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Scatta l’emergenza: che fa il controllo accessi?

23/05/2022

della Redazione

Scoppia un incendio, si guasta un’apparecchiatura, manca corrente…Come deve comportarsi un sistema elettronico di controllo accessi in caso di emergenza? Spalancare sempre le porte a tutti? Nel progettare l’impianto occorre prestare particolare attenzione alle misure da prendere in presenza di situazioni critiche e di pericolo. È essenziale che, in alternativa agli automatismi, vi sia sempre una via d’uscita manuale semplice e sicura, rapida e facile da attuare. Ne va di mezzo l’incolumità delle persone. Scontato? Non sempre.

Lo scopo essenziale di un sistema elettronico di controllo accessi basato su badge, transponder o impronta biometrica, è quello di automatizzare le procedure di transito degli utenti attraverso i varchi (interni ed esterni). L’automazione – che offre notevoli benefici in termini economici e di sicurezza – comprende il riconoscimento automatico, le verifiche dei diritti di accesso (chi può accedere, dove e quando), l’apertura automatica dei varchi (porte, tornelli, bussole ecc.) e il controllo passo-passo del transito attraverso gli stessi. Una criticità da tenere sott’occhio in sede di scelta e progettazione dell’impianto riguarda il comportamento del sistema e le misure da adottare in caso di emergenza (ad esempio un incendio), oppure per un sopraggiunto guasto della componente elettronica/informatica o per mancanza improvvisa di energia elettrica. In situazioni di pericolo o necessità è essenziale che, in alternativa agli automatismi, vi sia sempre una via d’uscita (è il caso di dirlo) manuale, semplice e sicura, rapida e facile da attuare. 

In caso di guasti

La prima domanda (banale) da porsi davanti a un varco sottoposto al controllo elettronico degli accessi è: come si entra e (soprattutto) come si esce nel caso in cui dovesse verificarsi un guasto? Le considerazioni da fare e le conseguenti misure da prendere sono legate alla struttura fisica, al tipo di apertura/chiusura (elettrificazione) e alle modalità di controllo del transito. A volte, per entrare in caso di disservizio, è sufficiente recuperare la chiave meccanica conservata in un luogo sicuro, così come per uscire basta agire sulla maniglia interna o sul maniglione antipanico. Ma non è sempre così. Una porta controllata in entrambe le direzioni attraverso un elettromagnete deve prevedere dal lato uscita un pulsante di emergenza e in entrata un deviatore a chiave che, se azionati, tolgano corrente al dispositivo e facciano sì che la porta possa rimanere aperta fino al ripristino. La stessa soluzione può essere adottata per una porta dotata di incontro elettrico self-safe, cioè costantemente alimentato (la porta si apre se manca tensione). Per i tornelli e i varchi motorizzati può essere utile una console per la gestione manuale. I modelli “a tripode” prevedono spesso la rotazione libera dei bracci oppure l’abbattimento degli stessi. I varchi motorizzati consentono di porre le ante o i battenti in posizione retratta. I tipi di varchi sono tantissimi. Ognuno di essi, insomma, deve prevedere una specifica via di scampo nei casi in cui il sistema elettronico dovesse venire meno.

Se scatta l’emergenza

Un sistema elettronico di controllo accessi al passo coi tempi non può essere rigido, ma deve poter infrangere le proprie regole e adeguare il suo comportamento nel momento in cui gli viene notificata (da un altro impianto o dall’uomo) una situazione di emergenza (incendio, terremoto ecc.). Per alcuni varchi, ad esempio, il sistema deve attuare uno sblocco immediato e permanente in modo da consentire il deflusso delle persone mentre in altri, al contrario, deve evitare l’apertura (seppur autorizzata) per impedire, ad esempio, il propagarsi delle fiamme. Ora, che si debbano prendere provvedimenti efficaci per consentire un’evacuazione rapida e sicura in caso di pericolo, anche in conformità della legislazione vigente in materia di sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, può sembrare un discorso scontato. E lo è in genere per le vie di fuga, ma non sempre per le porte delle aree interne. Per le uscite d’emergenza integrate nel controllo accessi, l’apertura è sempre assicurata da un’azione manuale. Il sistema si limita a monitorarne lo stato, attivare una segnalazione ottico/acustica locale e registrare l’evento in caso di un uso improprio (apertura da parte di utenti non autorizzati). Per i varchi perimetrali dei locali interni, invece, specialmente quelli caratterizzati da un’automazione spinta, l’evacuazione in caso di emergenza viene spesso sottovalutata.

Se manca corrente

Un sistema elettronico a regola d’arte deve continuare a funzionare anche in caso di mancanza temporanea di corrente. Basterebbe che le apparecchiature elettroniche (lettori, controller ecc.) e i dispositivi di apertura (incontri elettrici, elettropistoni, elettromagneti ecc.) fossero alimentati in modo da garantire la continuità di funzionamento in seguito a un black-out elettrico. Spesso non è così. Il classico esempio è quello in cui l’elettronica è dotata di un’alimentazione autonoma con batteria di back-up integrata, mentre la serratura elettrica è alimentata a corrente alternata a bassa tensione. Risultato: se manca la luce la porta non si apre.

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