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La Fondazione Enzo Hruby propone un modello di intervento per proteggere il patrimonio culturale

11/03/2011

MILANO - Sono fiduciose le parole di Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby, la prima fondazione italiana ed europea per la protezione dei beni culturali. "L'assalto al patrimonio culturale italiano si può fermare e noi possiamo dimostrare in quale modo. Non è vero che tutto è perduto". L'impresa è decisamente improba, soprattutto se si osserva il preoccupante scenario denunciato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel loro libro "Vandali" e alto è il rischio che dopo tanto clamore tutto ritorni come prima: nel nostro paese, a differenza degli Stati Uniti e di molti paesi europei, i privati dimostrano infatti una scarsa sensibilità verso la protezione dei beni culturali. La strada seguita dalla Fondazione Enzo Hruby, la sola istituzione in grado di tutelare con adeguate tecnologie piccoli e grandi monumenti, è davvero originale poiché da anni è impegnata insieme ad altri partner a mettere in sicurezza opere d'arte di vario genere che non sono tutelate e che di conseguenza sono esposte a furti e atti di vandalismo. La Fondazione è stata in grado di far riaprire antiche chiese, dotandole di sistemi di sicurezza, e di proteggere monumenti di rilievo internazionale, così da renderne sicura la fruizione da parte del pubblico. Non sono mancati i riconoscimenti dal mondo dell'arte, della politica e da quello delle forze dell'ordine proprio per il ruolo, senza uguali in Europa, di diffusione di un'autentica cultura della sicurezza. Un esempio concreto di come un atto di vandalismo si sarebbe potuto evitare viene da Città di Castello, dove ladri hanno trafugato il reliquario della Cattedrale. Questo evento poteva essere scongiurato agevolmente. Sarebbero stati sufficienti speciali contatti elettrici per fermare i malviventi o una telecamera con rivelatore di movimenti e relativo allarme. Il tutto a costi decisamente accessibili.

www.fondazionehruby.org



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