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AI, cybersecurity, welfare. E le competenze al centro

AI, cybersecurity, welfare. E le competenze al centro
17/11/2025

Intervista a Gianni Potti, Presidente Fondazione Comunica

Si è concluso il DIGITALmeet, il più grande festival italiano sull’alfabetizzazione e cultura digitale, con oltre 150 appuntamenti, organizzato dalla Fondazione Comunica. Il filo conduttore di questa tredicesima edizione è stato il tema delle competenze necessarie per il cambiamento: in un’epoca caratterizzata da trasformazioni digitali dirompenti, è fondamentale ricordare che il capitale umano deve rimanere l’elemento chiave per dare senso e direzione al progresso. La tecnologia non basta: serve investire nell’aggiornamento e nel potenziamento delle competenze, forgiando una mentalità nuova, aperta al cambiamento e capace di leggere la complessità per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro che integri realmente le tecnologie avanzate con un approccio umanocentrico. Nell’intervista a Gianni Potti, Presidente della Fondazione Comunica, abbiamo approfondito alcuni dei nuclei tematici affrontati negli eventi diffusi del festival. 

Lampia estensione del DIGITALmeet, in termini di raggio d’azione e numero di eventi e partner, vi consente di avere uno sguardo privilegiato su educazione e cultura digitale. A che punto siamo e quali sono i passi da compiere per ridurre il divario tra le competenze richieste, di cui le imprese segnalano lacune e carenze, e la disponibilità di figure adeguatamente preparate? 

Devo osservare, purtroppo, che in base all’indice DESI (indice europeo di misurazione del digitale) il gap tra lavoro e formazione in Europa è peggiorato; addirittura l’Italia è retrocessa in classifica: ora viaggia verso il 25º posto per quanto riguarda competenze e capitale umano. Ciò non toglie che su altri argomenti, il nostro Paese se la cavi meglio che in passato, risalendo fino al 18° - 19º posto complessivo. Tuttavia, la debolezza resta proprio sul tema dell’alfabetizzazione digitale.

L’intelligenza artificiale è entrata a pieno titolo tra gli strumenti chiave in molti comparti e professioni, oltreché nella quotidianità. L’atteggiamento oscilla ancora però tra la diffidenza e l’adesione entusiastica, e in generale si osserva una scarsa consapevolezza che induce a pensare che, per ottenere dei risultati, basti aggiungere l’AI a quello che già si fa. Quale tipo di approccio occorre, invece, da parte di imprese e organizzazioni perché l’AI determini dei reali vantaggi in termini di efficienza organizzativa, produttività o qualità stessa del prodotto o servizio? 

L’intelligenza artificiale può essere una eccellente opportunità per le nostre imprese, ma soprattutto per alcuni comparti, come quello della salute e della sanità, i settori legati alla scienza, all’Education e alla formazione, e a tantissimi altri ambiti, se si formeranno delle figure preparate in grado di leggere il “dato” e di tradurlo in operatività. Credo che assisteremo a importantissime scoperte e novità. Pensate, per esempio, a quanto sta avvenendo nella ricerca genetica o nella sanità, con la possibilità di riuscire a imbarcare una serie di informazioni centinaia di volte più “lavorabili” di quelle che fino a qui abbiamo conosciuto. Credo che la capacità di elaborare e di accelerare i processi sia un’opportunità straordinaria per imprese e PA. Mi piace dire che “il cambiamento non si ferma mai”, ed è questo lo spirito con cui portiamo avanti la nostra battaglia per l’alfabetizzazione del Paese, anche grazie a DIGITALmeet.

Tra i fil rouge del DIGITALmeet figura anche il welfare aziendale: come cambiano, nell’epoca della digitalizzazione, il rapporto tra impresa e lavoratore, e il sistema stesso del welfare in azienda?

Indubbiamente il welfare aziendale è un aspetto importante, specialmente se si considera che la vita si allunga e con essa anche la stagione del lavoro. Ovvio, quindi, che ci sarà sempre più necessità di creare un rapporto positivo tra impresa e lavoratore. Ciò significa prospettare delle opportunità che prima non esistevano e che oggi, invece, le nostre aziende sono in grado di offrire: significa, in sintesi, avere un approccio più attento al raccordo con il territorio, il sociale, il lavoro. In un contesto economico e sociale in continua evoluzione, il welfare aziendale non è più soltanto un insieme di benefit, ma un vero e proprio strumento strategico per attrarre talenti, favorire la produttività e migliorare il benessere delle persone. La trasformazione digitale ha accelerato questa evoluzione, portando nuove sfide, ma anche opportunità concrete per ridisegnare l’organizzazione del lavoro, la cultura aziendale e le politiche di inclusione. 

La digitalizzazione e la diffusione dell’AI portano inevitabilmente l’attenzione sulla cybersicurezza. Come viene affrontato il tema negli incontri del DIGITALmeet?

Ci occupiamo di sicurezza con alcuni dei massimi esperti in Italia e in Europa, i quali sottolineano quanto sia cruciale anticipare gli investimenti in cybersecurity. Spesso, infatti, l’intrusione nei nostri sistemi informatici viene rilevata solo dopo mesi, un problema di temporalità che permette agli aggressori di agire indisturbati, causando danni ingenti ad aziende e studi professionali. È quindi essenziale investire in maniera intelligente per difendere la propria attività, dotandosi di firewall adeguati e proteggendosi dai possibili attacchi. Questa è una battaglia incessante: centinaia di attacchi vengono sferrati ogni minuto nel mondo, a una velocità impressionante. Per questo motivo, un imprenditore saggio deve porre la Cybersecurity in cima alle proprie priorità di spesa e ai propri programmi strategici. Un dato su cui riflettere: in Italia si registrano circa 2.200 attacchi informatici al giorno, ovvero uno ogni 39 secondi.


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