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Scelta dell’asset digitale: non solo finanza, ma risk governance

Scelta dell’asset digitale: non solo finanza, ma risk governance
28/01/2026

di Michele Santulin - Socio fondatore e membro del consiglio di amministrazione di HODL Partners, una società di gestione fondi registrata in Lussemburgo specializzata in strategie di investimento innovative a lungo termine. La società gestisce due fondi principali: HODL Partners Venture e HODL Partners Crypto

Negli articoli precedenti è stato esplorato il potenziale della blockchain come infrastruttura di valore, che trasforma la fiducia da promessa a protocollo verificabile. Ora, per il manager o il professionista della sicurezza che desidera orientarsi nel panorama degli asset digitali, è fondamentale comprendere il vero cuore di questo ecosistema: le diverse categorie di criptovalute e il loro specifico profilo di rischio, compliance e opportunità. La scelta dell’asset non è solo una decisione finanziaria, ma di governance del rischio e di gestione delle chiavi di sicurezza.

Mappatura degli asset digitali 

Per un pubblico abituato a classificare gli asset in base al rischio e alla funzione, la categorizzazione dei digital asset deve essere chiara. Seguendo una logica funzionale, è possibile dividere l’universo delle criptovalute in sei categorie principali, ognuna con un diverso layer di sicurezza e compliance.

a - Digital Commodity (Bitcoin)

• Identificazione – Bitcoin è l’esempio primario. Funziona come una materia prima digitale grazie alla sua scarsità programmata (limite massimo di 21 milioni di unità).

• Profilo di Sicurezza – offre la massima resistenza alla censura e un’immutabilità quasi assoluta. Il rischio principale non è tecnico (la rete è la più robusta), ma è legato alla volatilità del prezzo e alla natura algoritmica della sua sicurezza economica. È la forma più pura di cyber resilience applicata a un asset.

b - Digital Coin (Programmable Blockchains: Ethereum, Solana, ...) 

• Identificazione - sono le valute native delle blockchain programmabili (come Ethereum o Solana) che abilitano gli Smart Contracts.

• Profilo di Sicurezza – il valore risiede nella loro utilità come gas per far funzionare l’ecosistema DeFi (Finanza Decentralizzata) e le DApp. Il rischio è legato alla sicurezza del codice degli Smart Contracts che utilizzano queste coins e alla governance della rete stessa (es. rischi di fork o modifiche del protocollo).

c - Digital Token (Uniswap, AAVE, ...) 

• Identificazione - asset che non hanno una loro blockchain nativa, ma “girano” su blockchain esistenti (tipicamente Ethereum). Possono essere Utility Token (per accedere a un servizio) o Governance Token (per votare sulle decisioni di un protocollo DeFi).

• Profilo di Sicurezza – il rischio principale è il rischio di controparte (se il progetto fallisce) e la vulnerabilità del protocollo sottostante. La trasparenza è data dalla capacità di verificare il codice open source della DApp.

d - Digital Currency (Stablecoins: Tether, Circle, ...) 

• Identificazione - criptovalute il cui valore è ancorato a un asset stabile come le valute, solitamente il Dollaro USA (es. USDC, USDT).

• Profilo di Sicurezza – è una scelta critica. Offrono stabilità, ma introducono il rischio di riserva (sono i fondi che garantiscono il peg 1:1) e il rischio normativo. Poiché agiscono da ponte tra finanza tradizionale e cripto, sono il punto focale della regolamentazione finanziaria globale.

e - Digital Security Token (Stock, Bonds, RWA Tokenization) 

• Identificazione - asset che rappresentano la proprietà digitale di un bene reale (Real World Assets - RWA) o un titolo finanziario tradizionale (azioni, obbligazioni).

• Profilo di Sicurezza - il maggiore vantaggio è la compliance. Questi token sono progettati per rispettare le normative finanziarie (SEC, Consob, ecc.). Il rischio è legale e operativo, legato all’efficacia del contratto legale che lega il token al bene fisico.

f - Digital Meme Coin/Token (Dogecoin, ...) 

• Identificazione - asset nati per motivi culturali, umoristici o puramente speculativi, spesso privi di una utility intrinseca o di un protocollo robusto.

• Profilo di Sicurezza - rischio elevatissimo. Sono totalmente guidati dalla community e dalla speculazione. Non adatti a investimenti che richiedono analisi fondamentale o gestione del rischio prudente.

Scelta e analisi di rischio: focus sulle Stablecoin

Le Stablecoin meritano attenzione specifica. Sono l’equivalente di una “banconota digitale” in Dollari o Euro e sono strategiche perché consentono transazioni veloci sulla blockchain senza esporsi alla volatilità del mercato crypto, fungendo da capitale operativo digitale. La loro sicurezza non è algoritmica, ma fiduciaria e legale. Per un’analisi di sicurezza, il focus deve essere sul rischio di riserva e rischio di regolamentazione. Vediamoli.

Requisito di Collateralizzazione (USA) 

La stabilità di queste Stablecoin dipende dall’esistenza e dalla liquidità delle riserve. L’aspettativa di mercato, soprattutto negli Stati Uniti dove operano i principali emittenti, è che le riserve siano costituite da strumenti altamente liquidi e a basso rischio.

• T-Bills (Treasury Bills) – molti emittenti di Stablecoin compliant dichiarano di detenere gran parte delle loro riserve in Titoli del Tesoro USA a breve termine (T-Bills). Questi sono considerati l’asset più sicuro e liquido al mondo, essenziali per mantenere il peg in quanto possono essere liquidati rapidamente.

• Due Diligence - è necessario esigere la massima trasparenza e auditabilità delle riserve, verificando che siano detenute in conti segregati e che gli attestation report siano frequenti e indipendenti. Il rischio è di controparte centralizzata in caso di mix di riserve meno liquide.

Regolamentazione MiCAR (UE)

L’UE ha stabilito un quadro normativo all’avanguardia con il regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCAR). Questa normativa impone requisiti stringenti alle Stablecoin che mirano a operare nell’UE, classificandole come Asset-Referenced Tokens (ART) o Electronic Money Tokens (EMT).

Requisiti MiCAR

Riserve 1:1 – le Stablecoin devono essere integralmente garantite da riserve con un rapporto minimo di 1:1.

Qualità del Collaterale – le riserve devono essere detenute in asset sicuri e liquidi, con restrizioni molto chiare. Non possono essere investite in asset che espongono a rischio di mercato, a garanzia di mantenere la stabilità.

Vigilanza – l’emittente deve essere un’istituzione autorizzata (es. un istituto di moneta elettronica) e sottoposto a vigilanza regolamentare.

Implicazione – la MiCAR eleva la soglia di legalità e trasparenza per le Stablecoin nell’UE, riducendo il rischio di governance ma aumentando l’importanza di scegliere solo emittenti che dimostrino proattività nella conformità MiCAR.

Nelle scelte di Stablecoin, la priorità deve essere data alla trasparenza del collaterale (preferibilmente T-Bills o equivalenti) e all’impegno nella conformità normativa (MiCAR). La stabilità del prezzo è inutile senza la certezza che la riserva esista e sia legalmente verificabile.

Conclusione

Abbiamo visto che la scelta dell’asset è un esercizio di risk governance basato sulla compliance e sulla liquidità del collaterale. Tuttavia, il rischio più grande in questo ecosistema non è il fallimento dell’asset, ma la custodia in sicurezza della chiave di accesso. Nel prossimo articolo esploreremo in dettaglio come i professionisti della sicurezza devono affrontare il Key Management e le strategie di cold storage, delineando le opzioni etiche e lecite per il trading e il saving e analizzando i veri vettori di attacco cyber che minacciano il capitale digitale.

La versione integrale dell’articolo riporta tutte le domande, per visualizzarle apri il pdf allegato.

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