di Giovanni Villarosa - Laureato in Scienze dell’Intelligence e della Sicurezza, esperto di Sicurezza Fisica per Infrastrutture, CSO e DPO, membro del comitato tecnico-scientifico del CESPIS, Centro Studi Prevenzione, Investigazione e Sicurezza
Bill Gates, qualche anno fa, per introdurre la tematica della digitalizzazione delle cose, che avrebbe convertito un comune edificio in un’infrastruttura altamente performante e integrabile all’interno di una smart city, utilizzò la seguente massima: “come accade per un essere vivente, un’organizzazione funziona al meglio se basata su un sistema nervoso capace di distribuire istantaneamente le informazioni a tutti coloro che ne hanno bisogno.”
La creazione di una smart city rappresenta, nell’immaginario collettivo, un esempio molto affascinante nella complessa applicazione di quella rivoluzione tecnologica conosciuta come digital transformation, ovvero, quel processo ambizioso composto da molteplici fattori distinti, tra i quali la sostenibilità infrastrutturale, l’efficientamento energetico, la mobilità, la sicurezza. Smart city (SC) significa fondamentalmente reti wireless, connessioni ultra veloci 5G, sviluppo di infrastrutture pubbliche intelligenti, mobilità smart, sanità digitale, ambiti dove tutti i devices connessi si scambieranno on time volumi enormi di dati, soprattutto personali, generando così una considerevole quantità di informazioni vitali per il buon funzionamento di tutti i servizi pubblici (mobilità, scuola, sanità, turismo, servizi pubblici, fiscalità, etc), ma soprattutto importanti per la stessa sicurezza urbana.
Building automation
Smart significa anche building automation; un edificio smart (ES) è sostanzialmente una struttura che razionalizza e migliora tutte le funzioni operative svolte al suo interno, perché, se da un lato una grande quantità di funzioni vengono predisposte per essere automatizzate, dall’altro, tutti i dispositivi devono essere interconnessi tra loro, dando vita ad un sistema più o meno articolato, e, in base al numero di impianti intelligenti che compongono un edificio, e al livello di integrazione raggiunto, la struttura si caratterizza per una maggior o minor complessità. Siamo ormai di fronte ad una nuova dimensione, quella della Building 4.0, dove il volume delle tecnologie digitali integrate nelle costruzioni rappresentano l’elemento a valore aggiunto, basato su quattro pilastri fondamentali: l’automazione, il reticolo IoT, l’analisi e la trasformazione dei big data in smart data, il cd BIM (building information modeling).
Sicurezza
Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è quello relativo alla sicurezza, perché un ES deve essere soprattutto sicuro ed efficiente, dato che riceve dalla sensoristica installata al suo interno tutta una serie di informazioni in real time, dati vitali per porre in essere interventi proattivi, a tutto vantaggio dell’operatività e della sicurezza infrastrutturale. Infatti, un edificio smart è vivibile quando la città è sicura; è smart se è essenzialmente safe, ovvero, se residenti e visitatori si sentono liberi di poterla vivere nella sua interezza; questo spiega le ragioni per cui sia prioritario, in fase di progettazione di queste nuove realtà urbane, tenere conto di tutti i molteplici aspetti connessi alle esigenze di sicurezza, attraverso la messa a punto di sistemi interconnessi, supportati dalla tecnologia IOT e capaci di garantire la prevenzione di scenari di rischio - siano essi di carattere criminale, terroristico, o naturale – contemperando esigenze, parimenti importanti, di tutela della privacy dei cittadini.
Solo attraverso la predisposizione di efficaci strategie di sicurezza, con l’ausilio delle nuove tecnologie integrate da software di videoanalisi dotati di intelligenza artificiale, è oggi possibile prevedere e implementare azioni di monitoraggio capaci di prevenire o, comunque, di individuare e segnalare in tempo reale tutte le eventuali criticità.
Strumenti altamente sofisticati in grado di fungere da sensori utili nel tenere sotto controllo sia i flussi di traffico - consentendo di ridurlo e di razionalizzare i servizi di trasporto pubblico - che i livelli di inquinamento dell’aria e acustico, come di fungere da supporto nell’organizzazione di altri servizi tra cui, a titolo esemplificativo, quelli in ambito healthcare.
Servono professionisti
È di tutta evidenza, perciò, come la realizzazione di tali ecosistemi digitali necessiti di figure professionali specifiche e altamente qualificate, le cui competenze permettano di predisporre progetti in linea con le esigenze di trasformazione in atto e che, nel pieno rispetto della tutela della riservatezza di ciascuno, introducano sistemi di capillare controllo del territorio. Tuttavia, i principali ostacoli allo sviluppo delle smart city sono rappresentati principalmente dalla carenza di personale (52%) e di risorse umane competenti interne alle amministrazioni comunali (47%), mentre, secondariamente, dalla mancanza delle dovute risorse economiche (48%). Ulteriore criticità è quella di definire con accuratezza il livello smart, o di intelligenza, delle città, impresa molto ardua, poiché non esistono precisi e univoci metodi di valutazione, nonostante gli sforzi fatti dalle università e centri di ricerca nella raccolta di dati, per confezionare classifiche e rating che possano essere presi come riferimento.
Smart City Index
Lo Smart City Index (indicatore riconosciuto internazionalmente), documento elaborato annualmente dallo Smart City Observatory (espressione del World Competitiveness Center), nell’edizione 2023 poneva ai primi tre posti della classifica mondiale delle città smart Zurigo, Oslo e Canberra, con Bologna in posizione 51 e Milano 82. Nell’ultimo anno il mercato verticale italiano delle smart city è aumentato, con un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti, dovuto alla burocrazia legata agli obblighi del PNRR, alla quale i comuni italiani si devono uniformare. I settori interessati dai fondi nazionali del PNRR sono l’illuminazione pubblica “intelligente” (24%), la smart mobility (21%), i sistemi di smart metering di luce, acqua e gas (12%), e l’ambito delle energie rinnovabili (13%).
Peraltro, tutti gli enti locali (89%) che hanno avviato i progetti di trasformazione smart nell’ultimo quinquennio, proseguiranno nell’investire ulteriormente su smart mobility, smart building e analisi dei dati relativi ai flussi del turismo e degli eventi nelle città.
Nel mercato domestico i fondi del PNRR destinati alle smart cities ammontano a circa 17,1 miliardi Ä, con 2,9 miliardi destinati alla digitalizzazione della PA delle smart city, 10,7 miliardi per la transizione ecologica e l’efficienza energetica tramite le energie rinnovabili, 2,5 miliardi destinati ai Piani Urbani Integrati delle città, mentre 1 miliardo è investito nei progetti per la rigenerazione urbana.
Infine, gli ultimi dati del 2023 dipingono un mercato assolutamente soddisfacente per i progetti futuri delle smart city, cresciuto mediamente di dodici punti in Italia, del 21,9% in Europa, il 20% negli USA e del 20,6% nel quadrante Asiatico.
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
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