L'adozione dell'AI è nel nostro Paese sempre più diffusa: la quasi totalità delle grandi imprese, il 98%, la utilizza. Un dato, questo, che va oltre il tasso di adozione globale dell’88%. Ad alimentare questo entusiasmo è la volontà di aumentare l’efficienza operativa (che si pone al primo posto tra i motivi di adozione dell’AI) e di migliorare il processo decisionale.
Vi sono però alcuni ostacoli che frenano questo trasporto e che riguardano l’infrastruttura e la cultura dei dati. Soltanto il 19% delle aziende italiane, infatti, ha adottato architetture di data lakehouse, nonostante i potenziali vantaggi, quali il miglioramento dell’efficienza operativa (riferito dal 25% di quanti impiegano i data lakehouse) e l’accesso ai dati non strutturati (21%).
Un così basso tasso di adozione rappresenta un dato preoccupante, considerando che la metà delle aziende ha indicato la mancanza di un’adeguata infrastruttura di dati come il principale ostacolo verso un’ulteriore adozione dell’AI. Il 53% è preoccupato per la sicurezza e l’affidabilità dei dati, il 45% per i crescenti costi di gestione dei dati e il 44% per i problemi di conformità e governance.
Questi dati emergono dall’indagine The State of Enterprise AI and Modern Data Architecture svolto da Cloudera e basato su un sondaggio condotto su 600 leader IT negli Stati Uniti, in Emea e Apac. Il rapporto ha analizzato le sfide e le barriere che ostacolano l’adozione dell’AI nelle aziende globali e le applicazioni attuali e preso in esame i piani per l’adozione dell’AI, lo stato delle infrastrutture di dati e i vantaggi di una gestione ibrida dei dati in relazione all’adozione dell’AI nelle aziende. Emerge da questa analisi che, per quanto la maggior parte delle aziende stia adottando l’AI in qualche misura (88%), sono tante quelle che ancora non dispongono dell’infrastruttura dati e delle competenze interne necessarie per trarne realmente vantaggio.
La fiducia nei dati
Come accennato, una delle maggiori e più profonde preoccupazioni è rappresentata dalla fiducia nei dati. Se il 97% delle organizzazioni italiane dichiara di avere un certo livello di fiducia nei propri dati, solo il 22% “si fida molto” dei dati utilizzati per prendere decisioni. Tale mancanza di fiducia profonda è esito dei problemi dovuti a una scarsa governance dei dati (citata dal 45% degli intervistati), a silos di dati (nel 35% dei casi) e alla complessità della gestione dei dati tra le varie piattaforme (39%). Questi timori sono amplificati da altre difficoltà: i problemi legati alla ridondanza dei dati (36%), al sovraccarico dei dati (36%) e all’incapacità di governare efficacemente i dati tra le varie piattaforme (39%).
(Fonte immagine e testo: www.corrierecomunicazioni.it/)
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