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Le imprese del commercio pagano il costo dell’illegalità

Le imprese del commercio pagano il costo dell’illegalità
17/07/2025

della Redazione

39,2 miliardi di euro e 276mila posti di lavoro a rischio. Questo il costo che le imprese del commercio e dei pubblici esercizi hanno pagato nel 2024 per l’illegalità - dall’abusivismo alla contraffazione, dalla criminalità alle spese difensive e assicurative, per chiudere con il cybercrime. I dati emergono dalla ricerca “Più sicurezza per territori, imprese e città” di Confcommercio, presentata alla XII Giornata nazionale “Legalità, ci piace!”.

Nel 2024 il 30% delle imprese del terziario ha avvertito un peggioramento dei livelli di sicurezza: la percezione è che i furti siano stati in aumento del 28% (+ 4,5%) rispetto al 2023 e che gli atti vandalici e le spaccate siano cresciuti del 25,4% (+ 4,3), come pure le rapine (25,3%, pari ad un + 6,4%). E questo nonostante l’82,9% delle imprese abbia investito negli ultimi anni in misure di sicurezza, soprattutto videosorveglianza (64,3%) e sistemi antintrusione (53,4%), ma anche vigilanza privata armata (5,2) e non armata (6,4). Da tenere a mente che i reati predatori e violenti, alimentando insicurezza, impattano sulla stessa propensione all’acquisto, peggiorando quel clima di fiducia che sta alla base del consumo e riducendo le stesse occasioni di shopping per la paura di uscire o di frequentare alcune aree.

Atti criminosi, baby gang, mala movida

Non è un caso che quasi un imprenditore su tre (31,3%) nel 2024 abbia temuto che la propria impresa potesse essere esposta al rischio di fenomeni criminali. Il furto è il crimine che preoccupa maggiormente in termini di sicurezza personale, dei propri collaboratori e della propria impresa (33,2%). Il 21,3% degli imprenditori dichiara poi di aver riscontrato episodi criminali legati alla presenza di “baby gang” nella zona di operatività e, di questi, quasi la metà (48%) si è dichiarato preoccupato per la propria attività. Tre imprenditori su dieci ha affermato di temere il fenomeno della “mala movida”, soprattutto per gli atti di vandalismo e danneggiamenti alle strutture che ne possono derivare (45,8%) e in generale per il degrado urbano che ne consegue (49,5%)

Misure di protezione e incentivi

Oltre otto imprese su dieci (82,9%) ha investito negli ultimi anni in misure di sicurezza, soprattutto in sistemi di videosorveglianza (64,3%) e di allarmi antintrusione (53,4%). E proprio il sostegno alle imprese per affrontare maggiori investimenti per prevenire i rischi, dotandosi di nuovi e ulteriori sistemi di sicurezza, è al centro delle proposte che Confcommercio ha presentato al Governo. Patrizia Di Dio, vicepresidente di Confcommercio con delega alla Legalità e alla Sicurezza, ha anche parlato di ampliare sul territorio nazionale, partendo dalle aree critiche, la Polizia di prossimità (già attiva in alcune realtà con il poliziotto di quartiere). Di Dio ha anche evidenziato che il rafforzamento del controllo del territorio da parte di Amministrazioni locali e Forze dell’Ordine sarebbe un deterrente anche contro i fenomeni di abusivismo e contraffazione (che, oltre ad alterare la concorrenza, degradano le città con l’occupazione illecita del suolo pubblico). 

Il ruolo del Governo

Il sottosegretario al Ministero dell’Interno, On. Nicola Molteni, ha sottolineato che libertà, sicurezza e legalità sono precondizioni essenziali per la crescita economica di un paese. La sicurezza non può essere considerata un costo sociale, ha dichiarato Molteni, ma va identificata come un patto sociale tra istituzioni, enti locali e associazioni, con lo Stato come attore principale. “Bisogna costruire la sicurezza dal basso con la cooperazione e il coordinamento”, ha dichiarato Molteni. Tra le priorità del Governo: rafforzare gli organici, difendere i presìdi di sicurezza e ampliare la rete di videosorveglianza. 

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.

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