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Oltre la Cina: orecchio e mente nel cuore di Hikvision

Oltre la Cina: orecchio e mente nel cuore di Hikvision
31/03/2026

di Ilaria Garaffoni

La Cina è un paese che avanza, e ad una velocità impressionante. Lo fa con la forza motrice di 1.4 miliardi di persone che in trent’anni hanno piegato il loro destino per costruire un modello di paese che ora guida l’economia mondiale. Certo ci sono ancora enormi differenze tra campagne e città, e tra città di fascia alta e città di fascia bassa, e oggi anche in Cina le pensioni cominciano ad essere rivalutate in molti casi più degli stipendi privati, quindi anche i Cinesi si fanno qualche domandina sulla tenuta del sistema pensionistico. E pure loro stanno oggi sperimentando i minimi storici di natalità, peraltro senza ricambio migratorio. E non c’entra più niente la politica del figlio unico: è il prezzo dell’urbanizzazione, del costo della vita, del lavoro femminile e delle aspettative di benessere. Perché è vero che ci sono anche i lavori umili, i tuc tuc e i carretti dello street food, ma è altrettanto vero che almeno nelle grandi città non vedi un mendicante. E pure in Cina oggi si fatica a reclutare personale giovane disposto a lavorare in fabbrica: i ragazzi preferiscono la flessibilità oraria e l’autonomia del delivery alla monotonia e ai salari (fisso + straordinari obbligati) della catena di montaggio. 

Ma in Cina hanno un miracoloso 5% di disoccupazione (quella giovanile è più alta). Soprattutto hanno la grinta, l’ottimismo e la voglia di mordere di chi è arrivato alla vetta del mondo in pochissimi anni e non ci pensa proprio a mollarla. Il tutto però con un’attitude tipicamente asiatica: moderata, ponderata, mai arrogante, mai precipitosa. Quello che, nella definizione di un Vicepresidente di Hikvision, si concentra nell’aggettivo “modest”. Mentre alle nostre latitudini non è purtroppo infrequente bullare chi resta più indietro, in Cina si fa un passo di lato - ma si corre altrettanto e spesso più veloce. Tanto che quasi per caso ci si ricorda che Hikvision ha per prima sviluppato le IP camera H.264 – standard codec poi diventato mainstream. E senza clamore mediatico nel cuore pulsante di Hangzhou vedi ergersi gli HQ ipertecnologici di Hikvision, dove la sicurezza è talmente di casa che nemmeno te ne accorgi: basta (letteralmente) uno sguardo per aprire le porte e si apre un universo smooth fatto di caffè modaioli, campi da basket sui tetti, mense gourmet e panetterie che sfornano delicatessen. E tanti giovani - ragazze e ragazzi - che lavorano nel laboratorio di idee hi tech del primo produttore al mondo di tecnologie per la sicurezza e per l’IoT. 

Wellbeing cinese

Dentro è un viavai ordinato di persone il cui benessere è tra le priorità dichiarate dell’azienda.

E non è il solito blabla aziendale: per fare un esempio a noi vicino, in pieno COVID gli HQ cinesi accordarono alla branch italiana di erogare una mensilità extra per sostenere le famiglie dei dipendenti. E restando ad Hangzhou, le lavoratrici madri possono usare il Kindergarten interno per ottimizzare il work/life balance con servizi di doposcuola e centri estivi e invernali, e beneficiano di sale per allattamento e postazioni di assistenza sanitaria. Mentre al Tonglu Manufacturing Complex, il cuore produttivo di Hikvision, l’azienda mette a disposizione dormitori a prezzi calmierati per le migliaia di operai impiegati. Insomma: allo sviluppo economico, Hikvision accompagna temi che spesso - non senza arroganza - riteniamo tipicamente made in West: sostenibilità, diversity (nel top management ben 3 Senior Vice President su 10 sono donne), social responsibility. 

Tra l’altro il benessere (economico, lavorativo e dunque sociale) in questa parte di Cina è palpabile ovunque. Ricorda l’ottimismo nei nostri anni 80, quando l’Italia guidava la moda e la bellezza nel mondo e gli adolescenti vedevano solo infinite autostrade di possibilità. I giovani cinesi vivono oggi questa spinta, nonostante una profonda crisi immobiliare si sia affacciata anche nel paese del Dragone e vi siano tante questioni sociali da affrontare. Penso solo alla pressione sociale del matrimonio, che per le donne deve arrivare tassativamente entro i trent’anni, pena lo stigma sociale. Ebbene, alcune giovani cinesi oggi i figli non li vogliono proprio e pensano al massimo ad una convivenza. Sono ancora eccezioni, ma cosa succederà tra 5 anni? Il mondo cambia ovunque, anche se a ritmi diversi. E con la globalizzazione prima e l’intelligenza artificiale oggi, cambia a velocità inimmaginabili. Soprattutto in un paese dalle dimensioni per noi incomprensibili, dove le strade sembrano tutte highway a 6 corsie, dove un posto “vicino” è a minimo un’ora di auto, dove la geografia offre i paesaggi e i climi più estremi (dal deserto al mare, dall’alta montagna alla taiga, dalle foreste subtropicali umide alle steppe). E un’infinità di dialetti che sono vere e proprie lingue codificate. In questa immensità e a questa velocità è lecito chiedersi se i giovani cinesi verranno presto o tardi anestetizzati dal benessere, tanto da diventare incapaci di analizzare correttamente - e quindi di reagire - alle avversità. Chissà se la cultura degli influencer e del consumismo e del materialismo sfrenato li consumerà vivi. Io confido nel severo sistema educativo cinese, nella morale confuciana del duro lavoro e in quella cultura della modestia che combina avversione per l’arroganza con pragmatismo. E confido anche nel radicamento alle tradizioni che vanta questo paese e nell’inevitabile lentezza di cambiamento profondo che richiede una società così immensa e variegata (ci sono ben 56 diverse etnie in Cina). Ma confido al contempo nella velocità che ha portato al benessere, tenendo in pancia anche le stesse generazioni che quel benessere hanno costruito e pagato di tasca propria e che hanno ancora tanta voce in capitolo nella società cinese.

L’angolo di osservazione

L’unica certezza è che la Cina di oggi evidenzia il contrasto col nostro anziano – e demodé - continente. Senza voler banalizzare né estremizzare in esterofilia, è bene prendere atto serenamente della realtà: la girandola della Cina soffia forte; da noi tira bonaccia. Allora forse è tempo di cercare di capire come è successo. Vi consiglio un viaggio in Oriente. Oltre a godervi la bellezza commovente e poetica dei paesaggi e la dolcezza rispettosa del popolo cinese, potrete farvi un’idea di persona. Al di là degli spot per un emisfero o per l’altro, al di là dei preconcetti, dei social, dei media e della geopolitica. E sì, in Cina avrete bisogno di un VPN, e di una SIM locale, e di WeChat, di Alipay e di una power bank adatta. Ma passato lo scoglio iniziale, avrete l’opportunità di scegliere il vostro angolo di osservazione: rigido e arroccato, oppure aperto all’ascolto. Che in cinese (simbolo visualizzabile nel pdf) si traduce con “tenere insieme orecchio, cuore e mente”. Buon viaggio.

Hikvision, mille miglia dopo il primo passo

Intervista a Derek Yang, Vice President of Hikvision International Business Center

Un proverbio cinese recita:“Un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo”. Qual è stato il primo passo nel successo di Hikvision? È nato da un’intuizione geniale o da un processo fatto di sperimentazione, errori e correzioni?

Più che di un lampo di genio improvviso, parlerei di un percorso costruito con metodo. Le nostre innovazioni sono il risultato di una crescita graduale e strutturata, guidata da una strategia chiara del management. Ogni decisione nasce da analisi di mercato rigorose, verifiche finanziarie e valutazioni di fattibilità tecnica. Servono risorse, organizzazione e una struttura solida. Ogni soluzione che sviluppiamo va letta all’interno di questo percorso: fatto di idee, certo, ma anche di disciplina, coerenza e fedeltà ai nostri valori. Nell’high-tech è facile farsi sedurre dalle mode o dal desiderio di accontentare ogni richiesta del mercato, ma non tutto può essere coerente con una strategia di lungo periodo. Il nostro approccio è partire dal basso: capire cosa serve davvero, quando serve e in che misura.

Niente momenti “Bazinga!”, quindi?

Credo che tutto ruoti attorno a persone, leadership, timing - e ovviamente tecnologia. Che è da sempre nel nostro DNA, visto che il fondatore ha avviato Hikvision nel 2001 assieme a 28 ingegneri, 15 dei quali lavorano ancora con noi – e nell’hi-tech non è poca cosa. Determinante è stato il fattore tempo: l’idea di fondare un’azienda dedicata alla sicurezza delle comunità e delle persone è venuta a Mr. Hu subito dopo l’11 settembre mentre viaggiava in bus da Philadelphia a Washington. Prima di quella data-spartiacque, le telecamere di sicurezza erano appannaggio esclusivo di contesti altamente specializzati. Oggi, invece, sono utilizzate pressoché in ogni settore: i costi sono scesi e l’accettazione sociale è cresciuta. Ma nessuna crescita sarebbe stata possibile senza una leadership forte. È stata vincente la visione del CEO e del management: partire dalla Cina per rafforzare la sicurezza e una crescita sostenibile nel mondo intero. Quando sono entrato in azienda, nel 2007, sono stati assunti 25 neolaureati per sviluppare i mercati internazionali. Oggi siamo presenti in oltre 180 paesi. La chiave del successo? Una leadership accorta, ambiziosa, con una visione di lungo termine e un investimento continuo in tecnologia.

Restando sulla tecnologia, quali sono state le evoluzioni “disruptive” nel vostro viaggio di ormai un quarto di secolo?

La trasformazione tecnologica ha attraversato e accompagnato tutta la nostra storia aziendale. Il passaggio dall’analogico al digitale è stato un momento spartiacque. Le prime telecamere IP a codec H264 – poi diventato standard mainstream – sono uscite dai laboratori di Hangzhou. E’ pur vero che quando abbiamo rilasciato la nostra prima telecamera IP c’era ancora un divario rispetto ai competitor occidentali - più forti nel design industriale, nell’estetica del prodotto e nel software. Diciamo che in Cina, ai tempi, l’interfaccia utente non era una priorità. “Funziona? Allora è ok”. Questo era il mindset. Negli anni abbiamo però colmato il gap e nel 2012 abbiamo lanciato un prodotto che ha avuto grande successo sia in Europa che negli Stati Uniti. Quello è stato un momento davvero disruptive per la nostra storia aziendale. Oggi Hikvision è leader globale e vanta la maggiore concentrazione di ingegneri al mondo nel settore sicurezza. Oggi siamo trendsetter.

Essere trendsetter impone anche rigore sul modo in cui si sviluppa la tecnologia. In Europa il dibattito si concentra essenzialmente sull’AI e sul tema etico: evitare discriminazioni, tutelare diritti e privacy, rispettare la proporzionalità secondo i dettami dell’AI Act...

Per noi l’AI è una nuova big wave, non solo tecnologica ma anche di business. Premetto che il concetto di intelligenza artificiale è molto complesso anche solo da definire e il percorso per trasferire un concetto astratto su una tecnologia, e poi su un prodotto da immettere sul mercato, è ancor più lungo e lastricato di complessità. La nostra responsabilità di trendsetter? Risolvere problemi, non crearne di nuovi. Quindi: non puntare all’onnipotenza tecnologica, peraltro ben lontana dalla realtà, ma sviluppare applicazioni che risolvano problemi specifici, in modo proporzionato e con una tecnologia agnostica e neutrale.
Il nostro principio guida è rispettare le leggi e i regolamenti in ciascun mercato nel quale operiamo, mantenendo costantemente le migliori pratiche del settore.

Ogni tecnologia può però essere usata in modo improprio...

Ne siamo pienamente consapevoli. E crediamo fermamente nel principio dell’human in the loop: i sistemi automatizzati devono essere sempre supervisionati e verificati dall’essere umano. Per questo adottiamo linee guida etiche lungo tutto il ciclo di vita del prodotto e abbiamo istituito un Technical Ethics Committee a livello apicale che valuta ogni progetto che possa impattare su temi etici. Sul sito trova il “Hikvision’s journey practicing responsible AI”, che illustra l’integrazione di principi etici in ogni fase dello sviluppo e dell’implementazione dell’IA, dai quadri di governance e dalla valutazione dei rischi alle pratiche di gestione dei dati inclusive, fino alla progettazione di modelli trasparenti. A riprova del nostro impegno, abbiamo ottenuto la certificazione ISO/IEC 42001:2023, il primo standard internazionale per i Sistemi di Gestione dell’IA (AIMS) che certifica lo sviluppo, l’implementazione e l’uso di questa tecnologia in modo responsabile, etico e sicuro. 

Ha parlato di seguire le leggi di ciascun mercato, ma ogni paese presenta sensibilità e regole anche molto diverse. Come progettate tecnologie su larga scala capaci di rispettare queste differenze senza rinunciare alla brand identity?

Il nostro motto è think global, act local. Innanzitutto in ogni paese in cui siamo presenti impieghiamo team locali, con una profonda conoscenza delle dinamiche e delle logiche che regolano ciascun mercato. La nostra R&D e la nostra produzione si mostrano inoltre flessibili per soddisfare le peculiarità delle richieste che arrivano dai territori. In Italia, per fare un esempio che conosce, il dipartimento tecnico è affiancato da ingegneri cinesi che hanno il compito di fare da tramite con gli Headquarters e di valutare se e come sviluppare eventuali proposte che nascano dai territori. A volte la tecnologia è possibile ma non sostenibile; altre volte è troppo costosa rispetto ai benefici, talvolta occorre saper dire di no. Ma a volte sono grandi idee che accogliamo con entusiasmo.

Qualche esempio curioso?

In Costa Rica ci hanno chiesto di sviluppare una soluzione ad AI per contare le banane all’interno dei relativi caschi ...direttamente dagli alberi. Semplice, si dirà. Per nulla. Serve addestramento, bisogna gestire angolazioni, riconoscere le molteplici varietà di banane, il loro movimento, l’oscillazione sulla pianta. Una faccenda ingegneristica assai più complessa di come sembra, che richiede persone e processi dedicati.

Persone e processi sono temi che si allacciano anche a sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Come si bilanciano questi valori con un’innovazione tecnologica che per forza deve correre veloce?

Persone e processi sono al centro del nostro approccio alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale. L’impegno di Hikvision per uno sviluppo sostenibile si racchiude nella filosofia THRIVE ed è espresso nei nostri 7 report ESG consecutivi, che offrono una rendicontazione completa e documentata. Nel 2025 abbiamo ottenuto da Bureau Veritas la certificazione dell’impronta di carbonio del processo di prodotto secondo lo standard ISO 14067, a conferma del nostro impegno a ridurre le emissioni lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Sapeva che i nostri display LED sono stati i primi a ricevere il TÜV Rheinland Green Product Mark per l’efficienza energetica, il controllo delle sostanze nocive, la riciclabilità e le tecnologie a basso consumo? La nostra filosofia di sostenibilità, THRIVE, è un acronimo ispirato al concetto di “Tech for Good” come nucleo centrale (la “T” di THRIVE) e si impernia su 5 pilastri: H sta per harmony (creare un ambiente di lavoro armonioso e restituire valore alla società), R per reliability (abbracciare l’innovazione mantenendo elevati standard qualitativi), I per integrity (promuovere conformità e responsabilità nelle scelte), V per value chain (collaborare lungo la filiera per un successo condiviso) e infine E per environment (perseguire operazioni a basse emissioni di carbonio e uno sviluppo green). Quale elemento chiave del percorso di sostenibilità di Hikvision, il programma STAR for Social Good è dedicato alla responsabilità sociale e mette a disposizione tecnologie, prodotti e soluzioni a supporto di organizzazioni e progetti non profit. Un esempio a voi vicino è il centro di recupero delle tartarughe marine di Lampedusa, dove le nostre telecamere facilitano la cura quotidiana e supportano le attività di ricerca veterinaria.

Tutti valori che richiedono però una sostenibilità industriale - oggi complicata dalle note tensioni geopolitiche. Mi riferisco al nodo dei chipset. A che punto siete con lo sviluppo di soluzioni in-house?

Vorrei sfatare un mito: il “problema dei chipset” è reale solo in parte. Le mostro un NVR: al suo interno c’è un chipset di storage HIKSEMI sviluppato internamente. Ma in un NVR ci sono almeno 10 chipset diversi, ognuno con una funzione specifica: elaborazione, AI, gestione dell’energia, trasmissione dati e altro ancora. La verità è che ad oggi nessuna realtà può produrre tutto da sola: la supply chain globale è fondamentale. Per chiunque. Dal 2016 al 2020 abbiamo affrontato in modo proattivo una fase di riorganizzazione della supply chain, accelerando la collaborazione con un’ampia gamma di partner nazionali e internazionali per validare nuove soluzioni.
Ad oggi vantiamo un ecosistema di fornitori solido e diversificato, in grado di garantire una continuità operativa nel lungo periodo. Ovviamente continuiamo ad investire nello sviluppo in-house, sempre con oculatezza. Per esempio, abbiamo sviluppato internamente un chipset di storage perché avevamo già le competenze in-house e il mercato non è ancora troppo inflazionato. In conclusione, tornando alla sua domanda: la combinazione di R&D interna e approvvigionamento esterno assicurano le basi tecniche necessarie per sostenere appieno il nostro percorso di crescita del lungo periodo. 

Abbiamo parlato molto di Cina e di Hikvision, ma raramente si racconta l’anima cinese di questo colosso globale. Se un ingegnere europeo lavorasse ad Hangzhou diciamo per sei mesi, quale valore tipicamente cinese di Hikvision vorrebbe che portasse a casa?

Hikvision ha un carattere tipicamente cinese: è modesta, nel senso di poco incline a vantarsi, è orientata al lungo periodo, non alla crescita o al profitto immediato. È un’azienda con una visione a lungo termine. Un proverbio cinese dice: “Non temere di andare lentamente, temi solo di restare fermo.” Probabilmente vorrei che quell’ingegnere europeo portasse a casa questo concetto, che incarna appieno l’anima cinese di Hikvision.

E se dovesse rappresentare Hikvision con un’immagine, cosa sceglierebbe?

Penserei all’albero di banyan, che non a caso è raffigurato all’ingresso dei nostri Headerquarters (e in apertura di articolo, NdR). E’ noto per le sue radici aeree che possono coprire aree enormi e sostenere il peso dell’albero, creando al contempo nuove radici. Questa peculiare modalità di crescita consente al banyan di funzionare come un ecosistema vivente, un vero e proprio “perno ecologico” che sostiene una grande varietà di forme di vita. I frutti dell’albero di banyan sostengono peraltro innumerevoli specie, che a loro volta arricchiscono l’ecosistema forestale: allo stesso modo Hikvision crede in un progetto di crescita che si sviluppa insieme alla comunità e che con la sua crescita restituisce valore alla società stessa. Il banyan incarna anche un profondo valore culturale: simboleggia longevità e saggezza. E la sua capacità di unire parti diverse in un unico organismo vitale riflette la nostra cultura di unità e connessione. 

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.

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maggiori informazioni su:
www.hikvision.com/it/


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