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Corte di Cassazione: sì agli impianti di videosorveglianza nei luoghi comuni delle imprese

05/08/2013

ROMA - Con la Sentenza n. 30177 del 12 luglio 2013 La Corte di Cassazione ha confermato la possibilità di utilizzare impianti di videosorveglianza in luoghi comuni all’interno dell’impresa. Ci si riferisce, per fare un preciso esempio, all’atrio in cui è ubicato il timbratore, se il fine per il quale sono fatte le riprese è quello di tutelare l’impresa da possibili illeciti. Le registrazioni possono essere utilizzate ai fini della prova di eventuali reati. Nel caso in questione, alcuni dipendenti delle Poste Italiane, che erano stati dichiarati colpevoli di peculato e di truffa, ritenevano leso il principio sancito dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori congiuntamente a quanto previsto dall’art. 14 della Costituzione (inviolabilità del domicilio).

La Suprema Corte, però, ha ritenuto che, se è vero che gli uffici dei lavoratori possono essere assimilati a un domicilio lavorativo e quindi non possono essere videosorvegliati, questo concetto non vale per luoghi comuni quali atrii o corridoi. É stata quindi considerato pienamente legittimo l'uso di impianti di videosorveglianza se il datore di lavoro agisce “non per il controllo della prestazione lavorativa ma per specifici casi di tutela dell’azienda rispetto a specifici illeciti”. La sentenza è un'indiretta conferma della liceità dell’uso di impianti di sorveglianza nelle sale da gioco, se installate, senza ledere i diritti dei lavoratori, con l'intento di tutelare le imprese da possibili illeciti realizzabili all’interno di tali ambienti.


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