Articoli

Il controllo accessi dopo che la porta si è aperta

04/08/2016

La Redazione

L’utente è stato riconosciuto, i diritti di accesso verificati, il comando di apertura impartito. L’utente può ora accedere attraverso il varco, abbandonare l’area di partenza e raggiungere quella di arrivo. I compiti del Controller potrebbero finire qui e, invece, no: occorre aggiornare lo stato di occupazione delle aree, seguire passo-passo i movimenti, rilevare e segnalare eventuali condizioni di allarme, attendere che il ciclo di transito si concluda... Con quest’ultima tappa termina il viaggio di a&s Italy in tre puntate nel mondo del controllo elettronico degli accessi alla scoperta di cosa succede prima, durante e dopo che una porta viene aperta.

Il riconoscimento dell’utente è avvenuto correttamente, i criteri di abilitazione spazio-temporali sono stati accuratamente verificati e risultano positivi, non sussistono altre situazioni che impediscano o condizionino l’accesso, il dispositivo di apertura del varco è stato attivato. L’utente può ora finalmente accedere all’area riservata. I compiti di un’unità elettronica di controllo accessi (Controller) sembrerebbero conclusi. E, invece, no. Dopo che la porta è stata aperta ci sono ancora tante altre faccende da sbrigare. È quello che scopriremo in questa terza puntata che conclude il nostro viaggio.

Larea di partenza e larea di arrivo

Un Controller con poche pretese esaurisce i propri compiti una volta che ha eccitato il dispositivo elettromeccanico che tiene bloccata la porta o qualsiasi altro tipo di barriera fisica (tornello, sbarra automatica ecc.). Un’unità elettronica di controllo accessi al passo coi tempi, invece, va oltre e controlla anche come si comporta il soggetto. L’utente, tutte le volte che deve accedere, non fa altro che spostarsi da un’area a un’altra. La zona in cui si trova all’atto dell’identificazione è chiamata area di partenza, mentre quella dove sbocca una volta superato il varco è chiamata area di arrivo. Solo gestendo le aree di arrivo e di sbocco è possibile compiere alcune operazioni, quali: gestire la funzione antipass back logico, incrementare il numero di utenti presenti nell’area di arrivo e impedire l’ingresso nel caso in cui venga superata la soglia di massimo affollamento oppure il numero massimo di accessi consentiti (verifica affluenza), decrementare il numero di utenti al fine di impedire l’uscita dall’area di partenza se si scende sotto la soglia minima programmata (verifica defluenza).

Il controllo dell’affluenza è essenziale quando si deve verificare la soglia di affollamento di un’area. Si pensi, ad esempio, ad un parcheggio in cui è necessario controllare il flusso dei veicoli in entrata e in uscita per aggiornare real time il numero di posti auto disponibili sul visualizzatore esposto al pubblico o semplicemente per gestire l’accensione del classico cassonetto luminoso libero/completo. Analogamente, la stessa funzione può essere sfruttata per gestire gli abbonamenti a strutture sportive o d’intrattenimento in cui è previsto un numero massimo di accessi. Il controllo della defluenza, al contrario, è essenziale quando in una determinata zona a rischio deve essere sempre garantita la permanenza di un numero minimo di persone (è il caso, ad esempio, dei locali dove vengono maneggiati valori, carte di credito ecc.). Naturalmente tutte le aree soggette al controllo dell’affluenza e della defluenza devono prevedere lungo il perimetro uno o più varchi che consentano il passaggio di un utente alla volta (bussole monoblocco, tornelli a tripode a media o tutta altezza, varchi ad ante motorizzate ecc.). La corretta gestione dell’area di partenza e di arrivo è essenziale, infine, per consentire al sistema elettronico di controllo accessi la localizzazione di un utente (dov’è) oppure per conoscere gli utenti presenti nell’edificio o in una determinata zona (chi c’è).

Il transito passo-passo

Un Controller per accessi evoluto, una volta eccitato il dispositivo di sblocco, segue anche passo-passo il transito attraverso il varco fino a quando il ciclo non è concluso. L’elemento essenziale che consente il controllo del transito è spesso rappresentato da un contatto di stato porta. Questo sensore – sia esso costituito da un contatto magnetico applicato sull’infisso che da uno switch integrato nella serratura elettrica, da un dispositivo di avvenuta rotazione dei bracci in un tornello o dal contatto che rileva il sollevamento dell’asta nel caso di una sbarra automatica – consente di monitorare in tempo reale lo stato della porta (aperta/chiusa) al fine di poter gestire tre funzioni essenziali: l’effrazione, l’avvenuta apertura e l’avvenuta richiusura. In condizioni normali, la porta deve risultare chiusa (contatto di stato chiuso). L’apertura del contatto senza che sia avvenuto il comando di sblocco da parte del Controller è sinonimo di forzatura del varco stesso (segnalazione di allarme). Una volta pilotato il dispositivo di sblocco, entro un certo tempo la porta (battente) deve essere aperta (con- tatto che si apre).

Se non si apre significa che l’utente non accede. Non solo: se la serratura è “a scrocco”, di fatto la porta è rimasta aperta; se, al contrario, è “a ritenuta”, disattivando il comando la porta si richiude automaticamente. Una volta che la porta è stata aperta dall’utente (formalmente è transitato), la stessa deve essere chiusa entro un certo tempo (contatto che torna a chiudersi). Se non si richiude entro il tempo massimo prestabilito, significa che la porta è rimasta aperta (allarme). Nel caso di elettropistoni o serrature analoghe dotate di pistoncini, poi, il controllo del riaccostamento dell’anta consente di pilotare in modo corretto la diseccitazione del dispositivo di sblocco. In altre parole: il dispositivo elettromagnetico deve essere posto nella fase di riposo solo quando si è sicuri che il battente sia ben accostato al telaio per assicurare che i pistoncini, fuoriuscendo, rientrano correttamente nelle proprie sedi. I Controller moderni consentono di programmare singolarmente sia le tre funzioni (effrazione, attesa apertura, attesa chiusura) sia i relativi tempi. Per gestire in modo corretto l’effrazione è consigliabile che lo stato sia “filtrato” per evitare falsi allarmi dovuti a spinte accidentali, colpi di vento ecc. L’apertura, insomma, deve persistere per un certo tempo che può variare in base al tipo d’infisso, ambiente ecc. Per gestire l’avvenuta apertura e richiusura, inoltre, occorre prevedere la programmazione di tempi distinti; in alcuni casi (come cancelli scorrevoli di grandi dimensioni), i tempi di attesa possono essere anche molto lunghi (diversi minuti).

Anomalia, allerta e allarme

Il ciclo di transito può concludersi regolarmente ed entro i tempi programmati oppure in modo errato o improprio. Quando il ciclo si svolge e termina in modo regolare, il Controller si limita a generare il corrispondente evento ed eventualmente a disattivare i comandi ausiliari (interblocco, ciclo in corso, segnalazione, TVCC ecc.). Se, al contrario, il transito non avviene secondo le attese, il Controller deve essere anche in grado di segnalare l’anomalia riscontrata, sia generando un evento appropriato sia richiamando localmente l’attenzione del personale di sorveglianza. In genere, nei sistemi elettronici di controllo accessi, sono gestiti quattro tipi di malfunzionamento: gli errori, le anomalie, gli stati di allerta e gli allarmi.

La segnalazione locale riguarda di solito le condizioni di allarme cioè un’effrazione sul varco, la manomissione o rimozione del lettore o del- lo stesso Controller, una porta lasciata aperta (perché non aperta affatto o non richiusa in tempo) e così via. Il segnalatore, generalmente di tipo ottico e acustico – posizionato in prossimità del varco stesso, lungo un corridoio o nel vicino posto di guardia – viene attivato al momento in cui l’evento si manifesta. I Controller più semplici attivano la segnalazione per un tempo programmabile; quelli più evoluti, oltre a individuare un’eventuale manomissione, gestiscono anche la tacitazione anticipata dell’allarme. La segnalazione, quindi, può durare per l’intero tempo programmato oppure essere tacitata in anticipo attraverso un comando manuale da parte del personale addetto (azione su un pulsante).

 

Quando tutto tace  

Un Controller per accessi non dorme mai. Anche quando il sistema si assopisce perché non vi sono richieste di accessi, l’unità elettronica ha il suo bel da fare. Intanto deve sorvegliare costantemente lo stato del varco: un’eventuale apertura forzata (segnalata dal contatto magnetico) deve essere prontamente rilevata e segnalata. Alla stessa stregua deve rilevare e segnalare eventuali tentativi di manomissioni o asportazioni che potrebbero manifestarsi sui lettori, sulla struttura fisica o altri componenti del varco oppure interessare il Controller stesso. C’è poi la possibilità che, da un momento all’altro, arrivi un comando impartito da un operatore o schedulato a un orario prestabilito - comando che deve essere preso in carico, interpretato, eseguito e registrato. I comandi più usuali riguardano l’apertura manuale, tramite il pulsante posto in prossimità del varco (quasi sempre dal lato uscita) oppure a distanza (reception, posto di sorveglianza ecc.). Entrambi i comandi non agiscono mai direttamente sul dispositivo elettrico di sblocco ma vengono presi in carica dal Controller, veri- ficati ed eseguiti.

Sempre per via manuale, il varco potrebbe essere posto in uno stato di blocco permanente (nessuno è autorizzato a passare), sblocco permanente (passaggio libero a tutti), fuori servizio (non operativo) oppure in emergenza (a seguito dell’azione su un apposito tasto sottovetro). Gli stati di blocco e sblocco, inoltre, potrebbero essere schedulati secondo determinati profili temporali su base settimanale. Questo è utile quando determinate porte, ad esempio, devono restare permanentemente aperte alcuni giorni della settimana negli orari di maggior flusso (dalle ore alle ore) oppure, al contrario, devono essere disabilitate durante le ore notturne. Altri comandi potrebbero giungere da apparati esterni e mettere in uno stato di disabilitazione temporanea il varco, come nel caso in cui è in corso un transito su un altro varco della stessa area controllata (interblocco) oppure si è verificata una particolare condizione che deve impedire l’uso del varco stesso.

Sotto stato di minaccia  

Che cosa succede se, davanti a un’area sensibile con accesso controllato, l’utente si trova in uno stato di costrizione o sotto la minaccia di un’arma? La maggior parte dei Controller in commercio offre la possibilità di gestire situazioni così delicate e rischiose. Innanzitutto l’identificazione in prossimità dei varchi che consentono l’accesso a zone dove sono custoditi valori o informazioni sensibili, deve essere a doppio fattore di riconoscimento (badge + PIN, PIN + impronta biometrica ecc.). In secondo luogo l’utente deve poter comunicare al Controller che si trova in una situazione di rischio. Nella maggior parte dei casi questa comunicazione avviene modificando il codice individuale abbinato al badge e digitato sulla tastierina. In che modo? Al posto del normale codice personale (PIN), lo stesso valore viene incrementato (o decrementato) di un’unità oppure, in alternativa, digitato al contrario o, ancora, sostituito da un codice di emergenza uguale per tutti gli utenti.

Il Controller, rilevato che è in corso una richiesta di accesso sotto stato di costrizione, si comporta come se niente fosse successo e all’apparenza gestisce il ciclo di transito in modo regolare. In realtà attiva subito verso il mondo esterno una segnalazione “discreta” di accesso sotto stato di minaccia (chiusura di un contatto specifico, distinto dalle altre eventuali segnalazioni di allarme), segnalazione che viene presa in carico dal personale addetto alla sicurezza ed eventualmente utilizzata per attivare le opportune contromisure.


Tag:   controllo accessi,   sicurezza,   controller,   varchi,  

pagina precedente