venerdì, 19 aprile 2019

W la Privacy

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Garante per la privacy: la protezione dei dati "diritto universale”

31/01/2019

ROMA - Tenere sempre elevato il livello di attenzione sulla questione della protezione dati: è questo l'invito che il Presidente dell’Autorità Garante per la privacy Antonello Soro ha rivolto nel suo discorso alla Camera, il giorno delle celebrazioni della Giornata europea della privacy.

Soro si è soffermato sulle sfide che ci attendono e ha espresso anche non pochi timori su alcuni aspetti. "Quella cibernetica - ha spiegato - è la frontiera su cui si sta spostando sempre più e in misura più pervasiva la dinamica delle conflittualità tra Stati e tra soggetti. Contro ogni rischio di espropriazione del diritto da parte della tecnica, è proprio questa proiezione, nella dimensione digitale, dello Stato e della sua stessa sovranità a dimostrare come la protezione dati possa diventare presupposto di sicurezza, promuovendo la resilienza indispensabile per la difesa della democrazia nel rispetto della sua identità e con mezzi, dunque, democratici”.

I problemi legati alla tecnologia 

“Le innovazioni connesse alle tecnologie digitali sembrano scardinare le coordinate del diritto: a partire dal principio di territorialità e dalla nozione di sovranità, fino alla stessa soggettività giuridica, in un contesto in cui si discute della responsabilità civile del robot. Viviamo in un tempo - ha proseguito Soro, nel quale la tecnologia digitale concorre alla definizione di criteri valoriali e orienta sempre più le decisioni private e pubbliche”.

“Possiamo affermare di aver dimostrato, nel nostro Paese, come la disciplina di protezione dati, interpretata nel rispetto del canone di proporzionalità, risulti non già ostativa ma sinergica rispetto alla tutela della sicurezza nazionale. Tale circolarità tra protezione dati e democrazia spiega perché, proprio su questo terreno, l’Unione europea abbia inteso affermare la propria sovranità digitale, in senso assai diverso da quella rivendicata dalla Cina in chiave nazionalistico-autarchica ed egemonica: bensì per la garanzia dei diritti della persona rispetto a chiunque ne gestisca, con i suoi dati, l’identità.

Affermando così non la supremazia nazionale, ma la libertà, anche oltre quei confini territoriali superati dalla rete”.  Il Garante consdera l’Europa  un modello di riferimento al quale si stanno progressivamente ispirando un numero crescente di ordinamenti, ma anche “uno dei pochissimi campi nei quali l’Unione mantiene da tempo una posizione comune, che si sta peraltro dimostrando vincente nella governance della società digitale”.

La "guerra mondiale" dell'informazione

A essere considerate autentiche armi di quella in quella che è ormai considerata una vera e propria “guerra mondiale dell’informazione”, una corsa ad “armamenti in continua evoluzione” sono disinformazione e propaganda mirata in rete. Se fino ad oggi i riflettori sono stati puntati sugli interessi nazionali, il presente e il futuro si giocano su altri orizzonti, ha detto Soro, “quelli dell’affermazione progressiva della protezione dati come diritto universalmente tutelato, per restituire alla persona quella centralità che pare aver da tempo perduto."

In un contesto geopolitico segnato dal potere dell’algoritmo, è questo è il ruolo più importante che l’Europa potrà giocare  "ridisegnando, a partire dalla protezione dei dati, i confini del tecnicamente possibile alla luce di ciò che è giuridicamente ed eticamente accettabile”.

Soro ha infine ricordato che è proprio in questa direzione che va il recente impegno delle istituzioni europee per un uso etico dell’intelligenza artificiale.

“Ci piace pensare che se il valore di questo straordinario diritto riuscirà ad affermarsi anche in ordinamenti in cui l’ideologia del controllo sembra oggi aver ridotto la persona a un fascio di informazioni illimitatamente acquisibili,  allora, in questo tempo complesso quanto affascinante, potrà considerarsi vinta la più importante delle sfide lanciate all’idea di libertà dalla sinergia di tecnologia e potere”.

 



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