Interviste

Euralarm: una sicurezza europea più competitiva in una cornice più equa

La parola a Marc Chabaud, presidente di Euralarm

24/06/2013

Esiste un vero mercato della sicurezza “europeo”? Se per “mercato interno” si dovrebbe far riferimento al mercato europeo e non a quello nazionale, come mai le certificazioni e le procedure - oltre ai costi – delle testing house non sono armonizzati?
E come si può rispondere all'avanzata di produzioni extraeuropee di basso costo?
Euralarm, associazione europea che raccorda produttori, installatori e fornitori di servizi per Antincendio e Security, ha parecchie idee e le ha raccolte in Libro Bianco (scaricabile in formato pdf:
http://www.euralarm.org/news/2013/may/15/press-information-white-paper/) che presenta le linee d’azione essenziali per rafforzare l'innovazione e la competitività globale della sicurezza in Europa. Ne abbiamo parlato con Marc Chabaud, presidente di Euralarm.

Una prima domanda introduttiva: come sta andando il mercato della sicurezza in Europa?

Garantire la sicurezza dei cittadini è una priorità assoluta per qualsiasi società. In totale, si stima che il mercato della security in Europa vada dai 26 ai 36 miliardi di Euro all’anno per la sicurezza elettronica antincendio e la security, mentre l’industria dei servizi spazia da circa 16 fino a 20 miliardi di Euro all’anno.

La Commissione Europea, nel documento dal titolo “Security Industrial Policy”, pubblicato lo scorso anno, ha evidenziato come il mercato europeo della security continui a crescere ben al di sopra della media del PIL e mantenga un buon potenziale di crescita. Ecco il motivo per cui molta attenzione viene attualmente indirizzata verso la ricerca di strategie per rafforzare l’industria, spianare gli ostacoli che limitano la crescita e creare un marchio di qualità UE che possa competere vigorosamente sul mercato globale.

Euralarm si impegna con decisione ad offrire esperienza e consigli che possano permettere alla Commissione Europea di creare un mercato europeo solido e stabile.

Quali sono i problemi più pesanti che devono fronteggiare le imprese europee di sicurezza?

Vi sono numerose nuove opportunità per l’industria della security in Europa.
Ad esempio, i prodotti per la sicurezza e la security antincendio possono giocare un ruolo importante per quanto concerne gli sviluppi attualmente allo studio in settori come le emergenze pubbliche e i sistemi di allertamento. Si sta valutando la possibilità di legiferare nel settore della sicurezza antincendio per le strutture alberghiere turistiche e tali sviluppi potrebbero stimolare la crescita anche in quel settore.

Il maggior fattore che ostacola l’industria europea della security è la frammentazione nell’ambito degli standard e delle certificazioni. Costruire un mercato pan-europeo consolidato con standard armonizzati e schemi di certificazione condivisi rafforzerà le aziende europee. In special modo le Piccole e Medie Aziende (PMI) ne trarrebbero beneficio, poiché al momento per loro i costi legati al lancio di nuovi prodotti caratterizzati da innovativi in Europa sono proibitivi.

Quanto influisce la crisi congiunturale dell'Eurozona in queste difficoltà?

L’industria della security ha risentito della crisi come tutte le altre industrie a livello globale, ma in qualche modo ne è anche stata al riparo. Nonostante il settore delle costruzioni in nazioni come la Spagna sia stato duramente colpito, esiste una vasta base di sistemi installati in precedenza che richiede manutenzione periodica e aggiornamento. L’industria della security quindi ha mantenuto una crescita modesta nelle nuove tecnologie, eccetto nell’area TVCC che ha mostrato una buona crescita.

Vi sono però segnali che indicano che la crisi europea comincia ad esaurirsi: in considerazione di ciò, dovrebbero arrivare nuovi progetti edilizi e di sviluppo industriale. E l’industria della security è pronta a cavalcare la ripresa non appena essa avrà inizio.  

Nel riassunto del vostro White Paper leggiamo: la security è chiaramente un settore in cui è necessario avere “più Europa”. Per quale ragione?

Attualmente il mercato della security è notevolmente frammentato. Gli standard nazionali e le certificazioni sono ancora vigenti nonostante siano disponibili una serie di standard EN completi. Ciò significa che l’industria getta via una gran quantità di denaro per condurre test ripetitivi a livello nazionale e che, cosa forse ancora più importante, posticipa significativamente l’entrata nel mercato di nuovi prodotti.
L’industria europea della security diventerebbe molto più competitiva a livello globale se esistesse un mercato europeo unificato. Tale contesto permetterebbe di concentrarsi maggiormente sull’innovazione del prodotto invece che favorire la presentazione di numerose certificazioni e test nazionali.

Come si può arginare il fenomeno della competizione di area asiatica?

Limitare la competizione non è certamente la strada giusta. Inoltre le industrie devono essere incoraggiate a offrire al mercato soluzioni mirate. Per fare questo, un contesto di mercato equo è necessario sia per i buyer che per i seller. Ciò richiede di sviluppare, mettere in pratica ed utilizzare standard europei che possano garantire un ambiente favorevole ad entrambe le parti. Il che comporta che ogni azienda che desideri operare sul mercato europeo debba soddisfare gli stessi prerequisiti.

Non dimentichiamo che l’Europa su molti fronti ha perso la battaglia della produzione “di volume”. Basta guardare al mercato delle telecamere. Tuttavia l’Europa mantiene una reputazione di ottime performance e alta qualità. In quest’ambito l’Europa può crescere, ecco perché dobbiamo aiutare l’industria della security a mantenere forte il suo tasso di innovazione.
Un mercato comune pan-europeo della security potrebbe avere questo ruolo. Per sostenere tale progetto tuttavia abbiamo bisogno di un campo da gioco spianato, con standard comuni per la sicurezza antincendio, la security e l’industria dei servizi.
Un buon 70% dell’industria della security lavora nei servizi: è quindi importante che gli standard di qualità vengano poi mantenuti anche in questo settore.

L’introduzione della Legge europea che regola la limitazione di responsabilità di terzi potrebbe fornire una via d’uscita da questa situazione?

L’innovazione comporta un certo tasso di rischio, così come l’apertura verso soluzioni migliori e di maggior qualità per rispondere ai bisogni della società in termini di safety e security. Il rischio legato alla responsabilità illimitata è notevole e quindi rappresenta una grave minaccia per l’azienda. Da qui la difficoltà nello sviluppo dell’offerta da parte delle nostre aziende.
Introducendo misure adeguatamente definite, i decisori politici darebbero la possibilità all’industria di innovare ulteriormente, incoraggiando le parti coinvolte.

Gli USA hanno risolto il problema della responsabilità illimitata approvando il “Safety Act”. Tuttavia, l’Europa non ha ancora affrontato l'argomento, anche se al momento è in corso un programma di ricerca per determinare se sia veramente necessario avere un “Safety Act” europeo o se sia possibile trovare un’alternativa. Una soluzione potrebbe essere promulgare una legge che stabilisca che l’osservanza di standard EN appropriati diventi un quadro di riferimento per valutare controversie e dispute nel settore della responsabilità da parte di terzi. Ciò permetterebbe alle aziende che mettono in campo soluzioni innovative di farlo in un'accettabile cornice di rischio.

Quali sono altre strategie propugnate da Euralarm per rafforzare la competitività dell'industria di sicurezza europea?

Vi è urgente bisogno di spostare il focus da un approccio nazionale alle politiche della security verso politiche europee o addirittura internazionali.
Solo attraverso un’azione a livello UE potremo superare la frammentazione che attualmente minaccia il potenziale di crescita e la competitività a livello globale. Promuovere un marchio di qualità a livello europeo aiuterà la riconoscibilità dell’industria europea e la sua competitività a livello globale. Euralarm a tal fine lavora a stretto contatto con la Commissione Europea e con altri rappresentanti del comparto security per delineare un quadro corretto che garantisca qualità e crescita.

 



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