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TVCC ed esercizi commerciali: modalità e limiti operativi

27/06/2011

La videosorveglianza rappresenta uno dei più efficaci strumenti contro rapine, furti, atti vandalici, sia in fase preventiva sia in fase repressiva. Nel retail, un target particolarmente esposto, si tratta di un deterrente ancor più essenziale. Per questo Confcommercio ha sottoscritto, in ambito nazionale e provinciale, un Protocollo di intesa con il Ministero dell'Interno - e, nel territorio senese, con la Prefettura e le Forze dell'Ordine - per promuovere e favorire l'installazione di sistemi di videocontrollo all'interno delle attività commerciali e turistiche. Di questo, come pure di norme e di procedure per il corretto impiego dei sistemi di sorveglianza all'interno delle attività commerciali e turistiche - si è parlato in un convegno a Siena lo scorso 27 giugno.

I lavori congressuali hanno messo in evidenza la necessità di dare in tempi brevi attuazione al Protocollo, firmato lo scorso mese di novembre, anche se tale esigenza deve essere sostenuta dalla consapevolezza che la presenza di apparati di videosorveglianza all'interno di luoghi aperti al pubblico, nei quali possono trovarsi a operare anche dipendenti, presuppone la conoscenza di norme specifiche. Se è vero che, ai fini di una maggiore sicurezza, può essere utile investire risorse in sistemi di videosorveglianza, è anche vero che questo sforzo non deve essere disgiunto da un parallelo aumento del controllo, inteso come forma di prevenzione verso le varie forme di criminalità e vandalismo, e soprattutto da un'accresciuta attenzione verso gli adempimenti giuridici da osservare. Daniele Pracchia, Direttore di Confcommercio di Siena, da noi interpellato a seguito del suo intervento al convegno, ha insistito su questo aspetto: "il punto nodale, per un operatore, è conoscere tutte le norme che disciplinano l'installazione di tali apparati nelle attività. Tra il rispetto della privacy e dei diritti dei lavoratori, un imprenditore deve stare attento non solo a difendersi dai malintenzionati, ma anche dalle sanzioni previste, se l'installazione non tiene conto anche di questi elementi".

I contenuti del protocollo

Ma vediamo quali sono i contenuti del Protocollo, che ricalca sostanzialmente il protocollo quadro sottoscritto a livello nazionale dalla Confcommercio e da altre organizzazioni con il Ministero dell'Interno. Grazie ad esso sarà possibile, in tutta la provincia, mettere in collegamento i sistemi di sorveglianza collocati all'interno di negozi e altre attività con le centrali operative delle Forze dell'Ordine. "L'elemento centrale è la creazione di una rete di contatti (i negozi) con le centrali operative di Questura e Carabinieri, al fine di monitorare costantemente ciò che avviene nelle attività collegate e di intervenire con la massima tempestività in caso di necessità. É sufficiente un impianto del costo di poche centinaia di euro e un collegamento telefonico adsl o hdsl per aumentare in modo significativo la sicurezza, e la tranquillità, all'interno delle aziende"- spiega Pracchia. Nell'eventualità in cui un esercente si trovi in condizioni di pericolo, gli sarà sufficiente la semplice pressione di un pulsante perché le immagini, riprese in tempo reale dal sistema di videosorveglianza, siano proiettate sugli schermi delle centrali operative delle Forze dell'Ordine. Questo darà naturalmente loro la possibilità di effettuare un intervento immediato. "Tutta la rete si attiva sulla base del bisogno – ha fatto notare durante l'incontro il Comandante dei Carabinieri di Siena, Pasquale Aglieco. Il sistema è tempestivo: sugli schermi della centrale operativa appare infatti quello che sta accadendo". Per raggiungere l'operatività sarà necessario acquistare un server. Se più esercenti aderiranno, il costo da sostenere sarà inferiore - ha precisato. Sono poi state ricordate le diverse funzioni e ruoli previsti dal Protocollo per le Forze dell'Ordine, per le associazioni di categoria e per gli esercenti, sottolineando l'ampiezza dell'interesse suscitato dall'iniziativa. Entro la fine dell'anno l'obiettivo è quello di attivare dai 50 agli 80 impianti, in tutta la provincia. La finalità è creare una rete che in tempo reale permetta agli organi preposti di fare interventi diretti.

La sicurezza come condizione di vita

La prima fase comporta la volontà di dare concreta attuazione al Protocollo. "Nei territori dove è stato impiegato, i risultati sono positivi" - ha evidenziato il Prefetto di Siena Gerarda Maria Pantalone, la quale, nel suo intervento, ha ricordato come la sicurezza sia un sistema con più protagonisti. In questo quadro – ha fatto notare il Prefetto – si sono allargati i protagonisti e si parla di sicurezza partecipata, a vari livelli. Lo stesso Prefetto si è inoltre soffermato sui valori del sistema di videosorveglianza e video allarme, il primo dei quali è senz'altro quello di essere un valido deterrente. In effetti ci si domanda spesso su quale fattore rispetto all'evento criminoso, se preventivo o repressivo, l'installazione di questi dispositivi abbia maggiore incidenza. La risposta è chiara: "il malintenzionato a conoscenza del fatto che gli esercizi commerciali sono collegati all'interno di una rete con le Forze dell'Ordine risulta disincentivato". Oltre a rendere possibile il pronto intervento, il sistema mette a disposizione le immagini registrate per un proficuo impiego nelle fasi di indagine e processuali. Ecco perché - ha concluso Marco Tansini, Presidente della Delegazione di Siena della Confcommercio - "la videosorveglianza è per noi una priorità, condivisa dal governo della città, che siamo certi si impegnerà a portare avanti. Ad essa daremo piena collaborazione con le altre associazioni coinvolte". Una considerazione che può essere assunta come programma: la videosorveglianza deve essere considerata come un ausilio prezioso, uno strumento però, all'efficacia del cui operato concorrono diversi attori, dalle aziende produttrici ai governi delle comunità, nell'obiettivo finale di garantire, nel rispetto dei diritti di ogni individuo, un livello di sicurezza ampio. "Sicurezza, intesa non come sinonimo di repressione e prevenzione, ma come necessità di garantire migliori condizioni di vita a un'intera comunità".


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