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ANIE Confindustria, nel 2012 la produzione industriale segna un -10%

11/02/2013

MILANO - Non sono positivi i dati diffusi dall’ISTAT relativi all’industria italiana delle tecnologie, Elettrotecnica ed Elettronica, rappresentata da ANIE Confindustria, riguardanti il mese di dicembre 2012. L'andamento dei dati di produzione industriale, nel confronto con lo stesso mese del 2011, è infatti negativo. L'Elettrotecnica ha conosciuto una flessione del 6,8%; l’Elettronica dello 0,3% (-7,0% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale). Nel confronto congiunturale le due macro-aree registrano andamenti disallineati. A dicembre 2012, rispetto a novembre 2012, l’Elettrotecnica ha evidenziato un moderato incremento dei livelli di attività industriale (+1,6%). L’Elettronica ha, invece, confermato una sostanziale stabilità (+0,1% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale). Nella media del 2012, nel confronto con l’anno precedente, l’Elettrotecnica ha segnato un risultato cumulato annuo negativo del 10,0%; l’Elettronica del 3,0% (-6,9% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale). 

Il Presidente di ANIE Confindustria, Claudio Andrea Gemme, ha commentato i dati con queste parole: “A dicembre 2012 il dato relativo alla produzione industriale ha confermato la lunga e ininterrotta serie negativa iniziata nei primi mesi dell’anno. Guardando all’intero anno, il 2012 chiude per l’Elettrotecnica e l’Elettronica italiane con una riduzione dei livelli di attività vicina al 10%. Per effetto della prolungata fase recessiva rimangono ampi spazi di capacità produttiva inutilizzata, con conseguenze rilevanti su volumi e margini delle imprese.” Il Presidente ANIE individua un fattore negativo nella crescita del rischio che possano disperdersi “importanti tasselli delle competenze tecniche e specialistiche di eccellenza di cui l’industria nazionale è espressione. A inizio 2013 il quadro macroeconomico continua a essere caratterizzato da una elevata incertezza. Alla forte debolezza del mercato interno si affianca la difficile congiuntura internazionale, che non consente al canale estero di compensare pienamente la fragilità della domanda nazionale.”

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