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Smart Home: cosa ci insegna la storia dei PC

01/10/2016

di Christian Paetz, Z-Wave Evangelist e rappresentante europeo di Z-Wave Alliance http://z-wavealliance.org

Osservando la storia dell’industria, dall’avvento del motore a vapore nei primi anni del XIX secolo, notiamo un chiaro trend: l’immissione di nuove tecnologie crea nuovi mercati. Il più recente esempio è il successo del personal computer, che ha dato vIta ad un’industria completamente nuova: l’Information Technology. Ebbene, se la storia è maestra di vita, quale lezione può apprendere il nascente mercato della smart home, in particolare dalla storia dei PC?

Il mercato della Smart Home è parecchio dinamico. Non solo cresce a doppia cifra, ma è protagonista anche di un dibattito effervescente su brand, tecnologie, aziende e modelli di business. Se da un lato questo è normale per un mercato a tecnologia recente, dove i player stanno ancora cercando il modo migliore per massimizzare il successo, dall’altro lato rende difficile prevedere quale direzioni prenderà il business e quali decisioni occorrerà assumere per prepararsi alla crescita nei prossimi anni. Ma fortunatamente questa non è la prima volta che ciò si verifica nella storia dei mercati.

RICORDATE I PC DEGLI ANNI ‘80?

L’attuale situazione nell’industria Smart Home si può infatti paragonare a quella del mercato dei PC nei primi anni ’80. L’IBM aveva appena lanciato il suo Personal Computer, apparivano le prime pubblicazioni e tutti cercavano di immaginare un proprio modello di business basato su questo nuovo dispositivo. In un tempo sorprendentemente breve si crearono varie aziende nuove, i cosiddetti “rivenditori a valore aggiunto”: gente con conoscenze tecniche tali da portare il PC nel mercato di massa combinando diverse parti della soluzione (stampante, monitor, software) e vendendola ai primi utenti della nuova information technology. Molte aziende nate in un momento così stimolante divennero importanti ed ebbero grande successo quando il mercato dei PC divenne mainstream. È interessante notare che nei primi anni ’80 non era affatto chiaro quale piattaforma tecnologica sarebbe diventata lo standard dell’industria. Accanto alle aziende maggiormente “business oriented” come IBM PC c’erano Apple, Atari, Commodore, Sinclair, DEC, Wang, solo per fare qualche nome. Ad eccezione di Apple, i giovani nemmeno ricorderanno gli altri nomi. Infatti fu la piattaforma IBM a vincere la gara: perché?

LE DUE SCELTE GIUSTE DI IBM

IBM fece bene una cosa, e non evitò che ne accadesse un’altra. Aprì l’ISA bus per aggiunte da terze parti e non impedì che Microsoft vendesse MS-DOS a tutti. Queste due decisioni aiutarono l’azienda a trasformare una delle offerte puramente verticali dell’era iniziale dei PC (la piattaforma IBM) in un ecosistema aperto. Un’intera nuova industria, principalmente situata a Taiwan, venne a crearsi attorno alla produzione di ogni tipo di aggiunta ai sistemi IBM. Il mondo occidentale si concentrò maggiormente sulle applicazioni software ma tutte utilizzavano Microsoft OS come base comune per permettere il libero scambio di software e file tra diversi sistemi, tutti basati sullo stesso “Disk Operating System” chiamato DOS. Questo stesso ecosistema vide un’esplosione di nuove offerte verticali, sia da parte di piccole aziende che di quelle grandi, che aiutarono la creazione di una delle industrie più competitive e innovative per molti anni a seguire. Parallelamente, coloro che continuarono ad offrire soluzioni chiuse scomparvero dal mercato.

TORNANDO ALLO SMART HOME

Se guardiamo ora al mercato Smart Home di adesso, possiamo osservare un trend molto simile. Ancora una volta la maggior parte delle offerte mira ad offrire una soluzione completa sotto un solo brand, utilizzando tecnologie più o meno proprietarie per i protocolli di comunicazione e le interfacce utente. Ci sono numerosissimi player del settore che tentano di unificare il mondo della comunicazione e l’esperienza utente. Iniziative come Mosaiq, Brillo, Homekit (Apple), Thread e Alljoyn stanno offrendo piattaforme più o meno commerciali e si aspettano che i primi fornitori dell’industria adottino la loro architettura. Per ora nessuna di queste iniziative ha raggiunto una posizione di rilievo nel mercato e per varie ragioni: da una lato queste piattaforme generalmente sostituiscono una parte della funzione che l’offerta esistente ha già. Dall’altro lato la maggioranza di queste offerte proviene da iniziative o aziende che non hanno una reale e sufficiente esperienza utente nel mondo Smart Home per creare un’offerta abbastanza convincente da sostituire gli esistenti sistemi già provati dai consumatori. E infine, ma non per ultimo, queste iniziative non stimolano la creatività e l’innovazione.

PROTOCOLLO Z-WAVE

Una delle tecnologie che sembra essere sempre più adottata dalle aziende Smart Home di tutto il mondo si chiama Z-Wave. Tecnicamente Z-Wave è solo un altro protocollo di comunicazione wireless basato sullo standard ITU G.9959. Cerca di imitare il successo dei primi tempi del PC. A causa dell’esigente programma di certificazione che permette ai soli dispositivi interoperabili al 100% di arrivare sul mercato, costringe diverse aziende con diversi prodotti a lavorare assieme in un solo sistema Smart Home. Tutti i dispositivi Z-Wave utilizzano un ASIC standardizzato (fornito da Sigma Designs o Mitsumi) e una library di comunicazione standardizzata (equivalente ad MS DOS). Ciò assicura che l’infrastruttura di comunicazione sottostante sia stabile ed interoperativa. Ogni azienda (con diverse competenze in diversi ambiti della Smart Home quali riscaldamento, serrature, security, illuminazione, ecc.) può differenziare il proprio prodotto per design, prezzo e funzione. Ma in termini di interoperabilità, tutti i prodotti devono avere certi requisiti. Dentro a Z-Wave vengono chiamati Device Profile (che equivalgono all’IS bus) dove le aziende sono libere di creare qualsiasi tipo di dispositivo a patto che con facciano errori con lo scambio di segnale sullo slot ISA bus.

CORSI E RICORSI STORICI

Se la storia si ripete, dovremmo notare che questa impostazione incentiva la creazione di una nuova offerta di prodotti e porta a prodotti migliori e a prezzi più interessanti. Se è certamente presto per dire come andrà il mercato, si può però già affermare che sinora le aziende che adottano Z-Wave hanno portato oltre 1.500 dispositivi diversi nel mercato. Il bello di tutto ciò è che la promessa di interoperabilità di Z-Wave non rimane lettera morta, ma è avvalorata da un numero molto esteso di esempi. Ci sono più punti di contatto con l’ecosistema Z-Wave e i primi tempi dell’industria PC: per le piccole aziende è più semplice fiorire in un ecosistema che offre una soluzione completa. Al momento è troppo presto per vedere chi saranno i Compaq, Dell, Acer e Toshiba del nuovo mercato Smart Home. Imparando dal mercato dei PC, tuttavia, possiamo prevedere che non saranno basati su tecnologie proprietarie, ma creeranno o utilizzeranno un ecosistema di offerte complementari. Il tramonto dei sistemi proprietari nell’industria PC ha richiesto circa due decenni (Sun Microsystems è stato l’ultimo a sopravvivere su larga scala fino alla metà degli anni 2000) ma è inevitabile. Z-Wave è da oltre un decennio sul mercato, ma fino ad ora ha raggiunto una limitata penetrazione del mercato. Ancora una volta il mercato del PC ci racconta che esiste un punto di inflessione in cui lo spostamento da sistemi proprietari a ecosistemi aperti accelera incredibilmente. Se osserviamo il tasso di adozione attuale di Z-Wave da parte dei produttori OEM, integratori e canali di vendite, questo punto di inflessione potrebbe essere più vicino di quanto crediamo.



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