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Cresce il pericolo di esposizione (ma non la consapevolezza) ai furti di identità on-line

02/03/2011

ROMA - Una recente ricerca svolta da Unicri, l'organismo dell'Onu preposto a sostenere i paesi membri nella prevenzione del crimine, informatico e non, per conto della filiale italiana della multinazionale Cpp, specializzata nella vendita di prodotti e servizi di assistenza e prevenzione delle frodi , rivela che gli italiani non hanno una percezione netta di cosa significhi il furto di identità online. Di conseguenza non hanno la capacità di cautelarsi a dovere per evitare di rimanerne vittima. Secondo i dati raccolti, il 25, 9 % degli italiani è stato esposto a un potenziale furto di identità nel corso dell'ultimo anno. Gli scenari sono diversi; si va dal phishing, il tentativo di entrare in possesso dei dati di un utente attraverso mail create con questo preciso intento, al trashing ("frugare nella spazzatura") che si effettua perlopiù con eBay. Le persone mettono in vendita cellulari e Pc usati senza preoccuparsi di eliminare i dati personali dalla memoria. Lo skimming è il furto di credenziali fatto aggiungendo parti di hardware a qualche apparecchio, come può essere un bancomat, mentre il vishing è una truffa più elaborata in cui il cyber criminale riesce a sostituirsi al call center di una banca. L'utente italiano medio conosce poco o niente di questi pericoli: un terzo circa (31,3 %) degli interpellati conosce il phishing, e un sesto il trashing. Gli altri sono pericoli a tutti letteralmente sconosciuti. "C'è confusione e incertezza, se non proprio una totale assenza di percezione" - riferisce Angelo Pascarella, analista di Technoconsumer. Cosa avviene se invece si è stati vittima di una di queste modalità di furto di identità? Dopo un'esperienza negativa, ci si accosta con più diffidenza alle transazioni online: il 18 % non usa più l'e-commerce, anche se solo il 38,9 % degli intervistati si dice "molto preoccupato"del fenomeno. Preoccupato ma non sfiduciato, visto che l'80% di chi fa uso di Internet lascia online almeno nome, cognome e indirizzo mail (92 % nel caso dei più giovani). Un simile atteggiamento può forse essere spiegato con l'assenza di violenza fisica che accompagna le truffe cibernetiche, la cui pericolosità viene perciò sottostimata.


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