di Ilaria Garaffoni
Quello del security manager è un lavoro complesso, spesso ingrato, tenuto ai margini. Ignorato quando tutto va bene, additato se le cose precipitano. Ma chi fa quel mestiere lo ama, contro ogni logica e previsione. E chi lo fa bene, spesso, è ricambiato. Ne abbiamo avuto la certezza al Security Management Cafè del 21 novembre, durante Fiera Sicurezza. Spritz per celebrare ciò che funziona; caffè amaro per condividere dolori e complicazioni. Questa la sfida raccolta dai tanti Security Manager top level presenti. Spoiler: ha vinto lo spritz. E non solo perché ce la si fa sempre, in un modo o nell’alcol.
Nonostante l’ultimo giorno di fiera, la sala introvabile e il riscaldamento non pervenuto, il gotha del security management italiano ha detto ancora una volta sì al proprio lavoro. Da chi gestisce eventi monster – Olimpiadi, grandi partite, flussi ingestibili – a chi opera nella GDO e nel food, dal trasporto pubblico locale, ferroviario e aeroportuale fino alla protezione del made in Italy e del luxury. In mezzo ci sono energia, banche, musei, manifattura, logistica, PA e tutto il mondo della vigilanza privata. Che è un mondo a parte.
Un nome, due professioni
Se i Corporate Security Manager la sicurezza la governano e la disegnano – tra risk assessment, compliance e perimetro cyber–fisico – i Security Manager della vigilanza privata la sicurezza la presidiano: uomini, turni, mezzi, territori. Due funzioni legate da un equivoco lessicale che racconta più di una confusione semantica: racconta un sistema che non riesce a parlarsi. Eppure entrambi i mondi chiedono la stessa cosa: essere ascoltati. All’industria chiedono più integrazione e meno isole tecnologiche. Al legislatore chiedono norme chiare e riconoscimento. Alle associazioni dicono: “basta vetrine, unitevi e fatevi sentire”. È quanto emerge dall’esperimento di ascolto – anonimo e senza filtri – che abbiamo lanciato con una survey sul comparto.
Click
Ne è uscita una fotografia schietta e viva, che abbiamo commentato al Cafè tra tanti brindisi e qualche caffè amaro o amarissimo. Una foto molto ampia, quella emersa dalla survey, che passa dal quotidiano lavorativo al rapporto con la tecnologia, fino alle richieste al decisore politico e al mondo della rappresentanza. Ci serviranno più numeri di secsolution magazine per entrare nel dettaglio dei risultati. Per ora possiamo dirvi che i security manager non chiedono rivoluzioni patinate né innovazioni iperboliche. Chiedono un’evoluzione collaborativa fatta di dialogo, riconoscimento professionale – e anche economico, per brindare ancor meglio.
La versione integrale dell’articolo riporta tutte le domande, per visualizzarle apri il pdf allegato.
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