, dice Pierre Racz: permette di godere al massimo della libertà di scelta tecnologica evitando “integrazioni Frankenstein” che non sempre funzionano ed assumendosi la responsabilità di far funzionare tutto anche in caso di upgrade e aggiornamenti. L’obiettivo è il customer delight - sintesi del Dave Packard-pensiero (l’innovatore cui Pierre dichiara di ispirarsi): non limitarsi alla semplice soddisfazione del cliente, ma superarne le aspettative creando valore reale e duraturo. E ovviamente tenere ferma la barra della responsabilità – che attraversa inevitabilmente anche la parte cyber: per quanto sia impossibile impedire materialmente al cliente di usare la tecnologia in modo improprio, per Genetec è dovere del produttore porre tutti gli ostacoli possibili affinché ciò non avvenga. Al punto che Racz sarebbe favorevole ad introdurre una responsabilità legale per il produttore che non offrisse sufficienti informazioni sui rischi e sulle problematiche. Vi avevo detto che è un tipo imprevedibile vero?

Filosofia

E se la responsabilità si esprime nella qualità e nella sicurezza dei dati, ma anche nella loro governance, cosa distingue a questo punto un ingegnere da un filosofo o da un manager? Tra i tre, Pierre Racz devia sull’aspirazione ad essere definito come “un uomo del Rinascimento”. Quell’uomo universale - di cui l’Italia vanta varie testimonianze - capace di coltivare una curiosità che spazia dalla tecnica all’umanistica. O almeno così l’ho interpretato io. Ma siccome Matrix ci ha insegnato che sono più importanti le domande perché le risposte sono già dentro di noi, suggerisco di trovare la vostra interpretazione. Potrebbe essere l’oggetto del prossimo Press Summit ;-)

Tornando a bomba

L’OCR del 2007 leggeva le targhe. Il sistema di oggi segue un uomo col cappello rosso della Nike. Tra i due passi, vent’anni di hardware, software, cloud e modelli LLM. Ma la richiesta del cliente è ancora la stessa: “dimmi dov’è quel tizio, ma soprattutto dimmi che c’è davvero”. Le tecnologie cambiano, le domande restano. E questo ci riporta ancora una volta al Business of Truth. Che non è innovare tout court: è tenere sempre a mente perché si vuole innovare. 

Di unificazione vs integrazione abbiamo parlato nello scorso numero, a pag. 50 e segg. Breve recap: l’integrazione collega software diversi tramite API, plug-in o connettori: funziona, ma è fragile e richiede manutenzione costante. Nell’unificazione una sola piattaforma centrale gestisce nativamente sensori e dispositivi, senza dipendenze tra software diversi.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.

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