Interviste

Da Wecare, un tesoro per Amyko, wearable device di ultima generazione

Incontriamo Riccardo Zanini e Filippo Scorza, ideatori del braccialetto di sicurezza Amyko e fondatori della start-up Wecare

21/07/2015

Incontriamo Riccardo Zanini e Filippo Scorza, i due “papà” di Amyko, il braccialetto “smart”, nato pensando proprio ai bambini, che si attiva in caso di emergenza per la sicurezza di tutta la famiglia, adulti e nonni compresi. Non c’è limite a quello che può stare sul braccialetto, che lavora in tecnologia NFC: numeri di telefono, lo stato di salute, i farmaci che si prendono, eventuali allergie e intolleranze. Va bene anche per gli sportivi, grazie alla funzione di geolocalizzazione, e per chi viaggia all’estero. Insomma, un prodotto semplice, indistruttibile e utilissimo…un vero tesoro.

Si chiama Amyko ed è veramente, ci perdonerete la facile battuta, un piccolo tesoro. Si tratta di un braccialetto più che “smart” che si attiva in caso di emergenza per la sicurezza della famiglia. Ne parliamo con i due ideatori, Riccardo Zanini, 38 anni, imprenditore nel settore della mobilità sostenibile, e Filippo Scorza, 39 anni, bioingegnere e industrial designer, fondatori della start up che si chiama, e non è un caso, Wecare.

“L’idea ci è venuta”, dice Zanini, “pensando a mia figlia, che ha 7 anni. Volevamo creare un prodotto che fosse utile nella quotidianità dei bambini…penso, ad esempio, quando vanno in gita oppure ai campi estivi…e non solo”. Già, perché Amyko, prodotto in gomma termoplastica riciclabile e con un design semplice e accattivante, che si può anche scegliere in diversi colori, consente di portare, sul polso, tutte le informazioni necessarie…come i numeri di telefono dei parenti, ma anche lo stato di salute, informazioni su eventuali intolleranze e allergie, il gruppo sanguigno, le medicine che si prendono e molto altro ancora.

Qualche cenno sulla tecnologia di Amyko, che appartiene alla famiglia dei “wearable devices” che oggi, proprio a ridosso del lancio del già famosissimo apple watch, sono diventati di gran moda.

Basta registrarsi su un cloud privato creando, in maniera molto semplice, un account in cui memorizzare tutti i dati che si vogliono, poi è sufficiente avvicinare il braccialetto a uno smartphone o tablet dotato di tecnologia NFC (acronimo di near field communication, la stessa, per intenderci, utilizzata per i bancomat o, ci fanno giustamente notare i due ideatori, per gli skipass), e viene visualizzato il profilo e i dati che si sono scelti di inserire.

“Io ad esempio pratico mountain bike”, aggiunge Scorza. “Tante volte capita a uno sportivo di trovarsi da solo e può essere utile, anzi, indispensabile, che, in caso di problemi, un soccorritore abbia subito sotto controllo la situazione. Inoltre, se siamo in una zona senza connessione dati, cosa che può succedere, non solo agli sportivi, oppure se non c’è a disposizione uno smartphone, con il servizio Direct Call si può chiamare un numero memorizzato. È anche prevista un’apposita funzione di geolocalizzzione, “self-help”, che si attiva quando la persona ha bisogno di aiuto ed avvicina il proprio smartphone al braccialetto”.

“Poi c’è chi, come me, va spesso all’estero per lavoro”, ribadisce Zanini. “Ora, se mi succede qualcosa, ho a disposizione tutte le mie informazioni, comprese quelle medico-sanitarie, che possono essere inserite anche in diverse lingue”.

E per gli anziani, che ci sembrano i destinatari ideali di questo braccialetto ma che, di solito, hanno problemi con le nuove tecnologie? “I dati possono essere inseriti da chiunque e aggiornati quando si vuole. Inoltre, abbiamo pensato anche proprio alle persone di età e, magari, con deficit di memoria, con il servizio “medical reminder”, che ricorda, appunto, una visita medica oppure di prendere un farmaco a quella determinata ora e dandone anche coferma a un parente per un controllo incrociato. Poi, in caso di emergenza, parte sempre il servizio automatico di chiamata di un numero memorizzato”.

“Non c’è limite fisico ai dati che possono essere inseriti nel cloud”, continuano i due “papà” di Amyko. “Si possono memorizzare anche immagini, come fotografie corporee o tatuaggi, per consentire un immediato riconoscimento. In pratica, a noi piace pensare a questo braccialetto come a una specie di cassettiera, in cui ognuno mette tutto quello che gli può servire. Oggi ma anche domani, per garantire davvero la massima sicurezza a una famiglia e nel rispetto della privacy, in quanto si può scegliere non solo quali informazioni rendere pubbliche, ma anche a chi, creando dei “livelli di accesso”: i genitori, il coniuge, il medico, la maestra, la badante…”.

Semplice, indistruttibile e “ecologically correct”, perché senza batterie, Amyko potrebbe avere anche degli impieghi doversi, non legati al safety care. “Potrebbe sostituire, ad esempio, i badge delle aziende…E stiamo pensando a creare un braccialetto sempre più modulare, in cui le singole maglie possono diventare dei componenti, customizzabili da parte dell’utente. Noi lo vediamo proprio così: non solo come un dispositivo che può salvarti la vita, ma un vero e proprio “amico” che ti segue in tutti i passi che fai”.

L’amichevole braccialetto si è già aggiudicato numerosi premi a livello europeo. “La nostra azienda, che è una start up, nasce il 23 ottobre 2013”, ricordano i fondatori di Wecare. “Ci siamo incontrati durante “Startup bus Europe Competition”, competizione a aperta ai Paesi UE per lo sviluppo di nuove idee ad alto contenuto tecnologico. Lì ha origine anche l’idea di Amyko, che si aggiudica la wild card al Pioneer Festival di Vienna, e supera i non semplici test di diversi incubatori tra cui iStarter, Talent Garden, H Farm, Luiss enLabs, Impact Hub, Fondazione Filarete, fino ad ottenere il riconoscimento dall’Idea all’Impresa messo in palio da Unicredit nell’ambito del premio di Fondazione Gaetano Marzotto. L’affermazione arriva lo scorso anno all’ultimo web summit di Dublino con l’incontro con alcuni investitori importanti e la rivista Wired che segnala il braccialetto tra le migliori 10 web app europee”.

Ma, fra tutti questi riconoscimenti, quello che interessa di più ai due ideatori del braccialetto è la sua utilità, per così dire, “sociale” e il riscontro che viene dagli utilizzatori. Wecare ha gia chiuso una partneship collaborativa con un operatore leader del mobile che installerà l’applicazione sui nuovi dispositivi offrendo alcuni servizi premium gratuiti.

Di sicuro innovativa, e anch’essa decisamente smart, la formula di presentazione al mercato. Amyko si può pre-ordinare sulla piattaforma di crowdfunding https://www.indiegogo.com/projects/amyko-put-yourself-on-the-safe-side#/story.

In pratica, sono gli stessi utenti a finanziare il processo di industrializzazione e a ricevere il braccialetto prima che venga immesso ufficialmente sul mercato. La campagna dura 40 giorni, dal 22 giugno al 30 luglio. “Già oltre mille persone lo stanno testando. Questa per noi è una cosa veramente importante perché proprio da chi lo usa tutti i giorni ci aspettiamo suggerimenti, proposte, migliorie…”.

Di sicuro Zanini e Scorza non sono interessati solo all’aspetto economico, anzi, tutt’altro. “Amyko costa 18 € in quest fase di prototipazione e poi sarà venduto a 29,90€”.

Un prezzo più che accessibile, per un dispositivo che monta a bordo tanta tecnologia ma che è e vuole essere, ribadiscono i suoi ideatori, prevalentemente “un oggetto sociale”.

www.amyko.it

 



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