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...Paura dell’IP?

20/11/2010

di Ely Maspero - Marketing Director EMEA March Networks

Anno Domini 2010. Dovrebbe essere sinonimo di modernità, progresso, evoluzione tecnologica. Eppure ancora oggi - come 10, 5, 2 anni fa - capita di frequente di sentirsi porre le solite domande dai protagonisti del mondo TVCC: "l'IP? Siamo sicuri che sia affidabile? E' maturo? Mi serve?". Nonostante le continue rassicurazioni, o forse proprio a causa di passate, immotivate rassicurazioni, e radicare tale consolidata diffidenza è parte del lavoro quotidiano di ogni produttore, venditore, consulente che abbia scelto di migrare i propri clienti verso le nuove tecnologie di videosorveglianza su rete. Vediamo perché.

Un po' di storia: nei vecchi giorni dell'analogico, collegare una telecamera a un registratore era un gioco da ragazzi. Ci si doveva solamente preoccupare di scegliere lo standard video (PAL o NTSC) e il tipo di cavo da utilizzare per la connessione (in genere RG59). Dopodiché bastava accendere il DVR e si poteva iniziare a visualizzare o registrare il video. Oggi, percependo l'apprensione di alcuni clienti durante le discussioni attorno al video su IP, è facile concludere che causa principale di tali stati d'animo siano gli effettivi problemi di complessità d'utilizzo e compatibilità sperimentati negli scorsi anni. Ci si riferisce in particolare alla compatibilità tra sistemi di registrazione e specifiche telecamere IP, agli aggiornamenti software e firmware, ai complessi fogli di calcolo per archivio e banda passante, alla configurazione dei software client necessari, ecc. Tutto ciò è senz'altro vero per il passato, ma soccombe di fronte ai progressi tecnologici che promettono di colmare la distanza tra le limitazioni dei sistemi e le attese degli utenti. Lungi dall'essere semplicemente moderno rimpiazzo per le vecchie tecnologie, i sistemi IP si pongono come reali strumenti a servizio del miglioramento di efficienza e capacità delle installazioni TVCC. Le telecamere HD, ad esempio, forniscono oggi una risoluzione fino a 32 volte superiore a quella di parecchie telecamere analogiche convenzionali, senza rinunciare ad ampi range dinamici e sensibilità in condizioni di bassa illuminazione. Dal punto di vista installativo, l'interoperabilità tra apparati di produttori diversi sta traendo e trarrà sempre maggior vantaggio dagli sviluppi in corso nei protocolli standard ONVIF e PSIA. Nonostante l'impressionante aumento in risoluzione video, anche l'archiviazione e la trasmissione dei dati non rappresentano un problema, per merito delle migliorate capacità di compressione (H.264) e per la veloce riduzione nei costi dello storage.

Complessità d'installazione

Ma c'è un ultimo, pesante ostacolo alla tanto agognata facilità d'uso dell'IP, ed è rappresentato dalla complessità intrinseca di installazione, configurazione e aggiornamento in una infrastruttura IT. Anche sotto questo profilo, però, non siamo distanti dal traguardo. La maggior parte delle soluzioni sul mercato si basano su client cosiddetti "thick" (densi), cioè su computer potenti e completi che forniscono le funzionalità richieste indipendentemente da un server centralizzato. L'uso di un client thick richiede che il software da utilizzare venga scritto in un linguaggio proprio di uno specifico sistema operativo (comunemente Windows) e richiede l'installazione diretta del software sul computer dell'utente, con frequenti problemi dovuti a permessi amministratore. L'applicazione client, in questi casi, deve essere sincronizzata a quella server, e ogni aggiornamento dell'una richiede l'aggiornamento dell'altra.

Soluzioni web-based

Nonostante nella vita di tutti i giorni capiti di sperimentare come il modo più semplice per accedere alle informazioni necessarie sia attraverso il web, una tecnologia di questo tipo ha trovato finora poche applicazioni nell'industria della sicurezza. Anche laddove la sorveglianza ha trovato ospitalità in soluzioni web-based, capita comunemente che il client web richieda una specifica versione di uno specifico browser (ad esempio Internet Explorer) o l'installazione di un ActiveX, con i conseguenti problemi di ridotta sicurezza informatica. Alla base di tali ritardi ci sono ragioni storiche: l'incapacità dei client web di implementare interfacce RIA (Rich Internet Application, cioè applicazioni web che possiedono caratteristiche e funzionalità delle applicazioni desktop, senza però necessitare di installazione locale) limitava significativamente l'esperienza utente. L'entrata in scena di standard innovativi e aperti quali MS Silverlight o HTML5 sta ora riducendo l'impatto del problema, permettendo ai produttori più lungimiranti di abbracciare tecnologie futuribili al servizio di una migliore esperienza d'utilizzo. Pensate a un mondo in cui il vostro client risiede in un browser web indifferente al sistema operativo, Windows PC o Mac, sul quale è utilizzato, e si avvale di una delle tecnologie sopra menzionate. Tutto ciò che è richiesto per accedere all'applicazione è un browser come Safari, Firefox o Internet Explorer e una connessione IP a un server di controllo. Pensate a un utente che non ha più bisogno di usare una specifica postazione per connettersi al sistema, poiché le sue credenziali di accesso sono archiviate sul server centrale e messe a disposizione ovunque ci sia una connessione di rete. Pensate a un client web sul quale si riverberano automaticamente tutti gli aggiornamenti effettuati sul server centrale, senza richieste di download e installazione locale. Tutto ciò permette di ridurre drasticamente la complessità e i costi dell'installazione dei software e della formazione del personale. Non crediamo sia un azzardo scommettere che i prossimi mesi vedranno queste soluzioni web-based come protagoniste della competizione tra i produttori, e al centro dell'interesse di analisti e addetti ai lavori.


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