Intervista a Giuseppe Mancini - Presidente ASIS International Chapter Italy 2026-2027
Rafforzare la professione del security manager investendo in formazione e networking, includere la sicurezza psicologica nei modelli di protezione e costruire una rete di sicurezza in cui nessuno è isola e la security diventa un valore che genera fiducia e rafforza le organizzazioni. Questa, in estrema sintesi, la visione di Giuseppe Mancini, Presidente eletto di ASIS International Chapter Italy per il biennio 2026-2027.
Partiamo col botto: perché dedicare tempo e risorse all’attività associativa?
Ritengo che essere parte di un’associazione come ASIS International significa investire nel proprio futuro e in quello dell’intera comunità professionale della security. La crescita personale, il networking, il confronto con esperti globali e la cooperazione internazionale sono elementi essenziali per affrontare le sfide del nostro settore. Ogni associato ha un ruolo chiave nel rafforzare il valore della sicurezza, contribuendo a costruire un ambiente più sicuro e preparato per tutti.
Dalla teoria alla pratica: ci dica 5 buone ragioni per associarsi.
1) Crescita professionale e certificazioni riconosciute a livello internazionale: ASIS International offre percorsi di certificazione come il CPP (Certified Protection Professional) e l’APP (Associate Protection Professional), che forniscono un riconoscimento globale delle competenze e favoriscono lo sviluppo di carriera, sia per i professionisti senior che per chi è agli inizi. La possibilità di accedere a formazione e certificazioni accreditate consente di mantenere standard elevati nel settore della security.
2) Networking e cooperazione globale: con oltre 34.000 membri in circa 155 Paesi e 254 sezioni, ASIS International rappresenta una rete di esperti di sicurezza attivi in praticamente ogni settore, sia pubblico che privato. La comunità include professionisti di ogni livello, dai manager emergenti ai CSO e CEO, offrendo un ambiente unico di confronto e collaborazione. Far parte di ASIS significa accedere a un network globale sempre disponibile per condividere esperienze, fornire supporto e affrontare insieme le sfide della sicurezza su scala internazionale.
3) Supporto nella gestione delle sfide della sicurezza globale: essere associati ad ASIS offre l’opportunità di affrontare le complessità della sicurezza aziendale a livello internazionale. Grazie a linee guida, best practice e network di esperti, i membri possono orientarsi tra normative, regolamenti e minacce emergenti in diversi contesti geopolitici, accedendo a strumenti e conoscenze utili per operare con maggiore efficacia e sicurezza.
4) Opportunità di collaborazione pubblico-privato: un Security Manager può beneficiare del ruolo chiave di ASIS nel facilitare la cooperazione con forze dell’ordine, enti governativi e organizzazioni internazionali. L’associazione offre l’opportunità di partecipare a partnership strategiche, accedere a best practice e contribuire a iniziative congiunte che rafforzano la sicurezza aziendale e globale.
5) Senso di appartenenza e valori condivisi: essere parte di ASIS International significa entrare in una comunità globale in cui il supporto reciproco e la condivisione di valori sono fondamentali. Oltre all’accesso a risorse e opportunità professionali, l’associazione offre ai suoi membri un ambiente in cui riconoscersi, favorendo un forte legame basato su fiducia, collaborazione e crescita comune. Indipendentemente dal Paese o dal settore di appartenenza, far parte di ASIS significa sentirsi parte di una realtà coesa, in cui ogni membro può contare su un punto di riferimento solido e su colleghi che condividono le stesse sfide e obiettivi.
La consapevolezza del rischio è la base di ogni pensiero di security. Gli attuali percorsi di formazione per i security manager sono a suo avviso adeguati? Sarebbe necessario estendere l’obbligo di certificazione UNI 10459:2017 anche a chi si occupa esclusivamente di sicurezza corporate?
I percorsi di formazione per security manager stanno evolvendo per rispondere a un panorama di minacce sempre più complesso, interconnesso e multidimensionale. Tuttavia, è essenziale superare i modelli tradizionali, adottando un approccio integrato che combini in modo efficace sicurezza fisica, cybersecurity, gestione strategica del rischio e intelligence sulle minacce emergenti e ibride. Oggi, un security manager deve avere una visione olistica e strategica, diventando un asset chiave per il business. Inoltre, il ruolo della security non si limita più all’applicazione di protocolli e controlli, ma contribuisce attivamente alla creazione di un ambiente di lavoro sicuro, resiliente e basato sulla fiducia, dove la sicurezza è percepita come un valore strategico e non solo come un adempimento normativo. Ritengo che l’estensione dell’obbligo della certificazione UNI 10459:2017 anche ai professionisti della sicurezza corporate possa rappresentare un importante passo avanti verso standard uniformi di competenza e professionalità, rafforzando la credibilità del settore e il riconoscimento del ruolo del security manager nelle organizzazioni. Tuttavia, è essenziale che questa evoluzione avvenga in modo graduale, considerando le specificità dei diversi ruoli e garantendo un equilibrio tra qualificazione e accessibilità, per evitare barriere eccessive all’ingresso nella professione.
Le funzioni di security sono espletate da diverse figure professionali, che a loro volta devono dialogare con interlocutori dal lessico e dalle logiche assai diverse (FFOO, giuristi, tecnici, PA, CdA, ecc): a suo avviso quali sono gli essential soft skills nel security management?
Avendo maturato esperienza sia in ambito Statuale/istituzionale e sia aziendale, ritengo che un security manager efficace deve essere, prima di tutto, un facilitatore, capace di costruire ponti tra esigenze diverse e favorire la collaborazione. Le soft skills fondamentali possono essere individuate in: comunicazione efficace (saper adattare il linguaggio ai diversi interlocutori, rendendo accessibili anche i concetti più tecnici); leadership e gestione del team (motivare e coordinare i collaboratori, soprattutto nei momenti critici; pensiero critico e problem solving (analizzare situazioni complesse e sviluppare strategie di mitigazione efficaci); empatia e negoziazione (comprendere le esigenze altrui e mediare soluzioni vantaggiose per tutte le parti coinvolte). E’ essenziale che il messaggio di fiducia sia sempre trasmesso a tutti i livelli. Solo così si può contribuire a rafforzare la figura del security manager, consolidandone autorevolezza e credibilità.
Le nuove generazioni di professionisti, di cui la vostra Security is You(th)! rappresenta un’efficace testimonianza, sapranno uscire dalle logiche di controlli, sanzioni e politiche calate dall’alto per abbracciare modelli di management governati da condivisione degli obiettivi ed empatia? Cosa può fare ASIS in questo senso?
Le nuove generazioni sono già orientate verso un modello di sicurezza basato sulla collaborazione, sulla tecnologia e sulla gestione integrata del rischio. Tuttavia, per facilitare questa evoluzione è necessario un cambio di paradigma: la sicurezza non deve essere percepita come un vincolo imposto, ma come un valore condiviso. ASIS può giocare un ruolo cruciale in questa transizione attraverso: mentorship e formazione per trasmettere ai giovani professionisti una visione della security basata sulla resilienza organizzativa e sulla gestione partecipata; iniziative di networking e scambio intergenerazionale, creando opportunità di confronto tra esperti senior e giovani talenti per unire esperienza e nuove prospettive; promozione di una cultura della sicurezza inclusiva, che consideri anche il benessere psicologico e la sicurezza emotiva, contribuendo a creare ambienti lavorativi più aperti, trasparenti e collaborativi; investimento in innovazione e tecnologia, fornendo strumenti all’avanguardia per affrontare le sfide della sicurezza moderna.
Quali sono le sfide micro e macro che dovrà affrontare nel suo mandato 2026-2027?
Nel mio mandato, intendo innanzitutto proseguire il percorso avviato insieme all’attuale direttivo, guidato dal mio amico e collega Francesco Zio, concentrandomi su due aree fondamentali. Da un lato, rafforzare la nostra professione investendo nella formazione continua, creando nuove opportunità di networking e promuovendo un’integrazione più solida. La sicurezza non si limita alla tecnologia e alle procedure, ma riguarda soprattutto le persone: è essenziale includere la sicurezza psicologica nei nostri modelli di protezione. Dall’altro, dobbiamo analizzare con attenzione il contesto in cui operiamo. Le minacce evolvono rapidamente – tra cybercrime, tensioni geopolitiche e nuove tecnologie – e dobbiamo essere in grado di adattarci con la stessa velocità. La nostra associazione deve diventare un punto di riferimento per i professionisti della security, supportandoli nel guidare le scelte strategiche delle aziende. Il mio obiettivo è dare concretezza alle parole del Presidente del Board di ASIS International, Joe Olivarez: la sicurezza non può essere garantita in modo isolato, ma richiede una comunità. Dobbiamo costruire una vera rete di sicurezza, in cui nessuno lavori da solo.
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