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Le competenze dell’installatore di sicurezza in una norma UNI1610032

12/01/2022

di Ilaria Garaffoni 

Dal precedente incontro organizzato da AIPS in fiera SICUREZZA, che a sua volta seguiva il lancio, sempre a Rho, della certificazione dell’installatore di sicurezza, ne è passata di acqua sotto i ponti. Nel 2019 ci si era lasciati con l’impegno a stilare un protocollo d’intesa tra le associazioni per coagulare in una Norma tecnica i contenuti dei diversi schemi di certificazione. Ebbene, a fine 2021 un gruppo di lavoro misto UNI-CEI ha rilasciato un documento UNI dedicato all’attività professionale di progettista, installatore e manutentore per allarme intrusione e rapina, videocontrollo e controllo accessi. Non male come risultato, considerato che in mezzo c’è stato niente meno che il Covid.

Ma come ci siamo arrivati? Con quali aspettative e  implicazioni sul fronte del mercato?

Antonio Avolio, Consigliere naz. AIPS e coordinatore del Gruppo interassociativo

“Nonostante le difficoltà contingenti e le sfide professionali e personali generate dal Covid negli ultimi due anni, il gruppo di lavoro ha trovato comunque un forte stimolo per lavorare, basato sulla convinzione che la qualità non debba passare in cavalleria neanche durante un’emergenza. Anzi, ritenendo che avere regole codificate porti esattamente quella sicurezza che il settore deve saper offrire. Quella stessa sicurezza che il Covid ha mostrato in tutte le sue fragilità, ponendo sul piatto soprattutto i costi della non-sicurezza. Risultato: si è passati da un regime di certificazione totalmente volontario, per giunta basato su un semplice allegato alla revisione nella norma CEI 79/3 (l’allegato K, nato peraltro su impulso di AIPS), ad un progetto di norma UNI ad hoc: uno snodo critico per giungere, forse, ad una forma lata di cogenza. Ma ancor prima: la certificazione tutela e salvaguarda l’installatore anche da responsabilità civili e penali. Conoscenza delle norme e delle tecnologie e certificazione della persona sono la strada per creare un mercato del valore”.

Giulio Iucci, Presidente Anie Sicurezza

“Anche per noi produttori la certificazione è qualificante: se infatti spendiamo tempo e denaro per certificare i prodotti e poi ci affidiamo ad installatori improvvisati, il danno ricade sull’industria e sull’intera catena del valore. La certificazione è quindi una scelta win-win. E’ dunque essenziale che la certificazione diventi una cogenza di mercato, perchè qualunque processo di qualificazione e professio­nalizzazione di un settore è destinato a fallire, se non viene accompagnato da un corrispettivo processo di educazione della clientela. La bella notizia è che istitu­ti finanziari e committenze di primo piano stanno già ponendo la certificazione come condizione per partecipare alle gare d’appalto. A noi sta qualificare la domanda, soprattutto la PA che deve rendere conto alla collettività dei servizi che ha scelto, dandole strumenti di marketing e comunicazione riconosciuti e oggettivi per fare selezione”. 

Raffaele De Astis, Presidente Assosicurezza 

“Ancor più forte è il segnale arrivato dal comparto stesso, che ha scelto di formarsi e mettersi in discussione. Ora la vera sfida è divulgativa e riguarda tutti gli stakeholders del settore, soprattutto la domanda, ma non solo quest’ultima. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti nell’opera di comunicazione del percorso svolto, perchè se chi si è sfidato, studiando e mettendosi alla prova, non otterrà poi qualcosa di più di chi vive da sempre alla giornata, fidandosi di un’esperienza spesso fin troppo autoreferenziale, allora avremo fallito tutti. Il settore nel suo complesso avrà fallito. Nel gruppo di lavoro abbiamo superato le differenze e la competizione, abbattuto steccati e confini e abbracciato la strada dell’associazionismo vero, che è quello della condivisione di obiettivi e della ricerca di punti di coagulazione, che noi abbiamo individuato nella ricerca del valore”. 

Jean-François Milone per ICMQ b.u.Cersa

“Le aziende sono fatte di persone e sono le persone a portare le competenze. La legge 4 già otto anni fa ha codificato il principio della regolamentazione delle professioni non ordinistiche. A quel punto era fisiologico che la filiera della sicurezza cercasse delle regole: peraltro in altri paesi europei è pratica comune che il professionista dimostri di saper fare il proprio lavoro. La certificazione di parte terza è l’unica strada a portare imparzialità e serietà e non può essere interpretata come un balzello, ma come un generatore di garanzie a 360°. Perchè copre l’assicurazione, la clientela, l’azienda che installa, l’azienda che produce, l’azienda che distribusce, la tenuta della filiera nel suo insieme. Non è un caso che tutti gli organismi di certificazione abbiano partecipato ai lavori: vogliamo tutti giocare ad armi pari”.

Quali sono i contenuti più rilevanti della bozza di norma UNI1610032 (requisiti relativi all’attività professionale del progettista, installatore, manutentore di impianti di allarme, intrusione e rapina, videosorveglianza e controllo accessi)? In che modo questo progetto si integra con la preesistente normativa tecnica CEI sui sistemi elettronici di sicurezza e allarme, oggi peraltro in revisione?

Antonino Barresi per IMQ, Coordinatore del Gruppo Misto UNI-CEI

“Il gruppo di lavoro UNI-CEI raccoglie l’esperienza dell’allegato K alla CEI 79-3, che definisce le conoscenze di chi deve progettare, installare e manutenere un impianto, e sviluppa all’interno di una norma UNI le competenze del personale. La bozza definisce due figure: l’esperto di impianti (che valuta il rischio, progetta l’impianto e pianifica la realizzazione dell’impianto) e l’esperto di installazione e manutenzione (inclusa la manutenzione preventiva). Se l’allegato K si limitava ai campi intrusione e rapina, nella norma UNI si aggiungono anche gli impianti TVCC e di controllo accessi, in un’ottica di integrazione che segue l’evoluzione tecnologica. Quindi le due figure di esperto possono focalizzarsi solo su una o su più segmenti tecnologici. Abbiamo quindi definito cosa devono saper fare questi esperti ed abbiamo elaborato delle tabelle che individuano le conoscenze e le abilità necessarie per svolgere correttamente i compiti, e abbiamo infine elaborato un allegato con uno schema di valutazione (criteri di accesso – apprendimento formale, informale e non formale - e di valutazione - prova scritta, pratica e orale). Abbiamo inoltre raccolto tutte le norme di interesse per chi fa questo mestiere”.

Sul piano procedurale, qual è l’iter del progetto UNI1610032 e qual è il rapporto tra normazione tecnica volontaria e legislazione cogente? 

Marco De Gregorio, Technical Project Manager, Innovazione e Sviluppo UNI

“L’attività di normazione UNI poggia su quattro pilastri: democraticità (tutti possono partecipare ai lavori di normazione), volontarietà (salvo che il legislatore italiano od europeo, ma anche un contratto, non renda cogenti le norme: in tal caso la norma tecnica volontaria diventa regola tecnica), trasparenza (tutto il processo di elaborazione di una norma è sotto gli occhi di tutti: non ci sono azioni nascoste, dietro le quinte). Infine la consensualità: perché una norma sia approvata, i partecipanti al processo di normazione devono raggiungere un accordo ampiamente condiviso. Maggiore è il consenso, maggiore sarà l’efficacia della norma. Il mercato segnala ad UNI un’esigenza: in questo caso era già attivo un gruppo misto UNI-CEI per l’incendio e si è quindi concordato di ampliare il lavoro abbracciando anche la security. I progetti vengono prima sottoposti ad una fase di inchiesta pubblica preliminare di 15 giorni, per permettere a tutti di inoltrare le proprie considerazioni su tema, motivazioni e obiettivi. Se nulla osta, si procede all’elaborazione della bozza, che viene sottoposta alla Commissione UNI. Infine si passa all’inchiesta pubblica finale: gli stakeholders hanno due mesi per formulare delle osservazioni. Oggi siamo giunti in questa fase: durante l’inchiesta digitate sul sito UNI il codice 1610032 se volete dire la vostra”.

Quali tipologie di “cogenza” possono essere imposte conn una norma tecnica?

Marco De Gregorio, Technical Project Manager, Innovazione e Sviluppo UNI

“Le norme sulle professioni non rappresentano un’abilitazione, ma un valore aggiunto da spendere. Se un dispositivo legislativo dovesse citare la norma UNI, potrebbe inserirla come criterio premiante per poter lavorare, quindi come “caldo suggerimento” più che come vero obbligo. Se invece una legge dovesse imporre la norma tecnica per l’accesso al lavoro, diventerebbe una vera abilitazione professionale con un albo chiuso. UNI confida sempre che la norma mantenga una certa volontarietà, tenendo fede allo spirito della soft law”.

E il mercato sarebbe favorevole ad una spinta alla cogenza? Quali iniziative si intendono mettere in campo per sensibilizzare l’utenza finale? 

Tutti gli interlocutori hanno appoggiato l’idea di limitare la cogenza al massimo a settori ultra sensibili come le infrastrutture critiche, ma che il principio dev’essere della “cogenza di mercato”. Ciò che invero sta già succedendo per le gare più importanti, ma che deve arrivare ad un pubblico più vasto, ampliando la comunicazione a tutti gli interlocutori. In tal senso occorrerà mettere in campo una campagna divulgativa di stampa tecnica, ma anche generalista. L’UNI appone un “marchio” alla persona certificata; gli enti di certificazione pubblicano i nomi sul sito e lanciano newsletter dedicate: il settore deve fare il resto – e noi di Ethos Media Group confermiamo la nostra disponibilità a 360°. Tutti d’accordo anche per aprire il gruppo a chi ne faccia richiesta e alle Associazioni di consumatori, oltre al settore delle Assicurazioni. 

Non resta, a questo punto, che aspettare la prossima fiera SICUREZZA.

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