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Acquisto di Viagra online? la privacy è a rischio

20/05/2015

ROMA - Certi problemi riguardanti la sfera più intima dell’uomo, comportano per qualcuno un imbarazzo non indifferente nel chiedere il portentoso medicinale al farmacista. Per questo, sono 5 milioni gli italiani che preferiscono “proteggere” la propria privacy ricorrendo ad acquisti incauti su farmacie online straniere, che neppure chiedono la necessaria prescrizione medica, e che spesso rifilano prodotti contraffatti, rubati, o confezionati senza rispettare le norme di buona fabbricazione a cui sono soggette invece le aziende farmaceutiche italiane.

La scorciatoia è allettante e in rete si sa, si trova di tutto, ma la fiducia del consumatore nei confronti di certi siti web è scarsa, e chi decide di comprare online medicine da venditori che spesso hanno sede in Asia e in India, va per tentativi e si affida più che altro alla buona sorte.

Che dire però se il sito che propone il Viagra non è poi così sconosciuto, anzi appare 100% italiano, e magari è una nota pubblica amministrazione che sembra proporlo senza alcuna restrizione? la perplessità del momento, a maggior ragione del fatto che in Italia adesso è possibile vendere i farmaci da banco anche online, cede il posto al desiderio, e l’affare è a portata di click.

Può sembrare strano, ma questo è quello che si osserva curiosando sul web se si digitano parole chiave come “compra viagra online” su Google o su altri motori di ricerca: compaiono decine e decine di risultati di comuni, province, enti, aziende, sindacati, e perfino Ordini dei Medici, che incredibilmente propongono di fatto sul dominio del proprio sito web farmaci come Viagra, pillole anti calvizie, e anche antidepressivi. Probabilmente a loro insaputa, e colmo dell’ironia, spesso aprendo tali pagine web si apre subito il banner per avvisare sull’utilizzo dei cookies da parte del sito.

Dette pagine promozionali, sembra (anzi si spera, dato che il commercio online di farmaci soggetti a ricetta è vietato in Italia) che siano il frutto di azioni di SQL injection da parte di hacker malintenzionati che riescono ad accedere fraudolentemente ad aree protette del sito, e a pubblicare così pagine web fatte ad arte che reindirizzano alle famigerate farmacie lontane migliaia di chilometri.

Oltre alla facilità di ingannare gli utenti più ingenui, che sono indotti a pensare che davvero sia il Comune o un’altra pubblica amministrazione a vendere il farmaco, la questione evidenzia problemi ancora più gravi: se i cybercriminali sono in grado di entrare in modo così disinvolto nel sito di una pubblica amministrazione italiana e di mettere online dei contenuti pubblicitari a loro piacimento, possono di conseguenza anche visualizzare e/o alterare dati personali riferiti ai cittadini. E se tali enti non pongono nessun rimedio a queste anomalie, ciò significa che i loro preposti non hanno affatto il controllo della situazione, e le informazioni sensibili degli interessati sono potenzialmente alla mercè di individui senza scrupoli.

Tutto ciò, mentre al cittadino che si reca fisicamente negli uffici di tali enti, la privacy è spesso presentata come una burocrazia noiosa e informative da firmare, mentre gli hacker se la ridono alle nostre spalle. Viene da domandarsi quindi se i titolari di questi siti web mettano o no a disposizione i necessari budget per la sicurezza informatica e la formazione del personale, se abbiano la consapevolezza degli illeciti che spesso commettono, e se in tali aziende sia stato designato un responsabile privacy, (il c.d. privacy officer), a cui dovrebbe essere assegnato il compito di vigilare sulla correttezza dei trattamenti, per evitare pesanti sanzioni del Garante e del Nucleo Privacy della Guardia di Finanza, nonchè risarcimenti che gli interessati potranno chiedere per i danni subìti, per non parlare della macchia reputazionale e la gogna mediatica a cui si espone chi pubblicamente appare come un venditore abusivo di Viagra.

 


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www.federprivacy.it



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