di Mara Bottale - Titolare presso PB Elettronica
Sempre più spesso sentiamo parlare e leggiamo di integrazioni; contestualmente, la figura del system integrator è sempre più attrattiva. Ma cosa significa, davvero, integrazione? Il vocabolario Treccani ci restituisce una definizione utile a spiegare bene il concetto: “in senso generico, il fatto di integrare, di rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni”. L’integrazione di diverse tecnologie serve, dunque, a migliorare le prestazioni delle stesse, completandole a vicenda.
La necessità di unire più tecnologie è un’esigenza molto sentita perché gestire, nello stesso ambito, più sistemi o prodotti singolarmente è spesso fonte di poca efficienza. Al contrario, gestire più sistemi insieme consente all’utilizzatore di ottenere in modo efficace tutte le funzionalità che i differenti sistemi possono offrirgli. Il fatto di poter utilizzare un unico centro di controllo per più tecnologie rende inoltre più immediata e meno dispendiosa la gestione degli stessi.
Quale integrazione?
Nel corso degli anni il mercato ha proposto varie integrazioni: da quelle di base, dove diversi apparati si integravano semplicemente attraverso lo stato di ingressi ed uscite senza che ci fosse una vera possibilità di interazione, a quelle leggermente più evolute, dove, seppur con limiti legati al tipo di interfacciamento, i diversi sistemi potevano interagire. Col tempo l’evoluzione tecnologica ha portato verso soluzioni più efficaci, ovvero al colloquio degli apparati tramite protocolli di comunicazione noti ad entrambi. In questo modo si è raggiunto un effettivo miglioramento delle performances delle singole tecnologie perché lo scambio di informazioni tra le stesse consente in modo immediato, senza necessità di intervento umano, di ottenere reazioni e modifiche funzionali legate alla situazione contingente.
Serve un esempio?
Per fare un esempio pratico possiamo immaginare un sistema di videosorveglianza ed uno di antintrusione. Entrambi, in modo autonomo, assolvono alla funzione per cui sono stati progettati ma, messi in condizione di dialogare tra loro in tempo reale, possono senz’altro fornire risultati più efficaci. Se ipotizziamo che l’impianto antintrusione rilevi un movimento in una parte dell’area controllata, lo stesso può, interagendo con la domotica e con l’impianto di videosorveglianza, fare in modo di accendere le luci e dirigere le telecamere in modo che inquadrino immediatamente la stessa zona, aumentando il fattore di qualità con cui registrano o inviano le immagini.
Più è profonda, più è efficace
E’ evidente che più è profondo il livello di integrazione e maggiore è l’efficacia della stessa. La scelta di prodotti da mettere in campo dovrebbe quindi tenere conto della disponibilità di protocolli di integrazione evoluta e della volontà dei costruttori di ampliare sempre più la gamma delle prestazioni ottenibili tramite l’interazione tra i sistemi.
Occhio al fuori servizio
E’ altresì importante che i sistemi funzionino a prescindere dalla presenza e dall’operatività degli altri prodotti integrati per evitare che l’eventuale “fuori servizio” di un solo apparato pregiudichi il buon funzionamento degli altri dispositivi. A tal proposito è bene sottolineare l’importanza delle sezioni di alimentazione che devono rigorosamente essere autonome per ogni sistema al fine di non costituire il punto debole dell’integrazione.
Gestione remota
L’integrazione tra prodotti diversi può essere molto utile anche per facilitare la gestione remota di un sistema di sicurezza da parte di un centro di supervisione. L’effort messo in campo dal fornitore della centrale antintrusione per integrare sottosistemi diversi dai classici rivelatori rende superflua l’implementazione dei protocolli di integrazione a bordo dei sistemi di supervisione, consentendo una grande flessibilità nella scelta dei prodotti installabili in campo. In pratica, nell’esempio dove la centrale antintrusione è anche il mezzo per remotizzare le informazioni relative ad altri sistemi di sicurezza (ad esempio videosorveglianza, domotica, centrali gestione uscite di emergenza eccetera), la stessa avrà la funzione di normalizzare le informazioni verso il centro di supervisione e controllo e, via via che verranno sviluppate nuove integrazioni, si potrà ampliare la gamma dei prodotti da installare in campo senza ulteriori costi lato PSIM.
Sicurezza cyber
Oltre a quanto sopra, un’integrazione che utilizzi reti dati dedicate agli apparati di sicurezza consente più vantaggi. Poter collegare dispositivi su una LAN separata che non abbia impatto sulla rete dati dedicata al core business aziendale consente un notevole risparmio di gestione di quest’ultima, abbatte i rischi legati alla cybersecurity e, contestualmente, migliora anche la sicurezza intrinseca della rete dati legata alla security. In estrema sintesi possiamo affermare che due dispositivi integrati non sommano le loro funzioni bensì ne moltiplicano l’efficacia!
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
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