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Digital Italy Summit 2019, occorrono strategie per l’innovazione digitale del Paese

12/12/2019

ROMA - Il Digital Italy Summit 2019, organizzato a Roma da The Innovation Group si è concluso con dati molti positivi: oltre 700 presenze e circa 100 relatori, che hanno affrontato un tema, quello del digitale come driver di sviluppo del sistema Paese, strategico per la Pubblica Amministrazione, per i cittadini e per le imprese.

Visto il rallentamento della crescita del PIL, il mercato delle tecnologie digitali rischia la stagnazione se non verranno attuate strategie che sono condivise da molti addetti ai lavori. Le più importanti: una politica di investimenti pubblici ad alto moltiplicatore in infrastrutture digitali, il potenziamento delle politiche industriali di Industria 4.0, l’efficace adozione del procurement pubblico e l’utilizzo del 5G per la trasformazione digitale delle imprese.

Nell’ottica di una possibile ripresa della crescita e quindi degli investimenti, durante la prima giornata del Summit, il Presidente Franco Bassanini di Fondazione Astrid ha evidenziato la forte connessione tra trasformazione digitale e sostenibilità, ricordando che i dati sono una risorsa infinita nonché il pilastro principale per costruire un’economia circolare, realmente sostenibile. Una maggiore agilità del sistema normativo e la disponibilità di importanti  investimenti da parte della comunità europea (100 miliardi di euro in sette anni come ha recentemente dichiarato Ursula Von Der Leyen) oppure un fondo europeo per l’innovazione creato ad hoc, potrebbero essere decisivi per uscire dall’impasse.

La continuità rispetto ai progetti iniziati nel 2016 è invece l’elemento evidenziato da Luca Attias, attuale direttore del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, che ha illustrato le soluzioni già implementate o in fase di lancio come ANPR, IO, PAGOPA e SPID. 

Il Ministro dell’Innovazione Paola Pisano ha auspicato un gioco di squadra tra pubblico e privato, che vede una prima realizzazione concreta con il progetto Repubblica Digitale, che riguarda soprattutto il mondo della scuola e della formazione. Per quel che riguarda la trasformazione digitale, il ministro Pisano ha dichiarato che il suo Ministero farà da “cavia” per un cambiamento che dovrà estendersi poi a tutta la PA centrale.

Paola Pisano ha ammesso che le procedure di Procurement rappresentano un handicap per gli acquisti di nuove tecnologie, e ha dichiarato di aver chiesto di poter operare in deroga per quanto riguarda la digitalizzazione della PA. Nel corso del suo intervento, si è riferita ad altri due punti importanti: la necessità di maggiori fondi per investire in tecnologie di frontiera e quella di costruire un’infrastruttura nazionale di High Performance Computing (HPC) per erogare la potenza di calcolo necessaria per supportare i progetti strategici in ambito Intelligenza Artificiale, 5G e mobilità.

Il procurement è stato oggetto di dibattito anche nel corso dell’intervento del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, che ha evidenziato come non sia possibile esprimere un’esigenza di acquisto di tecnologia oggi e poterla soddisfare dopo due anni, quando ormai la stessa tecnologia è probabilmente già obsoleta. Quindi riformare le gare d’acquisto diventa una priorità espressa da più fonti anche all’interno del Governo. 

La necessità di maggiori investimenti

Nel suo intervento, il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia ha affermato che l’economia è ormai tutta digitale e che la tradizionale catena del valore è saltata. A partire dal 2014, quanto più aumentava il business dell’e-commerce, tanto più cresceva la voragine nelle imposte. Per questo ha sostenuto l’introduzione della digital tax, benchè questa non sia ancora sufficiente a creare parità di condizioni fra le imprese italiane e gli OTT.

Stefano Firpo, attuale direttore di Mediocredito italiano e fautore, insieme a Carlo Calenda, del piano Industria 4.0, si è invece concentrato sul sistema delle PMI, prendendo atto che il substrato è solido, fluido e coerente ma investe ancora poco in tecnologie di frontiera, forse anche penalizzato dal fatto che in altre aree del mondo, come Cina e USA, la spesa in tecnologie come l’Intelligenza Artificiale è molto superiore rispetto al vecchio continente. La pubblicazione dei dati di produttività dell’economia italiana testimonia che solo grazie all’investimento in tecnologie digitali gli indici di produttività della nostra economia non flettono ulteriormente.

Guarda con ottimismo al futuro Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, che nel corso dei lavori ha previsto che il 5G, abilitando molte tecnologie che potranno essere efficacemente usate dalle piccole e medie imprese, offrirà un notevole contributo alla ripresa degli investimenti e quindi del PIL, se verranno superate paure e barriere e sfruttati i fondi europei già stanziati per questo tipo di investimenti.

 

(Testo tratto da un articolo di Roberto Masiero)


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