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Ai binari di partenza l’anagrafe dei sistemi di videosorveglianza

07/08/2013

di Valentina Frediani, Avvocato esperto in diritto informatico e privacy

 

Anagrafe dei sistemi di videosorveglianza. Bastano poche parole per cogliere l’ambizione e la portata innovatrice del nuovo progetto della Prefettura presentato lo scorso 11 Aprile nell’ambito della riunione straordinaria del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduto dal prefetto Francesco Tagliente. Nello specifico, si tratta di un archivio creato presso la Prefettura, che – sulla base di una serie di informazioni fornite da soggetti interessati – permette la ricostruzione di una cartografi a puntuale e precisa circa la distribuzione e l’ubicazione delle telecamere di videosorveglianza all’interno dei 39 Comuni della Provincia di Pisa. I dati relativi alle coordinate geografi che degli impianti, una volta essere stati raccolti in forma anonima e fatti confluire all’interno di una mappa georeferenziata, saranno conservati e resi accessibili esclusivamente alle Autorità quali Prefettura, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, affinché possano essere facilmente consultati in caso di necessità dettate da attività investigative o controlli.

 

 

Come si può facilmente intuire, la possibilità di disporre di un’anagrafe aggiornata e precisarappresenta un prezioso vantaggio per le Forze dell’Ordine, le quali potranno eseguire direttamente e in tempo reale gli accertamenti previsti in caso di reati compiuti in presenza dei cosiddetti “guardiani elettronici”, velocizzando notevolmente l’acquisizione delle immagini.

I benefici del progetto saranno riscontrabili anche sul piano delle risorse umane, sinora impegnate in larga misura nella ricerca di telecamere potenzialmente utili alle indagini a seguito di crimini consumati nei luoghi adiacenti a quello del reato. L’esistenza di tale archivio consentirà infatti il reimpiego del personale coinvolto nel processo che, sollevato dall’incarico di verifica “porta a porta”, potrà essere dislocato in maniera più capillare sul territorio e impegnato in attività di prevenzione.

 

In occasione della riunione del Comitato, lo stesso prefetto Tagliente ha ribadito la lungimiranza del progetto affermando che “la disponibilità della mappa degli impianti di settore rappresenterà un vantaggio per le forze di polizia, alle quali sarà offerta l’opportunità di accertare in tempo reale, in caso di reati consumati, la presenza nei luoghi di interesse di occhi elettronici e, in caso positivo, di poter acquisire con maggiore tempestività i relativi supporti visivi. Ciò significherà risparmiare risorse umane, oggi chiamate ad effettuare verifiche porta a porta per sapere se ci sono telecamere utili per le indagini, con la prospettiva del reimpiego degli equipaggi sul territorio e del conseguente potenziamento dell’attività di prevenzione”.

 

Questa mappatura, di cui la Provincia di Pisa è promotrice e precursore, rivela il chiaro intento di coinvolgere nel tempo altre città italiane, ove l’esigenza di sicurezza – sia sul piano pubblico che privato – risulta sempre più sentita.
La questione, tuttavia, risulta meno semplice del previsto soprattutto in relazione agli interrogativi che essa solleva, primo tra tutti quello di capirequante installazioni siano realmente conformi alla normativa privacy ed allo Statuto dei Lavoratori. La messa a norma degli impianti nel rispetto delle leggi vigenti in materia dovrebbe infatti essere la priorità dei titolari degli impianti di videosorveglianza che, in questo modo, non correranno il rischio di fornire immagini raccolte in violazione di legge. Un altro aspetto su cui è necessario fare chiarezza riguarda l’accessibilità di tale archivio all’Ispettorato del lavoro al fine di rilevare eventuali carenze di autorizzazione.

 

Alla luce di quanto esposto sarebbe auspicabile, con una certa urgenza, la redazione di un regolamento che disciplinasse l’accesso all’archivio e l’utilizzo delle immagini, considerando che, nonostante sia stata intrapresa su richiesta dell’Autorità pubblica, l’iniziativa sottende una potenzialità invasiva da non sottovalutare.


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