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La posizione di Assistal in merito alla revisione della normativa sugli appalti pubblici

11/06/2012

MILANO - Assistal, Associazione Nazionale Costruttori di impianti, stigmatizza qualsiasi tentativo di cancellare una o più norme, oggi esistenti, a tutela del comparto impiantistico, senza che vi sia una contestuale rivisitazione complessiva del sistema di qualificazione, che introduca nuove garanzie a favore dei soggetti contrattualmente "non prevalenti". Come afferma Giuseppe Gargaro, Presidente di Assistal (in foto): "Con riferimento alle proposte, avanzate da talune associazioni industriali del comparto delle costruzioni, di modifica ad alcune norme, oggi in vigore, in materia di qualificazione delle Imprese per la realizzazione di opere pubbliche, appare opportuno procedere ad una rilettura complessiva, in chiave europea, delle medesime, considerato che questo è il mercato con il quale le Imprese Italiane e nello specifico le Imprese impiantistiche, devono confrontarsi". Se da una parte, infatti, si intende abolire le regole rigide imposte dal legislatore in tema di requisiti di partecipazione alle gare delle Imprese, in particolar modo di quelle specialistiche, dalle quali discendono ad esempio gli obblighi in materia di limiti al subappalto e di costituzione obbligatoria di ATI verticali, non si può, nel contempo, lasciare immutate le altre regole che costituiscono l'intero sistema di qualificazione.

La posizione espressa dalle associazioni già richiamate dal Presidente Gargaro, volta ad eliminare l'obbligo di costituzione di ATI verticali, dando la possibilità alle Imprese titolari dell'opera prevalente, quasi sempre edili, di potersi qualificare in sede di gara in forma singola, per poi, in sede di esecuzione, spacchettare l'intero appalto, commissionando le opere non afferenti alla categoria prevalente, ad Imprese specialistiche (o generali) in regime di libero subappalto, non può essere condivisibile. "Se questa ipotesi prendesse forma – prosegue Gargaro - faremmo un passo indietro rispetto alla tutela, non corporativistica ma concreta, delle corrette ed indispensabili necessità di organizzazione e qualificazione delle imprese, concetti che includono necessariamente la formazione professionale, la ricerca e l'innovazione delle Imprese specialistiche, che sono alla base della crescita economica; non solo, andremmo anche a compromettere seriamente la qualità dell'opera realizzata, a detrimento degli interessi della Pubblica Amministrazione".

A fronte di politiche industriali espresse dagli altri principali Paesi dell'Unione, che qualificano le Imprese per le loro effettive professionalità, nel nostro Paese, dove le PMI rappresentano la maggior parte del tessuto industriale ed economico, si vorrebbe lasciare in piedi un sistema di qualificazione che abilita le Imprese "prevalenti" alla partecipazione alle gare pubbliche senza alcuna prova ulteriore delle loro capacità, permettendo loro di commissionare successivamente in subappalto alle PMI l'onere di eseguire concretamente l'opera a prezzi scontati anche della marginalità necessaria per poterne consentire la crescita, gli investimenti in innovazione e ricerca e privandole, tra l'altro, dell'onore di qualificarsi come diretti interlocutori e contraenti."Non si può consentire che un progetto di questo tipo possa trovare accoglimento da parte delle forze politiche che - conclude Gargaro - in questa particolare fase economica, hanno il dovere di tutelare il tessuto economico del Paese, incentivandone la crescita e semmai la necessaria aggregazione nelle forme previste e riconosciute dal nostro sistema giuridico, al fine di creare nel medio-lungo termine, competitors europei, che sappiano confrontarsi in un vero, libero mercato allargato."

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