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Diffusi i dati del “Privacy Sweep 2016”

28/09/2016

ROMA – Sono stati diffusi i dati di un'analisi internazionale svolta dalle Autorità garanti della privacy di 26 Paesi per il “Privacy Sweep 2016”. I risultati non sono molto incoraggianti: su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet, come orologi e braccialetti intelligenti, contatori elettronici e termostati di ultima generazione, oltre il 60% non ha superato l'esame.

L'indagine a tappeto – da cui il nome “sweep” - è stata avviata lo scorso maggio dalle Autorità per la protezione dei dati personali appartenenti al Global Privacy Enforcement Network (GPEN - Rete globale per l'applicazione delle norme in materia di privacy, che comprende, ad oggi, 57 Autorità in 43 Paesi), di cui fa parte anche il Garante italiano. Obiettivo: verificare il rispetto della privacy nell'Internet delle cose (IoT).

“L' indagine sulla cosiddetta Internet delle Cose (IoT) - commenta Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali - ha rivelato che le società del settore non hanno ancora posto sufficiente attenzione alla protezione dei dati personali, con il rischio, peraltro, di generare sfiducia nei consumatori. Alcune aziende, ad esempio, non si rendono conto che non solo il nome e il cognome, ma anche i dettagli sul consumo elettrico di una persona o i suoi stessi parametri vitali, sono dati personali da proteggere. Così come non è ancora sufficientemente garantita neppure la possibilità per i consumatori di cancellare i dati raccolti da questi dispositivi. Il Garante italiano insieme alle altre Autorità del Global Privacy Enforcement Network, monitorerà - sottolinea Soro - con attenzione questi prodotti e servizi, al fine di verificare che la realizzazione di strumenti innovativi come elettrodomestici intelligenti, braccialetti per il controllo dei cicli del sonno o dell'indice glicemico, oppure le stesse automobili connesse a Internet, non avvenga a danno della riservatezza dei dati personali, spesso anche sensibili, degli utenti.”

In sintesi i riscontri raccolti dagli esperti, che hanno fatto emergere, a livello globale, gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti: Il 59% degli apparecchi non offre informazioni adeguate su come i dati personali degli interessati sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi; il 68% non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati; il 72% non spiega agli utenti come cancellare i dati dal dispositivo; il 38% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderano chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy.

Sono emersi anche problemi legati alla sicurezza di alcuni dispositivi analizzati. Un esempio è dato dalla trasmissione “in chiaro”, quindi in modalità non criptata, al medico curante informazioni relative alla salute degli utenti. Un po' migliori, ma pur sempre allarmanti, i risultati delle analisi condotte dal Garante italiano sul rispetto della privacy da parte di alcune delle principali società nazionali che offrono prodotti nel settore della domotica: solo il 10% infatti non offre agli utenti informazioni relative a come i loro dati personali sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi. Altri dati invece non sono positivi: il 20% delle società nazionali non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati; il 30% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderano chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy; il 90% non spiega agli utenti come cancellare i propri dati dal dispositivo.

 


maggiori informazioni su:
http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/5443681



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