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GDO tra carovita, furti e food defence: cosa cambia nel Security Management

GDO tra carovita, furti e food defence: cosa cambia nel Security Management
25/11/2025

Intervista a Fabio Banfi, Responsabile sicurezza sedi, siti e web di un’importante GDO

In un contesto segnato dal carovita, dalla pressione inflazionistica e da nuove tensioni geopolitiche, anche la sicurezza della GDO cambia volto. Dai furti di necessità alla protezione della filiera alimentare, fino alla food defence, alla travel security e alla governance strategica. Il Security Manager Fabio Banfi racconta come è cambiato il perimetro d’attacco e come la filosofia della sicurezza debba evolvere: da perimetro fisico a filiera estesa.

Limpennata del carovita sta incidendo anche sui ricavi del settore alimentare. Si osserva una correlata crescita dei furti o taccheggi? Le minacce sono più esterne o interne? Il rischio per le merci è maggiore in transito o una volta che si trovano sugli scaffali? 

La problematica colpisce a 360° ma ne cambiano le caratteristiche. All’interno dei negozi registriamo una parte di furti che sono frutto di necessità estrema. Parliamo qui di prodotti alimentari di scarso valore. Diverso è il caso dei furti commessi da bande organizzate, con logiche di profitto volte ad alimentare il mercato illegale. È su questi che concentriamo le attività di contrasto. Non meno importante, e sfidante, l’attività criminosa legata ai magazzini e all’attività di trasporto. 

Il tema dei trasporti si lega anche alle tensioni geopolitiche che caratterizzano questi tempi, considerato che operate con filiere lunghe, fornitori internazionali e una rete estesa di punti vendita. Come impattano sul suo lavoro? 

Al di là degli equilibri sulle tipologie di prodotti e la provenienza, le tensioni geopolitiche e le filiere internazionali ci obbligano a ripensare anche la protezione del personale all’estero e dei trasporti. Nonostante la superficie del rischio si sia allargata anche ad aree insospettabili dell’Europa, occorre rilevare che in Italia la Travel Security resta in secondo piano, in parte anche perché non chiaramente normata.

Parlando di protezione da attacchi terroristici entriamo nel tema della food defence, ossia delle protezione della catena di approvvigionamento da sabotaggi, attacchi o frodi alimentari. Un tema particolarmente critico in ambiti che rivestono un profondo significato politico, oltre a catalizzare folle ampissime: è il caso delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, di cui siete sponsor...

In questo momento siamo impattati sul tema da più direzioni, non solo per la nostra sponsorship con Olimpiadi o per gli eventi che ci vedono partner, ma anche in risposta al rischio – che da più parti registra una vera impennata - derivante dall’attivismo. La food defence è un tema critico, oggi riservato alle grandi catene per la complessità e i costi. Servono infatti tecnologie e personale specializzato: telecamere dedicate sulle linee di produzione, scanner che rilevano anomalie in tutte le fasi di trasformazione del cibo e team investigativi formati per risolvere i casi dubbi. Il tema però sta entrando nel radar: basti pensare al recente evento di Fratelli Beretta dedicato proprio alla food defence, dove sono convenuti i più quotati Security Manager della GDO e del trasporto. 

La vigilanza privata può giocare un ruolo nella food defence oppure sono operazioni riservate a personale ultra specializzato?

«Serve un mix: vigilanza e competenze investigative specifiche. Se nell’antifurto tradizionale il problema è infatti essenzialmente non far uscire le merci dal magazzino e dallo store, nella food defence bisogna anche evitare che entrino prodotti e merci pericolose. Un controllo che si opera con tecnologie ad hoc gestito anche dal personale di vigilanza, demandando però le attività investigative a operatori specializzati.

La GDO alimentare può definirsi infrastruttura critica o strategica? Se sì, perché e cosa implica in termini di security governance?

La grande distribuzione di prodotti alimentari rientra già negli elenchi della NIS2 nella categoria dei servizi essenziali. Una catena di supermercati o di logistica alimentare può essere considerata parte di un’infrastruttura critica se svolge un ruolo essenziale nella filiera alimentare nazionale, soprattutto in caso di crisi o emergenze. E questo naturalmente si basa sulla quantità e tipologia di alimentari che movimenta, trasforma o produce nel sistema paese.

Lato governance, entrare nel novero delle infrastrutture critiche imporrebbe l’obbligo di disporre di un Security manager in organico...

Sarebbe sempre auspicabile, anche perché lasciare la scelta alla sensibilità aziendale è ad alto rischio negli ambiti critici: occorre cambiare mentalità. E lo stesso Security Manager dovrebbe cambiare, quanto meno nel percorso formativo. L’attuale approccio è legato al gestore della vigilanza e questo allontana il mondo corporate, che presenta necessità diverse sia sul piano investigativo, che sul piano tecnologico e soprattutto manageriale.


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