lunedì, 23 ottobre 2017

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Smart City e sicurezza: innovazione, condivisione, competenze

17/06/2017

dalla Redazione

La sicurezza è oggi uno dei parametri fondamentali delle “Smart City”. Parallelamente il modo in cui si garantisce la sicurezza urbana è mutato radicalmente nel corso di questi ultimi anni, sia per l’incremento delle criticità, che con le maggiori opportunità di integrazione, garantite dai progressi della tecnologia. Ricordiamo che il mercato mondiale della Safety e Security nel 2016 valeva 247 miliardi di dollari. Le proiezioni parlano addirittura di un valore di circa 456 miliardi di dollari già nel 2021. Nella cornice di IP Security Forum (08/03/2017, Lazise – VR), la tavola rotonda “Sicurezza Urbana, riflessioni e opportunità” condotta da Mark Perna, giornalista ed esperto in Digital Life, ha riunito comandanti delle Forze dell’Ordine locali ed esperti del settore, per definire prospettive e criticità di un efficiente sistema di sicurezza urbana.

Osservando lo scenario complessivo, ci si domanda innanzitutto a che punto siamo arrivati nel nostro Paese e cosa manca. Secondo Raffaele Zanon, Presidente ANCSI (Associazione Nazionale Città Sicurezza Integrata): “La sicurezza è sempre più prevenzione e l’evoluzione è ormai costante. Le realtà locali rappresentano sempre di più degli attori fondamentali delle politiche di sicurezza urbana. Anche se, purtroppo, ogni questione di progettazione rimane legata ai bilanci. La sicurezza territoriale dovrebbe basarsi su dati locali, oggettivi e validati. Mentre resta ancora una mancanza di formazione condivisa e di cultura della sicurezza”. I conti economici sono elemento di approfondimento anche per Luigi Altamura, Comandante Polizia Municipale di Verona, che sottolinea: “il legislatore attuale cerca di aiutare le forze dell’ordine a cui mancano strumenti normativi. Ma rimane la questione relativa alle manutenzioni, che fanno parte delle spese correnti di un Comune: prima voce ad essere tagliata. Servono invece risorse umane e piani di controllo integrati. Anche se, è bene ricordarlo sempre, la tecnologia non può sostituire la sicurezza partecipata”. Nel frattempo però la tecnologia sta mostrando un’evoluzione rapida e radicale, di pari passo con l’incremento delle criticità e le amministrazioni locali faticano realisticamente a tenere il passo. Prospettive molto simili e allineate sono anche quelle di Massimiliano Gianfriddo, Comandante Polizia Municipale di Lazise: “Nei comuni piccoli è difficile fare assunzioni mirate, con competenze specifiche in tecnologie e sicurezza. Anche se la questione relativa alle manutenzioni rimane di stretta attualità anche dal mio punto di vista, considerando che bilanci spesso limitati possono creare difficoltà nel gestire nel tempo un sistema e ampliarlo. Parallelamente però è importante migliorare la sensibilità dei cittadini, per integrarli e coinvolgerli nel modo giusto”. Una criticità confermata anche da Pierdavide Scambi, Progettista e Professionista Pubblica Sicurezza, che ha evidenziato come la manutenzione pesi molto: circa il 10% dell’impianto. Queste spese vanno certamente sbloccate e slegate dalle “spese correnti” di un Comune. Anche se spesso le infrastrutture non sono prima di tutto state studiate bene, per mancanza di competenze specifiche.

IL RUOLO DELLA CYBER SECURITY

Occorre rivolgere lo sguardo anche al tema della Cyber Security - cui, come sostiene Filippo Novario, Consulente Informatico Giuridico e Forense, già docente Universitario di Informatica Giuridica, occorre assolutamente dare rilievo, per il ruolo sempre più determinante, ma anche assolutamente strategico che va rivestendo. Bisogna dunque prestare attenzione alla sicurezza del dato intesa come “genuinità del dato” e la prova video deve a tal fine essere acquisita in maniera corretta e con i giusti strumenti. I sistemi però, prima di essere utilizzati nella maniera corretta, vanno progettati al meglio, in funzione delle esigenze specifiche: “Se gli esperti di tecnologia non si basano sugli elementi forniti dai professionisti della sicurezza e, soprattutto, dalle Forze dell’Ordine, probabilmente si creeranno progetti tecnicamente perfetti, ma che non risolvono le esigenze e i problemi di sicurezza, che le stesse Forze dell’Ordine devono affrontare ogni giorno”.

LO SCENARIO DI DOMANI

Cosa è emerso sulla stretta attualità e cosa da fare “domani” per migliorare lo scenario? La sicurezza è oggi più che mai una strategia, che deve passare anche da una revisione normativa assolutamente necessaria. Il Garante della Privacy sta infatti lavorando su un nuovo provvedimento sulla videosorveglianza: bisogna prima di tutto aggiornare la normativa. Su questo ambito, conclude Marco Soffientini, avvocato, coordinatore del Comitato Scientifico di Federprivacy: “A volte le PA locali esagerano con telecamere e video analisi. Spesso si finisce con l’avere un controllo esasperato e neanche utile. I Big Data, termine di stretta attualità, non sono solo tanti ma anche complessi da gestire. Per questo è importante che gli impianti di sicurezza siano si aggiornati e tecnologici, ma anche che siano gestito da persone adeguatamente formate: determinante la figura del Data Protection Officer”. Parallelamente, aggiungiamo, occorre che le istituzioni e gli addetti ai lavori si impegnino per migliorare le iniziative e il coordinamento tra gli attori deputati alla sicurezza del territorio. Bisogna lavorare sempre di più sulla condivisione delle informazioni, integrando gli vari impianti e favorendo così l’accesso a dati di maggiore qualità.



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