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Controllo a distanza del lavoratore: sentenza degli Ermellini

05/08/2017

MILANO - Con la recente sentenza dell’8 maggio 2017, la numero 22148/2017, la Corte di Cassazione penale è tornata ad affrontare il delicato tema del controllo a distanza dei lavoratori, dando un’impronta decisiva sulla questione. Se prima dell’intervento degli Ermellini si era infatti sviluppato un orientamento che possiamo definire “meno garantista”, con questa sentenza Piazza Cavour ha dato la c.d. svolta.

Nella fattispecie in esame, i Giudici si sono pronunciati in merito ad un ricorso, presentato dall’amministratore unico di una srl condannato al pagamento di € 600,00 a titolo di ammenda per aver violato l’art. 4 Statuto dei Lavoratori avendo installato, all’interno di un’area di vendita, due telecamere collegate tramite wifi ad un monitor che permettevano quindi il controllo dei lavoratori. Ricorrendo alla Suprema Corte, l’imputato agiva richiamando l’orientamento della giurisprudenza di legittimità (fra tutte la sentenza Banti del 17 aprile 2012, num. 22611) secondo la quale “il reato non debba considerarsi integrato in caso di preventiva acquisizione del consenso di tutti i dipendenti interessati” (consenso che il ricorrente aveva effettivamente ottenuto dai lavoratori).

Il tema, di grande attualità e interesse, può essere approfondito leggendo l'articolo di Barbara Pandolfino, esperto di Privacy e Diritto delle Nuove Tecnologie; Ufficio Legale FENIVA, al link che segue:

  http://www.secsolution.com/articolo.asp?id=492



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