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Rivolte in Nord Africa: ItasForum s’interroga

30/06/2011

MILANO - Si è svolta il 30 giugno, nella Sala Assemblee di San Paolo Intesa a Milano, l'Assemblea annuale dei Soci del Centro studi ItasForum. A chiusura lavori si è tenuto un incontro dedicato ai difficili equilibri dell'area afro-asiatica. Paolo Magri, Direttore dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ha affermato che le recenti rivolte hanno un'importanza superiore a quella trasmessa dai media: "siamo stati miopi nel prevedere le conseguenze del fenomeno, che potrebbe diventare una pericolosa fucina per nuovi problemi". Secondo Magri, non è più così ardito accostare le prime contestazioni delle popolazioni africane agli eventi che portarono alla caduta dei regimi sovietici. I paesi coinvolti, la loro rilevanza economica – basti pensare agli aspetti energetici – e le implicazioni sulla nostra sicurezza, fanno sì che tali scenari debbano preoccupare non poco, soprattutto perché alla loro evoluzione si continua a guardare con un eccesso di "veduta corta".

Rispetto a quel periodo, inoltre, le potenze che reggevano le sorti del mondo – Stati Uniti ed Europa – sono in declino. Cina, India, Brasile e paesi del Sud Africa, all'epoca marginali, sono ora emergenti, anche se non in grado di ricoprire ruoli da leader. Magri ha cercato di definire i rischi a medio termine in Tunisia, Libia, Siria, Egitto. Nei paesi che avevano avviato processi di innovazione economica e modernizzazione, emerge ora una forma di populismo economico che ne compromette sviluppo e prospettive di libertà. L'Europa, in crisi, è ripiegata su se stessa e interviene in modo disorganico, senza proporre strategie di vicinanza costruttiva. Magri ha concluso auspicando soluzioni che superino il mero stanziamento di denaro: "ogni paese europeo dovrebbe proporre un'assistenza intelligente, prendendosi in carico l'istituzione di scuole tecniche per formare persone in grado di dotare il paese delle infrastrutture necessarie allo sviluppo". Solo così queste realtà potrebbero superare le attuali arretratezze e aspirare a diventare stati democratici e moderni.


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