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Patentino Teleimpiantisti: quale futuro?

11/05/2011

di Massimiliano Cassinelli, Ingegnere studioso di tematiche tecnico-giuridiche applicate all'impiantistica.

Lo scorso aprile il Ministero dello Sviluppo Economico ha promosso una consultazione pubblica per acquisire l'orientamento delle associazioni e dei singoli soggetti interessati a contribuire alla stesura del Regolamento di attuazione del Decreto Legislativo 198/2010, che definisce le caratteristiche delle aziende autorizzate a realizzare gli allacciamenti alla rete pubblica di telecomunicazione. Un simile documento non può prescindere da alcuni riferimenti legislativi, quali il DM 37/08, il Codice delle Comunicazioni Elettroniche e le regolamentazioni introdotte per liberalizzare le frequenze wi-fi . La bozza proposta dal Ministero, al contrario, ha scelto un approccio che non considera la normativa vigente e le inevitabili implicazioni delle nuove regole sulla privacy, oltre che sulla sicurezza delle infrastrutture e dei luoghi di lavoro.

L'approccio metodologico

Avendo conseguito i requisiti per ricoprire il ruolo di direttore dei lavori e di progettista, previsti dal DM 314/92, da un decennio mi occupo dell'applicabilità di tale decreto. Sulla scorta esperienza maturata sul campo, so che l'approccio metodologico più semplice sarebbe quello di aggiornare gli articoli del DM 314/92, rendendoli più aderenti alle necessità del mercato e delle odierne tecnologie. Ciò nonostante, ritengo migliore l'approccio basato sull'analisi del DM 37/08, che già tratta delle disposizioni da applicare agli impianti posti al servizio degli edifici. Infatti il decreto si riferisce, tra gli altri, anche gli impianti elettronici, con la sola esclusione di quelli interconnessi alla rete pubblica di comunicazione elettronica, per i quali occorre applicare la normativa specifica. Dal testo del DM 37/08 emerge che qualsiasi impianto elettronico ad installazione fissa richiede sempre l'intervento di un'impresa abilitata e che la realizzazione di un progetto è sempre obbligatoria. In particolare, il decreto distingue i casi in cui il progetto deve essere redatto da un professionista, iscritto ad idoneo albo, da quelli in cui, per semplicità esecutiva, può essere sostituito da analogo documento, a sola firma dal responsabile tecnico dell'impresa incaricata dei lavori. Nello specifico, le installazioni si suddividono in base alla dimensione e destinazione d'uso dei locali oggetto di lavori e si individuano, come limite per una "progettazione/realizzazione semplice", le utenze domestiche di singole unità abitative con superficie non superiore a 400 mq e le utenze relative agli immobili adibiti ad attività produttivo/ commerciali qualora le superfici non superino i 200 mq. In pratica, secondo il decreto del 2008, la realizzazione di un sistema di TVCC composto da un paio di telecamere gestite da un apparato di registrazione deve essere sempre affidata ad un'impresa abilitata. Quest'ultima è chiamata ad operare secondo un progetto composto, almeno, dallo schema tecnico delle opere, dai disegni planimetrici e da una relazione tecnica sulla consistenza e la tipologia dei materiali impiegati. Terminata l'opera, previa effettuazione delle verifiche strumentali previste dalla normativa tecnica vigente, l'impresa installatrice rilascia al committente, su modello ministeriale, la dichiarazione di conformità. Al contrario, secondo la bozza posta in consultazione, un impianto di IP security dotato di 10 telecamere e interconnesso alla rete pubblica tramite una connessione a larga banda potrebbe essere realizzato direttamente dall'utente, sia esso persona fisica, giuridica o ente pubblico. Il tutto senza l'ausilio di alcun tecnico o di alcuna impresa, senza progetto, senza necessità di dimostrare l'omologazione degli apparati o la regola dell'arte esecutiva...

L'approccio tecnologico

Le difficoltà di applicazione del DM 314/92 dipendono anche dalla necessità di far aderire vecchie norme a nuove tecnologie. Il vecchio adagio che "ogni utente deve avere un collegamento fisico dedicato al proprio sistema" è oggi superato sia da una semplice connessione ADSL, con la quale si possono attivare più linee urbane equivalenti, sia da un access point, che consente comunicazioni multiple fonia e dati. Sorprende, quindi, che il Ministero abbia utilizzato ancora, come elementi dimensionali, i "punti rete", oggi denominati "punti di utilizzo finale", un retaggio delle vecchie disposizioni che ripropone ambiguità, nonché difficoltà interpretative e di controllo ispettivo. Anche altre terminologie utilizzate paiono un retaggio del passato. Ad esempio, parlare di "impianto" sembra improprio a chi sa che l'integrazione di fonia, dati e immagini in realizzazioni che coinvolgono funzioni di telefonia, controllo accessi, IP security, domotica, nonché la gestione delle informazioni nelle sue varie forme, non può avere che la definizione di "sistema".

L'approccio giuridico/normativo

Anche affrontando il tema dal punto di vista giuridico/ normativo, si prospettano incongruenze che generano disparità nell'accesso al mercato. In particolare l'articolo 2 della bozza ministeriale, trasforma automaticamente i titolari di Autorizzazione generale, rilasciata ai sensi dell'art.25 del Dlgs.259/03, in imprese di impiantistica. Pur concedendo tale privilegio ai soli operatori di rete, si opererebbe una palese discriminazione nei confronti delle piccole imprese che, per ottenere "il patentino installatori", devono comunque redigere la pratica ogni tre anni e dimostrare specifici requisiti. Inoltre la bozza non definisce gli obblighi degli "operatori di rete" in merito al rilascio delle documentazioni previste e all'individuazione del direttore dei lavori incaricato a sottoscrivere le garanzie ai committenti/utenti. Altro elemento giuridicamente confutabile, in quanto discriminante, è contenuto al comma 3 dell'art 2, che consente alla PA di espletare le operazioni di manutenzione dei propri impianti con personale interno. Personale per il quale non vengono prescritte indicazioni che possano determinarne le reali competenze e le capacità professionali. La bozza ministeriale non pare definire, in modo chiaro e univoco, neppure i requisiti di qualificazione, né la dotazione minima di strumentazione e le sanzioni per gli utenti inadempienti. Un'attenzione particolare deve essere prestata anche all'articolo 10, che definisce le esclusioni, indipendentemente da larghezza di banda e complessità di realizzazione, per sistemi sino a 10 punti di utilizzo finale. Una scelta discutibile che rende di libera installazione anche un sistema telefonico strutturato con un accesso primario ISDN (fino a 30 linee urbane equivalenti) ed equipaggiato con 5 telefoni fissi e 5 celle DECT (10 punti di utilizzo finale). Infatti, un sistema siffatto, supporta oltre 100 telefoni configurati e 30 in conversazione contemporanea! Ancora peggiore è il caso in cui si prendano a riferimento le soluzioni IP. Infatti su una banda in HDSL, con uno/due Mega di capacità e 10 access point attivati, si realizzano sistemi fonia/ dati estremamente complessi e di grande dimensione. Attenzione dunque, la bozza ministeriale proporre, in modo surrettizio, una deregolamentazione che va ad interessare oltre il 90% del mercato, con gravi ripercussioni sulla sicurezza e l'integrità della rete pubblica, oltre che sui livelli occupazionali.

Considerazioni finali…

Una nuova legislazione dovrebbe avere anche lo scopo di incentivare lo sviluppo strutturale delle imprese di settore. Non mi pare che la bozza di attuazione proposta dal Ministero vada in questa direzione. Anzi, si muove in direzione opposta, sia in termini di qualificazione professionale che in termini di auspicabili sviluppi occupazionali. Infatti, si concede spazio a norme che prefigurano un mercato affrontato da aziende sempre più piccole, con professionalità incerte e, conseguentemente, si consegna il mercato più ricco a chi opera usufruendo di subappaltatori e alle multinazionali che, sempre più spesso, impongono i loro standard operativi e le loro certificazioni.


Tag:   normative,   privacy,  

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