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Videosorveglianza negli asili, primo sì alla legge

03/10/2016

ROMA - Telecamere negli asili per la sicurezza dei bambini, e test psicoattitudinali per educatori e maestri: sono questi i due punti chiave del testo unico appena adottato alla Camera dopo 8 anni, circa una dozzina di proposte di legge trasversali e numerosi interventi del Garante della privacy.

“L’obiettivo della legge è quello di accorciare i tempi - spiega Gabriella Giammanco, la deputata forzista che ha presentato la primissima proposta di legge in materia nel 2008 e che adesso è la prima relatrice del nuovo testo. Se le telecamere sono già presenti negli asili, non c’è bisogno di far continuare le violenze per poterle accertare: basterà che la magistratura possa visionare le immagini criptate quando c’è una denuncia da parte dei genitori”.

Come accennato, il Garante è intervenuto in più occasioni per chiarire come limitare l’uso della videosorveglianza negli asili privati. La legge punta a intervenire proprio su questo fronte: oltre a dare la possibilità anche agli asili pubblici - i nidi e le scuole dell’infanzia - di adottare le telecamere, pone limiti al loro utilizzo. Il primo riguarda chi e come possono essere usate le immagini, che saranno criptate e quinci nessuno, neppure il personale della scuola, potrà mai vederle.

Dopo una denuncia per presunti abusi sui bambini, i soli a potervi accedere saranno i magistrati incaricati. Si tratta di una facoltà per gli asili pubblici, che potranno installare il sistema di videosorveglianza solo dopo l’assenso dei sindacati. In riferimento agli aspetti legati alla riservatezza, dovrà essere il Garante della privacy, entro 60 giorni dall’adozione della legge, a intervenire precisando “adempimenti e prescrizioni da applicare in relazione all’installazione dei sistemi”.

Uno sguardo ai costi. “Per ora la legge prevede la clausola di neutralità finanziaria, ovvero che non ci siano oneri a carico della finanza pubblica- spiega Giammanco- ma in commissione chiederemo che ci sia un fondo triennale a cui attingere per poter sostenere inizialmente la spesa: almeno 5 milioni l’anno per tre anni”.

La proposta di legge dovrà essere ora emendata in commissione, per tornare in Aula il 13 ottobre per la discussione. Alla luce anche degli ultimi, gravissimi fatti di cronaca, non dovrebbero questa volta esserci ulteriori rinvii.

 


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