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Videosorveglianza a tutela dell'ambiente: occorre l'assenso del Garante

11/04/2012

MILANO - Purtroppo si legge ogni giorno di esempi di inciviltà che compromettono il già tanto bistrattato ambiente: discariche a cielo aperto, greti di fiumi scambiati per luoghi di raccolta rifiuti, angoli di città deturpati da masserizie e immondizia di ogni genere abbandonata senza scrupolo. Le amministrazioni pubbliche hanno in diversi casi, da Verona, a Grosseto, fino a Palermo, pensato di arginare il malcostume installando sistemi intelligenti, ovvero impianti integrati di videosorveglianza direttamente collegati con le forze dell'ordine. Ma cosa avviene se lo fanno senza l'assenso del Garante della privacy? Il primo a porre la domanda è stato Corriere.it, che si è rivolto direttamente al Garante, Francesco Pizzetti.

Chiare e nette le sue parole: "Sconsiglierei qualsiasi Comune dall'applicare sistemi intelligenti di videosorveglianza senza un'autorizzazione del Garante, prevista anche dalle linee guida insieme agli appositi cartelli per segnalarne la presenza". Pizzetti auspica che il controllo delle situazioni critiche avvenga nel rispetto di norme ben precise, che impediscano ai Comuni di effettuare registrazioni dei cittadini, al fine di evitare di ledere il loro diritto alla privacy. "Le videocamere installate nelle aree comunali sono limitate a problematiche di sicurezza urbana. Proprio per queste ragioni, se vengono applicate al fine di evitare comportamenti incivili dei cittadini su aree che si teme diventino discariche a cielo aperto o su aree che i Comuni vogliono bonificare, c'è indubbiamente un problema di autorizzazione da parte del Garante".

Certo, una simile posizione non incontra il favore di chi si batte per il rispetto dell'ambiente. In queste situazioni non si ravvedono – a detta degli ambientalisti - gli estremi per sostenere la tesi della riservatezza personale. Altri arrivano a sostenere che i sistemi elettronici non agiscono come deterrente, né che stimolino il senso civico. La posizione del Garante è invece chiara. L'occhio elettronico riprende chiunque, non è selettivo e vanno quindi poste alcune limitazioni. "Occorre una base giuridica che permetta l'utilizzo da parte dei Comuni di apparecchiature che consentano il riconoscimento facciale. Per quanto riguarda le eco-piazzole, le telecamere sono consentite in quelle per la raccolta dei rifiuti pericolosi".

www.corriere.it


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