di Ilaria Garaffoni
Milano-Cortina 2026 non è solo un evento monster: è un esperimento di ingegneria organizzativa, territoriale e di sicurezza integrata. In questo cantiere di complessità – fatto di città che non dormono, fiere che si susseguono, montagne che non perdonano e infrastrutture diverse e lontane che devono parlare la stessa lingua – si è costruito un modello che potrebbe diventare l’eredità più importante dei Giochi italiani. Almeno per chi si occupa di sicurezza.
Prima domanda: come si organizzano le Olimpiadi dentro un quartiere fieristico? I quattro padiglioni di Fieramilano destinati alle operazioni olimpiche hanno richiesto ristrutturazioni pesanti (e a termine) e progettazione di security by design. Il tutto mentre la fiera continuava con il suo calendario, condito da tutto il contorno di ristorazione, viabilità, servizi e pure un ambulatorio. Perché Fieramilano è un microcosmo, una città privata che, all’apertura dei cancelli olimpici, diventerà un evento pubblico - sportivo, mediatico, logistico ma soprattutto urbano. La fiera diventerà una città vera e dovrà seguire (anche, ma non solo) le regole dell’ordine pubblico.
In questo scenario, se pubblico e privato non si parlano o non si fidano, la partita si complica parecchio.
Chi fa cosa
La sicurezza privata dovrà presidiare i quartieri espositivi e il patrimonio aziendale, controllare accessi e flussi, gestire la rete di TVCC e la centrale operativa, dimensionare il personale di Vigilanza Privata, proteggere i sistemi informativi e la reputazione aziendale. Tutto il resto dovrà farlo la forza pubblica – e non parliamo di spicci.
I rischi
Il primo è cyber: un attacco capace di “spegnere” la fiera, Giochi inclusi, ma anche un attacco massivo a una big tech che potrebbe trascinare nel baratro parte dell’economia mondiale. Servono quindi contromisure tecnologiche robuste e una rete di collaborazione stabile, competente e trasparente. L’altro grande rischio è l’attacco terroristico da parte di gruppi organizzati, hacktivist o lupi solitari. La risposta? Un modello di sicurezza di tipo aeroportuale come per Expo, che separa i flussi fieristici ordinari da quelli di atleti, VIP e pubblico olimpico. La buona notizia è che fiera è già abituata a picchi di affluenze mastodontici.
La montagna
La vera sfida, la più ruvida, è altrove: sulle venue montane. Qui la fiducia è la chiave di tutto. Si lavora su sei province, con tre aeroporti diversi e un territorio molto esteso, difficilmente raggiungibile e con un’orografia particolare. Il coordinamento è un mosaico istituzionale mai sperimentato: 9 prefetture, 9 questure, 2 province autonome. E la complessità di calare gli standard olimpici in una Olimpiade diffusa, costruendo un modello di governance inedito anche sul piano infrastrutturale e mediatico.
Il modello
Tutto si regge su due grandi strutture, una centrale e una periferica. Il Games Security Command Center, con base a Milano, è la cabina di regia dell’intero ecosistema in games time (il tutto mentre la città continua a vivere – perché la Milano de bere mica si ferma).
Poi ci sono i Venue Security Command Center, il “sistema nervoso periferico”, con centrali operative distribuite nelle 30 venue montane e urbane. Ogni centro deve comunicare in tempo reale con gli altri, segnalare, reagire. Dialogo non sempre facile, soprattutto quando si passa da una prefettura montana al comando strategico di Milano. A tutto questo si aggiunge una complessità peculiare: gli asset da proteggere ribaltano la diplomazia tradizionale. Al primo posto ci sono gli atleti, che fanno l’evento; al secondo vengono i broadcaster, che l’evento lo pagano. Risultato? Il capo di Sky potrebbe passare davanti ad un ministro, e tutti devono essere accreditati!
Command, Control, Communication
Il resto è una danza sensibile e complessa di comando, controllo e comunicazione che coinvolge infrastrutture critiche, sistemi digitali, operatori sul campo e autorità pubbliche. Insomma: non so se l’abbiamo ben capito, ma Milano-Cortina 2026 sta plasmando una nuova best practice. Un modello scalabile, replicabile e pronto a viaggiare verso future Olimpiadi o qualsiasi grande evento diffuso sul territorio. Un lavoro invisibile, che trasforma una sfida logistica titanica in un’opportunità per riscrivere la sicurezza italiana – dentro e oltre i Giochi.
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
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