lunedì, 11 maggio 2026

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Nel piccolo scalo umbro, un laboratorio di security aeroportuale

Nel piccolo scalo umbro, un laboratorio di security aeroportuale
10/02/2026

Intervista a Daniele Silvestri

Nel cuore dell’Umbria, l’aeroporto internazionale di Perugia sperimenta nuovi modelli di gestione della security aeroportuale. Un hub giovane, dinamico e in crescita, che ha scelto soluzioni ibride di gestione dei servizi e punta sulle tecnologie più avanzate – AI inclusa - per proteggere passeggeri e infrastrutture. Ma cosa significa questa esperienza “laboratoriale” per chi guida la security in uno scalo da 600.000 passeggeri l’anno? L’abbiamo chiesto a Daniele Silvestri, Senior Security Manager certificato UNI 10459-2017 dell’Aeroporto San Francesco d’Assisi di Perugia.

Aeroporto internazionale San Francesco d’Assisi: una perla perugina con grandi ambizioni per l’indotto dell’intera regione umbra. Perché definisce laboratoriale la sua esperienza di security manager?

L’esperienza è laboratoriale perché parliamo di un piccolo e giovane aeroporto, che movimenta ad oggi 600.000 passeggeri, ma ha ampie prospettive di crescita e sviluppo. Lato security, con la Summer Schedule siamo approdati ad un organico “ibrido” composto sia da addetti di sicurezza dipendenti del gestore aeroportuale, sia da operatori assunti dall’impresa di sicurezza (artt. 133 e 134 TULPS). Il primo vantaggio di questa scelta è impiegare i dipendenti del gestore aeroportuale nelle postazioni chiave (control room, apertura e chiusura aeroporto; pattugliamento e sorveglianza; gestione varchi doganali) in modo da internalizzare i controlli ritenuti primari nella classificazione della riservatezza ed evitare che informazioni sensibili possano essere divulgate. Il secondo vantaggio è che ad ogni pensionamento di personale di security interno corrisponde l’apertura di una posizione particolarmente attrattiva – non solo sul piano salariale - per i lavoratori della vigilanza privata (ciò che peraltro già accade in Fincantieri ed RFI con FS Security). Questa suddivisione dei servizi tra figure interne ed esterne consente anche di elaborare piani industriali del lungo periodo senza che il gestore sia legato a doppio filo al fornitore (che soffre di una profonda crisi delle candidature e altissima rotazione) e senza sobbarcarsi i costi di un’internalizzazione completa.

E lato tecnologie di sicurezza, come è attrezzato l’aeroporto?

Le attrezzature aeroportuali ai fini dei controlli di sicurezza sono in continua evoluzione: in futuro i Regolamenti UE prevederanno l’utilizzo di tecnologie avanzate con AI, ma ad oggi in Italia usiamo ancora checkpoint con archetti rilevametalli spesso obsoleti. Negli aeroporti europei si vedono già scanner di nuova generazione (da noi non ancora certificati dall’autorità) che salvaguardano la privacy e garantiscono uno screening rapido, efficace e comodo: le radio a onde millimetriche rilevano oggetti pericolosi e di qualsiasi dimensione, anche un fiammifero.

E sul piano della security e protezione perimetrale?

A supporto delle telecamere in dotazione è stata posta l’intelligenza artificiale ad elaborazione neurale: il modello di apprendimento automatico è addestrato a riconoscere gli oggetti e ad analizzare i dati per identificare le minacce. Si usano come supporto al pattugliamento e alla sorveglianza delle protezioni perimetrali aeroportuali e presentano il vantaggio di offrire, in un solo dispositivo, funzioni di videosorveglianza, protezione perimetrale ma anche antintrusione – il tutto monitorabile dalla Control Room. Per il controllo accessi, ad esempio quello veicolare, il mercato offre ormai a prezzi sostenibili sistemi che permettono di identificare i veicoli per tipologie e targa, dotati anche di tappeti mobili per verificare il sottoscocca (dove si potrebbero occultare articoli proibiti). Il tutto registrando i dati e associandoli ai veicoli in transito.

Vanta ormai 25 anni nella security aeroportuale: com’è cambiato il settore nel tempo? Cosa si potrebbe migliorare?

L’evoluzione normativa ha decisamente cambiato il settore, e non sempre in meglio. Ad esempio il Direttore Tecnico Operativo, responsabile dei servizi di controllo di sicurezza in ambito aeroportuale, secondo l’Allegato A del DM 85/1999 non è più soggetto a certificazione da parte di una commissione, a differenza di quanto stabilito dal DM 154/2009 per i settori portuale, ferroviario e terrestre. Attualmente, per ricoprire tale ruolo in ambito aeroportuale, potrebbe bastare anche un corso di una giornata tenuto da un Istruttore certificato, rispetto alle 40 ore richieste negli altri contesti. Un altro elemento che da noi manca sono le squadre cinofile EDD (Explosive Detection Dog): previste dalla norma europea e già presenti in molti aeroporti europei, anche da noi sarebbero risolutive, ad esempio, per la gestione delle merci e la gestione della logistica. Un altro aspetto da aggiornare è la certificazione degli addetti di security tramite simulatori che, sempre guardando agli aeroporti esteri, sono già superati da quelli 3D.

Il modello Pisanu è ancora al passo con gli scenari incerti che stiamo vivendo?

Il Decreto Pisanu è ancora attuale, ma lato normativo guardo più al decreto legislativo 134/2024, che ha attuato la Direttiva CER sulla resilienza dei soggetti critici, ampliando i settori e i sottosettori dove devono essere implementate le misure di prevenzione di sicurezza, il tutto previa valutazione del rischio da parte di un security manager. Ritengo che una figura certificata come quella prevista dalla norma UNI 10459:2017 dovrebbe essere obbligatoria in tutti i campi di operatività della norma CER.

Non può mancare un commento sul caso di Orio al Serio, che ha scosso il comparto della security aeroportuale..

Mi vengono in mente altri due eventi che si sono verificati agli arrivi: l’attacco terroristico all’aeroporto di Mosca-Domodedovo del 2011 e quello ad Istanbul-Atatürk del 2016. Anche ad Orio al Serio una persona si è diretta agli arrivi: una volta lì, ha atteso l’apertura delle porte automatiche attivate da qualche passeggero per poi eludere i controlli di sicurezza. Gli arrivi sono da sempre considerati area vulnerabile, presenziati dalle forze dell’ordine e abitualmente privi di checkpoint di controllo: forse avrebbe senso introdurre un checkpoint anche lì. Avrebbe ancora più senso che ogni progetto di ampliamento/costruzione di un aeroporto dovesse essere controfirmato da un security manager, ma questa è un’altra storia...


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