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La videosorveglianza cresce in ambito residenziale

24/07/2012

MILANO - Il Sole 24 Ore del 19 luglio scorso intitolato “Si stringe l'integrazione tra antifurto e webcam” spiega come la videosorveglianza stia crescendo in ambito residenziale, sull'onda del progresso tecnologico e della sempre più ampia offerta di soluzioni. Sono molto diffusi gli impianti di ripresa video, registrazione e comunicazione in remoto, che si accompagnano a quelli di antintrusione o controllo accessi. Come spiega Andrea Natale, membro di Tvcc Anie Sicurezza: “Da qualche anno si chiede soprattutto una videosorveglianza integrata, con telecamera posizionata ad esempio all'interno del rivelatore che scorge il movimento sospetto e vi associa subito l'immagine”.

Un passo suggerito anche da motivi di risparmio: si fa perno su una sola centrale, con un costo delle telecamere circa equivalente a quello dei sensori a cui si associano, ma inferiore a quello che comporta in complesso l'installazione di doppi software, hardware e linee telefoniche. Questa protezione attiva (allarme) deve accompagnarsi a quella passiva (blindatura). Quanto i proprietari chiedono è la possibilità di trasferire in diretta le informazioni video al proprio smartphone (o alla centrale di vigilanza). “Wireless e wi-fi sono oggi molto più sicuri che in passato, e c'è grande concorrenza tra i produttori, ai quali spetta garantire la robustezza del protocollo di trasmissione. Resta – aggiunge Natale – il problema della banda: sufficiente nelle grandi città, ma meno in altre zone del Paese.

L'applicazione integrata va bene però per la protezione interna; ma in una villa, con porzioni di giardino da controllare, c'è bisogno di luce e telecamere più potenti. Resistenti a pioggia e neve e ad atti di vandalismo, e attrezzate di custodie, staffe, protezioni per il passaggio dei cavi. I costi, senza contare l'installazione, salgono di almeno tre volte quelli da interno. A pesare di più è l'hardware, ma la forbice è comunque ampia. Si va dai 5-6mila euro per video con risoluzione standard (come un monitor pc tradizionale) ai 150mila euro di un impianto in alta risoluzione e integrazione con gli altri impianti domotici”.

L'articolo, dopo una lunga digressione sulle normative in fatto di privacy, indica in conclusione alcune regole per il collegamento dell'impianto di videosorveglianza alla rete telefonica pubblica (Dlgs 198/2010). Occorre per questo rivolgersi a un tecnico che possieda l'autorizzazione ministeriale. L'articolo 2, comma 2 del decreto specifica però che il ministero definisca, tra gli altri, “i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività”. Si tratta di una questione che, non essendo chiara, dovrà essere affrontata.

 

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