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Ad Asti il computer prende per mano il turista

17/11/2016

La Redazione

Sicurezza e informatica insieme hanno partorito un sistema innovativo, il primo in Europa, che consente ai visitatori la fruizione dei beni culturali chiusi al pubblico e non presidiati. Ticketing, riconoscimento automatico, controllo degli accessi, videosorveglianza, monitoraggio ambientale e multimedialità. Per capire come funziona, abbiamo visitato una torre medievale. Ad accoglierci all’ingresso e a seguirci durante la visita, il computer.

Visita su appuntamento. Per prenotazioni chiamare il numero…”. Le nostre città sono tappezzate di avvisi come questo affissi sugli ingressi di antiche chiesette, musei minori e piccole aree archeologiche. L’Italia,è notorio, ha un patrimonio culturale immenso, unico al mondo, ma gran parte dei nostri beni non è fruibile. Le risorse ridotte all’osso e il ristretto numero di visitatori non consentono la presenza di una biglietteria e di una guida. E così, nel migliore dei casi, finisce che se un turista vuole scoprire uno di questi piccoli gioielli nascosti non gli resta che fissare un appuntamento e aspettare con pazienza il suo turno. Ma è mai possibile che nell’era dei computer e dei robot non si riesca a trovare una soluzione? La domanda se la sono posta in Piemonte, circa due anni fa, i promotori del progetto CLAN (Cultural Local Area Network). Tema dell’iniziativa: la conservazione, fruizione e valorizzazione del “patrimonio culturale diffuso e non presidiato”. Detto, fatto. Hanno chiamato a raccolta un nutrito numero di aziende hi-tech piemontesi e rivolto un appello: spremetevi le meningi e portateci qualche soluzione. A raccogliere la sfida è stato un pool di piccole imprese che, un anno dopo essersi aggiudicato la gara, ha tramutato il progetto in realtà. I loro nomi (in ordine alfabetico): Elex, Gaidano & Matta, nfctech. eu, Ni.Co. e TonicMinds, tutte di Torino e dintorni. La città scelta per l’esperimento è Asti, capoluogo ricco di bellezze storiche e artistiche sorprendenti. Nell’estate di quest’anno il sistema, primo in Europa, è entrato in funzione in via sperimentale. Per capire cosa si sono inventati in quel di Asti non restava che andarli a trovare.

LA GUIDA CHE NON C’È

La nostra visita inizia dal prestigioso Palazzo Mazzetti lungo il centralissimo Corso Alfieri. È qui che si acquistano i biglietti. Al desk ci accoglie una ragazza sorridente e gentile. Tra i siti non presidiati e ora visitabili, ne scegliamo uno a caso: la Torre Troyana. L’operatrice seleziona sullo schermo del PC il posto che abbiamo indicato, preleva un ticket da una cassettina e lo avvicina a un lettore. Ora, ci dice, potete andare. Il sistema che gestisce la Torre Troyana vi sta aspettando. Il biglietto che abbiamo tra le mani non è un ticket cartaceo qualsiasi, ma una contactless card con lo stemma AstiMusei stampato a colori, numero di serie e QR Code. Accendiamo il nostro iPad, scarichiamo la App (è gratis) e con la videocamera del tablet inquadriamo il codice QR che contiene il link e il riferimento del nostro profilo. Da questo momento è il computer che ci accompagna lungo le strade e le piazze della città del Palio, ci suggerisce gli angoli più interessanti del centro storico, ci invita a fare una sosta per degustare un calice di buon moscato e ci guida fino alla meta. La torre Troyana (detta anche dell’Orologio) appare all’improvviso. È un’imponente costruzione medievale, tutta in muratura a vista, pianta quadrata, altezza 44 metri. Circondata da un fossato, è cinta da una robusta inferriata, interrotta solo da un cancelletto pedonale. Ed è proprio sull’ingresso che, al posto del custode, ci attende un “guardiano elettronico”. Presentiamo il nostro titolo di accesso, la spia rossa diventa verde accompagnata da un bip, la serratura elettrica si sblocca e una voce ci invita a entrare e chiudere il cancelletto alle nostre spalle. Da quest’istante siamo in contatto audio- video con una Control Room remota. Mentre l’occhio discreto della telecamera ci segue passo dopo passo, scendiamo nel fossato, ripresentiamo il biglietto a un altro lettore posto accanto a una porta di legno ed entriamo al pian terreno. Su un grande monitor scorrono le immagini che raccontano la storia della torre, dal 1200 a oggi. Si sale. Dopo ben 199 scalini arriviamo in cima, al “piano dei merli ghibellini”. Il panorama che si gode sulla città e il territorio circostante è fantastico. Per saperne di più su un campanile che si scorge in lontananza o sulla piazza che si apre appena sotto di noi, basta “toccarli” sullo schermo del tablet e il gioco è fatto.

SICUREZZA E ITC

La visita è terminata. Nessun custode, non una guida in carne e ossa. Poter accedere e visitare luoghi culturali “minori”, in tutta sicurezza e senza la presenza di personale sul posto, sembra proprio che sia possibile. Ci avevano scommesso i promotori del progetto: Regione Piemonte (Assessorato alla Cultura e Turismo), Politecnico di Torino, due fondazioni (Cassa di Risparmio di Asti e Palazzo Mazzetti) e la Città di Asti. Nel giro di pochi mesi, attraverso una serie di interventi coordinati, ben sei siti culturali sono stati messi in rete: Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Domus Romana, Cripta e Museo di Sant’Anastasio, Torre Troyana e Complesso di San Pietro. Oggi i siti sono monitorati e gestiti da un’unica postazione remota. Tutti i beni sono accessibili con un unico biglietto d’ingresso. La visita può essere facilmente programmata e arricchita grazie a un’applicazione per dispositivi mobili. Il sistema è anche in grado di monitorare le condizioni ambientali in cui è situato il bene (temperatura, umidità, vibrazioni ecc.), gli eventi provenienti dagli impianti tecnologici esistenti (antifurto, antincendio, illuminazione ecc.) e i dati relativi ai flussi dei visitatori. Le informazioni raccolte (biglietti, visite, siti, tempi di permanenza e così via) sono elaborate e rese disponibili su appositi “cruscotti” al fine di fornire alcuni indicatori-chiave a chi deve tirare le somme. Ciò che si nasconde dietro le quinte è un sistema elettronico complesso, caratterizzato da un elevato livello di integrazione, fault tolerant e tecnologicamente avanzato. Un matrimonio riuscito tra “sicurezza” – intesacome controllo accessi, videosorveglianza, monitoraggio ambientale eccetera – e ICT (Information and Communication Technology). Il risultato è anche frutto dell’azione sinergica e del clima di amichevole collaborazione tra le aziende che hanno proposto e realizzato il progetto. Pietro Di Marco è l’amministratore della Ni.Co. srl di Buttigliera Alta (TO), impresa capofila e fornitrice del sistema di centralizzazione. “Il cuore dell’impianto – spiega – si chiama Fenice. È il nostro sistema di supervisione e controllo rivisitato per l’occasione. L’architettura è client/server; i mezzi di comunicazione fra centro e periferia sono sia wired che wireless. La stazione di lavoro (PC) è dotata di schede grafiche multimonitor per la visualizzazione contemporanea degli eventi, delle immagini e delle planimetrie”. Videosorveglianza interattiva e interfaccia uomo-macchina evoluta sono fattori essenziali per consentire all’operatore della Control Room di gestire e controllare a distanza, in modo semplice e dinamico, un elevato numero di siti. “Noi – racconta invece Giovanni Malnati, docente al Politecnico di Torino e fondatore di TonicMinds, start-up dell’anno 2015 – oltre ad automatizzare le operazioni di ticketing, abbiamo arricchito il sistema con una cabina di regia per consentire al personale dei musei e degli enti locali di accedere ai dati ambientali e di affluenza dei visitatori, in maniera facile e intuitiva, utilizzando tecniche di visualizzazione (anche dinamica) delle informazioni”. Il controllo degli accessi, integrato nel sistema, è della Elex srl di Torino che nel settore ha le mani in pasta da 30 anni. “Ogni sito culturale interessato è gestito da un nostro Controller, multivarco e polivalente, di ultima generazione, connesso in rete e dotato di un’elevata autonomia locale – spiega Tito Gaudio, amministratore della società –. La tecnica di riconoscimento è la RFId (Radio Frequency Identification); i lettori impiegati sono antivandalo e waterproof (IP68)”. Sulla multimedialità (che qui è di casa) quelli di nfctech. eu e di Gaidano&Matta ne sanno una più del diavolo. “La connessione in mobilità resa possibile da smartphone e tablet – ragiona Carlo Piazzano di nfctech.eu – permette ormai di fornire agli utenti informazioni dovunque e in tempo reale. Nell’ambito del turismo culturale, come in questo caso, abbiamo previsto un database ricco di tanti elementi (testi, grafica, fotografie, video, animazioni), inclusivo delle informazioni relative a paesaggio e natura, storia e tradizioni sociali, economia e cultura, prodotti tipici e così via, accompagnate da alcuni dati utili alla fruizione e aggiornati in tempo reale (meteo, viabilità eccetera)”. Aria di soddisfazione si respira anche in Fondazione Mazzetti, deus ex machina dell’iniziativa, e al Politecnico di Torino che ha svolto il ruolo di coordinatore scientifico. Il progetto – sostengono in coro i protagonisti – è un esempio di come sicurezza e informatica possano fare ancora tanto per il nostro patrimonio culturale ma anche la prova di come pubblico e privato possano andare a braccetto e raggiungere un brillante risultato in tempi brevi e senza investimenti milionari.

 

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