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Security app: gli errori da non commettere

25/07/2013

BIRMINGHAM (UK) - Sulle pagine del portale ifsecglobal.com Colin Bodbyl, consulente e fondatore di Zeecure.com, sottolinea come ormai ogni settimana si assista al lancio di una nuova app da parte di un produttore della sicurezza: alcune sono semplici, e aiutano gli utilizzatori a connettersi più facilmente ai loro sistemi, mentre altre sono molto più complesse e ricche di funzionalità. L’adozione delle app, che possono rivolgersi agli utenti finali o agli integratori, sembra comunque essere ancora agli inizi: Bodbyl sottolinea infatti che se da un lato la progettazione di app sempre più sofisticate non è un problema, dall’altro i tassi di adozione stanno conoscendo alti e bassi. “Le odierne app per la security stanno attraversando una fase molto simile a quella conosciuta dai siti web a fine anni Novanta”, spiega Bodbyl. “Le aziende stavano cominciando a investire, ma erano restie a sbilanciarsi troppo per via dei costi elevati e dei rendimenti bassi”.

 

Analogamente, oggi i produttori della sicurezza hanno in larga misura accettato il fatto che le app rappresentano un business sul quale non si può non puntare. Tuttavia, il fatto di non avere ancora compreso del tutto il modo in cui questo business funziona le porta a commettere degli errori. Bodbyl ne individua tre in particolare: il primo è quello di far pagare le app proprietarie. A prescindere dal fatto che l’app si rivolga all’integratore o all’utente finale, non la si può considerare uno strumento di guadagno. Il focus deve invece essere sulla consapevolezza del marchio creata dall’applicazione stessa. “I produttori – scrive Bodbyl – devono capire che le loro app proprietarie sono essenzialmente delle brochure digitali dei loro prodotti”. Un altro comune errore è quello di non includere un demo pre-programmato in ogni app. Se la compatibilità di uno smartphone è ritenuta importante, l’utente finale cercherà le app disponibili prima di acquistare un hardware. Ma se nel momento in cui prova a scaricare l’app si vede bloccato da una richiesta di login (proprio per la mancanza di un demo preprogrammato), allora l’azienda perde una fondamentale opportunità di marketing.

 

Secondo Bodbyl, il più grande errore che un produttore può commettere è comunque quello di utilizzare app compatibili sviluppate da terzi invece di progettarne di proprie. “Niente è meno professionale di un produttore che raccomanda l’impiego di un’app che non ha creato e sulla quale non può avere alcun controllo: quando un cliente spende migliaia di dollari in un sistema di sorveglianza, il minimo che si aspetta è che vi sia un software proprietario in grado di operarlo”. In conclusione, Bodbyl ritiene che la strada da percorrere sia molto chiara, e che le aziende restie a investire nelle app faranno la stessa fine di quelle che a fine anni Novanta non vollero puntare sui siti web: resteranno indietro.

 

www.ifsecglobal.com


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