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PMI: piccole ma grintose

17/08/2011

MILANO - Le Piccole e Medie Imprese rappresentano l'ossatura del tessuto industriale italiano nel confronto con i competitor europei, caratteristica che è stata giudicata a volte elemento virtuoso, a volte ostacolo alla crescita. La necessità di creare massa critica viene sempre più vista come indispensabile per accedere ai nuovi mercati, in un momento in cui la ripresa è strettamente legata all'export. Dall'altro lato la flessibilità tipica delle imprese più piccole permette di operare con maggiore incisività in nicchie di mercato innovative. Per indagare queste dinamiche, ANIE ha rilasciato un Focus incentrato proprio sulle PMI di area elettronica ed elettrotecnica. Queste realtà generano oltre il 60% della produzione e originano quasi il 50% del valore aggiunto settoriale, oltre il 55% del fatturato aggregato e quasi il 60% dell'occupazione dell'industria high-tech di area ANIE. Nonostante i limiti dimensionali, queste PMI sanno esprimere un'elevata propensione all'innovazione e svolgono un ruolo chiave nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi e nella costituzione di nuove nicchie di mercato.

Spesso le PMI operano con margini di azione ristretti e si sostengono solo se producono ritorni immediati in termini di redditività, essendo soggette a pressioni concorrenziali molto forti. Per le loro dimensioni, le PMI, seppur più attive sui mercati globali, faticano a cogliere le potenzialità offerte dai mercati più dinamici extra europei. Per le piccole imprese, l'apertura ai mercati esteri si manifesta prevalentemente attraverso l'esportazione, mentre le medie imprese possono attuare investimenti strategici più articolati anche nei mercati più lontani. L'aggregazione temporanea o permanente fra imprese riveste un ruolo importante per raggiungere la massa critica necessaria ad operare nei mercati internazionali, senza rinunciare alle caratteristiche di flessibilità e individualità aziendale. Il Focus ANIE tratta anche la crisi, che non ha certo risparmiato le PMI: si è sofferto soprattutto di criticità reddituali e finanziarie (difficile accesso al credito o ritardati pagamenti). Ciononostante, nel 2010 sono state proprio le PMI ad esprimere il fabbisogno occupazionale più elevato (fonte Unioncamere - Excelsior).

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