La Cina è un paese che avanza, e ad una velocità impressionante. Lo fa con la forza motrice di 1.4 miliardi di persone che in trent’anni hanno piegato il loro destino per costruire un modello di paese che ora guida l’economia mondiale. Certo ci sono ancora enormi differenze tra campagne e città, e tra città di fascia alta e città di fascia bassa, e oggi anche in Cina le pensioni cominciano ad essere rivalutate in molti casi più degli stipendi privati, quindi anche i Cinesi si fanno qualche domandina sulla tenuta del sistema pensionistico.
E pure loro stanno oggi sperimentando i minimi storici di natalità, peraltro senza ricambio migratorio. E non c’entra più niente la politica del figlio unico: è il prezzo dell’urbanizzazione, del costo della vita, del lavoro femminile e delle aspettative di benessere. Perché è vero che ci sono anche i lavori umili, i tuc tuc e i carretti dello street food, ma è altrettanto vero che almeno nelle grandi città non vedi un mendicante. E pure in Cina oggi si fatica a reclutare personale giovane disposto a lavorare in fabbrica: i ragazzi preferiscono la flessibilità oraria e l’autonomia del delivery alla monotonia e ai salari (fisso + straordinari obbligati) della catena di montaggio.
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